Circondata
da una grandiosa distesa d'ulivi di tanto in tanto interrotta
da piccoli mandorleti, la città di Bitonto pulsa
tra la murgia e il mare, laddove anticamente scorreva
il torrente Tifilis, il cui placido passaggio resta scolpito
nelle gravine Lamaja.
L'antropizzazione dell'area territoriale bitontina ha
origini antichissime, che si perdono nella storia dei
primi insediamenti peuceti in Puglia.
Come molte altre città della regione, Bitonto ha
vissuto direttamente il susseguirsi di regni e dominazioni,
che nei secoli, hanno reso la Puglia crocevia di razze
e culture. Dapprima fu greca, battezzata Bytontynon. Quindi,
divenne municipio romano. Dell'abitato classico, però,
non restano che rare testimonianze. Tra il 1087 ed il
1097, durante il vescovado di Arnolfo, il nucleo urbano
della cittadina iniziò ad ampliarsi. Le scorribande
saracene tormentavano le campagne limitrofe, e molte famiglie
decisero di trasferirsi nel borgo cittadino, dotato di
cinta muraria con torri a base quadra, tuttora visibile
in alcuni tratti.
In epoca normanna, Bitonto subì un profondo riassetto
urbanistico, basato su un sistema a corti molto razionalizzato,
il cui modello è tutt'oggi rispecchiato dal quartiere
detto "Cicciovizzo". Tipiche strutture d'epoca
normanna furono le parrocchie, costituite da chiesa, casa
del sacerdote, giardino cimiteriale ed altre attrezzature
comunitarie, tutte recintate dal cosiddetto cortilio,
delle quali l'antica S. Leucio resta splendido esempio.
Negli anni della dominazione angioina, Bitonto visse un'imponente
crescita economica. La produzione ed il commercio dell'olio,
attirarono mercanti e denari, grazie ai quali furono realizzate
numerose opere edilizie. S'ebbero, soprattutto, il completamento
della cinta muraria e la fondazione dei conventi di francescani
e domenicani.
Nel 1318 Bitonto subì l'onta dell'infeudamento,
dal quale si liberò due secoli più tardi,
nel 1553, grazie al contributo delle antiche famiglie
e del vescovo Cornelio Musso, che ricomprarono l'indipendenza
pagando 66.000 ducati. La città si dotò
di un governo comunale amministrato dai rappresentanti
del ceto nobile e di quello popolare. La "rinascenza
bitontina", oltre che sul piano politico, si manifestò
anche su quello culturale. Furono questi, infatti, gli
anni della fondazione dell'accademia degli "Infiammati",
e della nascita della scuola pittorica di Carlo Rosa.
Sul finire del XVIII secolo, il governo francese deliberò
la soppressione di molti monasteri bizantini e la ridistribuzione,
delle proprietà e dei demani ecclesiastici. Molti
fondi, situati ai piedi delle Murge, furono così
messi a coltura. La conseguente nascita di una borghesia
agraria fu all'origine del nuovo borgo che si sviluppò
fuori le mura medievali, sul tracciato delle strade che,
dagli antichi conventi extra moenia, convergono verso
Porta Baresana.
Di qui è possibile dare inizio ad un tour di Bitonto,
partendo dalla visita al borgo antico. Attraversando Porta
Baresana ci si immette in Piazza Cavour. Un luogo ricco
di storia. Sulla sinistra si trova la grande torre cilindrica
angioina, sulla destra il cinquecentesco Palazzo Renga,
e nel mezzo risalta la chiesa di S. Gaetano, risalente
al XVII secolo. Il tempio riprende i modelli romani della
controriforma, dotandosi di una sola navata e cappelle
laterali. Vanno apprezzati, al suo interno, il soffitto
dipinto da Carlo rosa e l'altare in pietra leccese custodito
nella prima cappella a destra.
Procedendo lungo via Rogadeo, si incontra la facciata
sinistra di Palazzo Sylos-Calò. Qui, un grande
portone apre l'ingresso in un cortile porticato rinascimentale.
Di seguito, si incontra la chiesa della Confraternita
del Purgatorio, edificio risalente al XVII secolo, il
cui portale è suggestivamente ornato da bassorilievi
raffiguranti scheletri ed anime penitenti. Continuando
lungo questa strada, si attraversano due archi, l'uno
detto del "Catapano", l'altro "Sedile di
S. Anna". Sotto la volta di quest'ultimo, si trova
l'ingresso della chiesa annessa a Palazzo Rogadeo. Il
palazzo settecentesco è divenuto, oggi, sede della
Biblioteca e del museo civico. Imboccando
la strada che si apre sulla destra, si giunge nella Piazza
della Cattedrale. Il tempio, risalente alla metà
del XII secolo, si trova nel cuore del centro storico
bitontino, circondato da antiche architetture come il
seicentesco Palazzo Franco-Spinetti, il settecentesco
Palazzo De Lerma e Palazzo Attili costruito a cavallo
di questi due secoli.
La Cattedrale ha un'elegante facciata, tripartita da lesene,
e ricca di decorazioni. In particolare va ammirato il
portale centrale con animali stilofori che sostengono
l'archivolto, su cui sono scolpite scene d'ispirazione
cristologica. L'edificio è suddiviso in tre navate
con transetto, ed ha tre absidi nascoste dal muro piano.
All'interno, essa c, conserva un antico coro affrescato
ed un pregevole chiostro rinascimentale.
Oppure ci si può dedicare ad un'escursione nella
campagna circostante, ammirando le masserie, i vecchi
frantoi, i resti di casali abbandonati e le piccole chiese
rurali, testimonianze della antica civiltà contadina
di questa terra.