Martina
Franca, cuore della Valle d'Itria, è situata a
circa 400 metri sul livello del mare, proprio a metà
strada tra le sponde joniche e quelle adriatiche della
Puglia. La data di fondazione di Martina è relativamente
recente. Quando nel 1294 Filippo I d'Angiò divenne
signore del principato di Taranto, elaborò un programma
di pianificazione territoriale che, fra le altre cose,
prevedeva la fondazione del Borgo fortificato di Martina.
Il luogo, che nel 1310 fu indicato per tale fondazione,
non era abitato, bensì totalmente coperto da boschi.
Un luogo decisamente poco ospitale, che fino ad allora
aveva fatto da rifugio per animali selvatici e briganti.
Per favorire il popolamento della nascente Martina, Filippo
d'Angiò si vide costretto a concedere numerosi
privilegi e franchigie a coloro che spontaneamente vi
si fossero stabiliti. Fu così che il borgo assunse
il nome di Martina Franca. Grazie ai numerosi incentivi
ed all'imponente fortificazione di cui fu dotata (alte
mura di cinta, fossati e ben 24 torri) Martina crebbe
e prosperò rapidamente. Nel 1507, la città
perse la sua libertà ed indipendenza, divenendo
feudo, o più precisamente ducato, sotto Petracone
III Caracciolo. L'economia martinese, legata all'agricoltura
ed all'allevamento, crebbe molto in quegli anni. Martina,
infatti, restò immune dal cancro che nei secoli
ha ammorbato l'economia rurale dell'Italia meridionale:
il latifondismo. Il merito va ascritto al diritto di "parietare"
goduto dai martinesi dell'epoca. Tale diritto consisteva
nella possibilità, riconosciuta ai contadini, di
recintare la porzione di terreno da loro lavorata. Il
che, suscitando una ragguardevole parcellizzazione dell'agro
circostante, impediva, di fatto, il sorgere di latifondi.
Nel 1648 l'onda rivoluzionaria, scatenata l'anno precedente
a Napoli da Masaniello, giunse a Martina. Capi della rivolta
furono Colantonio Blasi e Totonno Montanaro detto Capodiferro.
Le iniziali fortune dei rivoltosi, che riuscirono ad ottenere
l'abolizione di molte tasse e gabelle, terminarono non
appena il duca Francesco I col suo esercitò represse
in modo straordinariamente violento le loro iniziative.
I capi fuggirono e Martina fu sottoposta ad un regime
fiscale più duro del precedente. Le cose iniziarono
a cambiare quando, Petracone V divenne duca della città.
Signore meno crudele del suo predecessore, il cui ricordo
resta vivo nei martinesi ai quali lasciò in eredità
lo splendido Palazzo ducale. La costruzione del palazzo,
iniziata nel 1668, coincise con l'alba di una stagione
di rimarchevole intensità culturale, la quale sarebbe
sfociata nel '700 martinese. Lo splendore culturale che
contraddistinse Martina, durante il secolo dei lumi, fu
accompagnato da una serie d'interventi edilizi, che conferirono
alla città (storica) l'aspetto che ancora oggi
conserva. La visita del centro storico di
Martina può iniziare dalla chiesa di S. Antonio,
databile tra il XV e XVI secolo. La facciata che possiamo
ammirare oggi, però, risale all'800 e si presenta
in marcato stile neoclassico. L'interno è diviso
in tre navate. La navata destra conserva la struttura
originaria con volte a crociera, e custodisce i resti
degli affreschi cinquecenteschi. L'altare maggiore è
impreziosito dalla "Madonna delle Grazie fra Santi"
di Leonardantonio Olivieri. Anche gli altari laterali
conservano tele e sculture di pregevole fattura. Accanto
alla chiesa troviamo il convento di S. Maria delle Grazie,
e l'odierna villa comunale, coi suoi pini e lecci. Attraversando
l'Arco di S. Antonio, risalente al 1764, si entra nel
centro storico di Martina. La splendida piazza Roma, contraddistinta
dalla forma triangolare, è sede del Palazzo ducale.
La facciata severa del palazzo presenta un ampio ingresso,
impreziosito da semicolonne laterali, mentre l'arco a
tutto sesto è abbellito da bassorilievi che decorano
la trabeazione. Nell'androne del palazzo si trova una
grande scala che conduce agli appartamenti nobiliari,
la cui entrata principale è costituita da una splendida
porta con decorazioni barocche. Le facciate laterali del
palazzo presentano sontuosi balconi, sostenuti da mensole
barocche. Percorrendo corso Vittorio Emanuele, il "ringo",
si resta incantati dall'incessante susseguirsi di ornamentazioni
che arricchiscono balconi, finestre e portoni, testimoniando,
con vivido slancio, lo splendore ed i fasti del borgo
durante il secolo dei lumi. Giunti a piazza Plebiscito
è possibile osservare la Collegiata di S. Martino,
la torre civica, il Palazzo dell'Università e la
chiesetta di Monte Purgatorio. L'interno di S. Martino
(1747-1775), a croce latina, custodisce numerose opere
d'arte, tra le quali ricordiamo l'altare maggiore, realizzato
con marmi policromi ed affiancato da due sculture marmoree,
raffiguranti la Carità e l'Abbondanza. Nella cappella
del Sacramento, si trova una splendida Ultima Cena custodita
in una pregevolissima cornice di onice rosa. Segnaliamo
anche il fonte battesimale di pregevole fattura. Proseguendo
lungo via Principe Amedeo, invece, è possibile
ammirare alcuni esempi del "barocco civile",
rappresentati da Palazzo Motolese e Palazzo Grassi con
i loro bei portali e le ricche balconate con colonnine
e doccioni. Andando oltre si passa di fronte alla chiesa
di S. Domenico. Spostandosi verso via Conte Ugolino, si
ha la possibilità di visitare l'Ospedaletto, edificio
che, nel '700, era destinato ad ospitare poveri, forestieri,
nonché alla cura del lebbrosi. Di
qui, ci si può addentrare nel Cordonetto, uno splendido
quartiere, formato da viuzze intricate e bianchissime
case di calce. Una passeggiata nella vicina villa de Carmine
consente di godere lo splendido panorama offerto dalla
Valle d'Itria. Nei pressi della villa troviamo la chiesa
della Madonna del Carmine, che al suo interno custodisce
un meraviglioso altare maggiore, in marmi policromi, opera
di maestranze napoletane. Infine, in via Buonarroti, è
possibile visitare la suggestiva cappella di S. Giovanni
dei greci, risalente ad epoca medievale, ed il convento
di S. Maria della Purità o delle Agostiniane.