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Giovedì 07 Agosto 2008 - Ore: 23:04  
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 UN WEEK-END A... CANOSA DI PUGLIA 
Volendo trascorrere qualche fine settimana alla scoperta delle bellezze e dei tesori artistico - archeologici custoditi dalla Puglia, non si può cominciare, in modo migliore, che partendo da Canosa di Puglia. Questo piccolo paese, posto all'estremo confine Nord della Terra di Bari, è fra i più antichi della regione. I primi insediamenti umani nell'area territoriale canosina risalgono, infatti, al neolitico. Nell'antichità la sua storia si legò intimamente a quella di Roma, alla quale rimase assoggettata dal 318 a.C. In età augustea, Canosa rivestì il ruolo di municipio, che però, perse sotto Antonino Pio, il quale la declassò a semplice colonia. Attorno alla metà del VI secolo d.C. la città aveva ormai perso la propria struttura romana. Questi furono gli anni del vescovado di S. Sabino, durante i quali Canosa assunse una morfologia policentrica grazie alla costruzione di diverse basiliche cristiane. Inoltre, l'agglomerato urbano si spostò verso il pendio nord-est del colle del Castello, assumendo l'assetto topografico che poi avrebbe mantenuto durante il medioevo. Alla fine del IX secolo d.C. Canosa, come il resto del Thema di Longobardia, tornò sotto il controllo di Bisanzio ed iniziò a riaffermarsi come centro politico e religioso di rilievo. Tuttavia il prevalente interesse bizantino per le aree costiere, fece sì che Canosa venisse presto condannata ad un ruolo gregario rispetto a Bari. Tuttavia, la definitiva scomparsa di Canosa come centro di rilievo politico e cultuale si ebbe con la fine della dominazione normanno-sveva. La visita della città può partire dalla centrale piazza Vittorio Veneto, dove si trova la Cattedrale dedicata ai Ss. Giovanni e Paolo, caratterizzata da un impianto a croce latina sormontata da cinque cupole. Al suo interno è possibile ammirare le belle colonne verdi di marmo cipollino, il pulpito, sempre di marmo, realizzato dall'arcidiacono Acceptus e lo splendido trono vescovile marmoreo, sorretto da due elefanti, che fu scolpito da Romoaldo per l'arcivescovo Ursone fra il 1079 ed il 1089. Molto suggestiva è, anche, la cripta a tre navate con colonne e capitelli antichi, realizzati con materiale di spoglio. Nel cortile della Cattedrale troviamo il mausoleo di Boemondo. Si tratta di una costruzione a pianta quadrata sormontata da una cupoletta e chiusa da una splendida porta bronzea, realizzata da Ruggero da Melfi. Terminata la visita, si può fare una passeggiata per il parco retrostante la Cattedrale. Si tratta di un vero e proprio lapidario, disseminato di cippi, basi di colonne, capitelli e statue mutile. Terza "tappa obbligata" d'una visita a Canosa è sicuramente il Battistero di S. Giovanni, restaurato attorno alla metà degli anni '80. Questo è sicuramente l'edificio, d'epoca paleocristiana, più bello di Canosa. Fu realizzato durante il vescovado di S. Sabino. Presenta forma decagonale con assi formati dai bracci di una croce greca. All'interno troviamo due colonnati concentrici che attorniano la vasca battesimale. Originariamente, il Battistero faceva parte di un complesso integrato da una chiesa (dedicata al S. Salvatore). I due edifici erano collegati da un atrio a forcipe caratterizzato ed abbellito da bei mosaici pavimentali. Di grande interesse archeologico è l'esposizione del Museo civico: qui troviamo una ricca collezione di iscrizioni, ritratti marmorei, sculture e bassorilievi, lapidi, frammenti di sarcofagi, monete, piccoli bronzi, esempi di ceramica canosina provenienti da corredi funerari ed infine vetri, ceramiche, e gioielli medievali. Il secondo giorno di visita a Canosa, può cominciare con una passeggiata per la via Sabina, caratteristica in quanto tutta adornata da rocchi di colonne e frammenti di sculture antiche. Questo percorso conduce alla fabbrica del Castello. Su quest'area, pare sorgesse la Canosa romana. Particolarmente suggestivo è il lato occidentale, dove sono presenti le mura e le torri in miglior stato di conservazione. Ripercorrendo a ritroso la via Sabina si giunge a piazza Umberto I. Qui, come attestato dalla colonna che sorregge un leoncino-emblema, doveva trovarsi una delle porte d'ingresso alla città medioevale. Nella, non molto distante, via Diaz è consigliabile fermarsi a visitare l'ipogeo Lagrasta, al quale si viene introdotti da un bell'atrio in cui si trovano frammenti di sculture ed un bellissimo mosaico pavimentale. A questo punto, la visita prosegue presso l'area archeologica del Tempio di Giove "Toro", dove spiccano per bellezza il podio del Tempio e le taberne sottostanti al porticato. Nelle vicinanze è possibile ammirare i resti di una domus d'età tiberiana che conserva i suoi mosaici pavimentali e le pareti affrescate. Un po' fuori Canosa troviamo la basilica di S. Leucio, costruita durante il vescovado di S.Sabino, sui resti di un preesistente tempio italico. Anche qui, l'area circostante è ricca di resti archeologici. L'ultima tappa della visita può esser fatta, lasciando Canosa, nel tratto di strada (raggiungibile percorrendo la ss. 98) compreso tra il ponte romano sull'Ofanto, da ammirare per il suo splendido stato di conservazione, e le mura della città. Racchiusi in questo tratto di strada troviamo l'arco di Traiano ed i sepolcreti romani. Lasciando Canosa, resta il ricordo di un luogo ricco di storia e di preziose testimonianze del passato, che finalmente ha iniziato ad acquisire piena coscienza di sé ed a tutelare in modo adeguato le proprie, immense, risorse.


Testo: Nicola Di Molfetta
Foto: Archivio Xenia

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