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Giovedì 07 Agosto 2008 - Ore: 23:05  
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 UN WEEK-END A... BITONTO 
Circondata da una grandiosa distesa d'ulivi di tanto in tanto interrotta da piccoli mandorleti, la città di Bitonto pulsa tra la murgia e il mare, laddove anticamente scorreva il torrente Tifilis, il cui placido passaggio resta scolpito nelle gravine Lamaja.
L'antropizzazione dell'area territoriale bitontina ha origini antichissime, che si perdono nella storia dei primi insediamenti peuceti in Puglia.
Come molte altre città della regione, Bitonto ha vissuto direttamente il susseguirsi di regni e dominazioni, che nei secoli, hanno reso la Puglia crocevia di razze e culture. Dapprima fu greca, battezzata Bytontynon. Quindi, divenne municipio romano. Dell'abitato classico, però, non restano che rare testimonianze. Tra il 1087 ed il 1097, durante il vescovado di Arnolfo, il nucleo urbano della cittadina iniziò ad ampliarsi. Le scorribande saracene tormentavano le campagne limitrofe, e molte famiglie decisero di trasferirsi nel borgo cittadino, dotato di cinta muraria con torri a base quadra, tuttora visibile in alcuni tratti.
In epoca normanna, Bitonto subì un profondo riassetto urbanistico, basato su un sistema a corti molto razionalizzato, il cui modello è tutt'oggi rispecchiato dal quartiere detto "Cicciovizzo". Tipiche strutture d'epoca normanna furono le parrocchie, costituite da chiesa, casa del sacerdote, giardino cimiteriale ed altre attrezzature comunitarie, tutte recintate dal cosiddetto cortilio, delle quali l'antica S. Leucio resta splendido esempio. Negli anni della dominazione angioina, Bitonto visse un'imponente crescita economica. La produzione ed il commercio dell'olio, attirarono mercanti e denari, grazie ai quali furono realizzate numerose opere edilizie. S'ebbero, soprattutto, il completamento della cinta muraria e la fondazione dei conventi di francescani e domenicani.
Nel 1318 Bitonto subì l'onta dell'infeudamento, dal quale si liberò due secoli più tardi, nel 1553, grazie al contributo delle antiche famiglie e del vescovo Cornelio Musso, che ricomprarono l'indipendenza pagando 66.000 ducati. La città si dotò di un governo comunale amministrato dai rappresentanti del ceto nobile e di quello popolare. La "rinascenza bitontina", oltre che sul piano politico, si manifestò anche su quello culturale. Furono questi, infatti, gli anni della fondazione dell'accademia degli "Infiammati", e della nascita della scuola pittorica di Carlo Rosa.
Sul finire del XVIII secolo, il governo francese deliberò la soppressione di molti monasteri bizantini e la ridistribuzione, delle proprietà e dei demani ecclesiastici. Molti fondi, situati ai piedi delle Murge, furono così messi a coltura. La conseguente nascita di una borghesia agraria fu all'origine del nuovo borgo che si sviluppò fuori le mura medievali, sul tracciato delle strade che, dagli antichi conventi extra moenia, convergono verso Porta Baresana.
Di qui è possibile dare inizio ad un tour di Bitonto, partendo dalla visita al borgo antico. Attraversando Porta Baresana ci si immette in Piazza Cavour. Un luogo ricco di storia. Sulla sinistra si trova la grande torre cilindrica angioina, sulla destra il cinquecentesco Palazzo Renga, e nel mezzo risalta la chiesa di S. Gaetano, risalente al XVII secolo. Il tempio riprende i modelli romani della controriforma, dotandosi di una sola navata e cappelle laterali. Vanno apprezzati, al suo interno, il soffitto dipinto da Carlo rosa e l'altare in pietra leccese custodito nella prima cappella a destra.
Procedendo lungo via Rogadeo, si incontra la facciata sinistra di Palazzo Sylos-Calò. Qui, un grande portone apre l'ingresso in un cortile porticato rinascimentale. Di seguito, si incontra la chiesa della Confraternita del Purgatorio, edificio risalente al XVII secolo, il cui portale è suggestivamente ornato da bassorilievi raffiguranti scheletri ed anime penitenti. Continuando lungo questa strada, si attraversano due archi, l'uno detto del "Catapano", l'altro "Sedile di S. Anna". Sotto la volta di quest'ultimo, si trova l'ingresso della chiesa annessa a Palazzo Rogadeo. Il palazzo settecentesco è divenuto, oggi, sede della Biblioteca e del museo civico.
Imboccando la strada che si apre sulla destra, si giunge nella Piazza della Cattedrale. Il tempio, risalente alla metà del XII secolo, si trova nel cuore del centro storico bitontino, circondato da antiche architetture come il seicentesco Palazzo Franco-Spinetti, il settecentesco Palazzo De Lerma e Palazzo Attili costruito a cavallo di questi due secoli.
La Cattedrale ha un'elegante facciata, tripartita da lesene, e ricca di decorazioni. In particolare va ammirato il portale centrale con animali stilofori che sostengono l'archivolto, su cui sono scolpite scene d'ispirazione cristologica. L'edificio è suddiviso in tre navate con transetto, ed ha tre absidi nascoste dal muro piano. All'interno, essa c, conserva un antico coro affrescato ed un pregevole chiostro rinascimentale.
Oppure ci si può dedicare ad un'escursione nella campagna circostante, ammirando le masserie, i vecchi frantoi, i resti di casali abbandonati e le piccole chiese rurali, testimonianze della antica civiltà contadina di questa terra.

Testo: Nicola Di Molfetta
Foto: Archivio Xenia

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