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Il
kitesurfing, nuova disciplina sportiva che si
pratica navigando trainati da grandi aquiloni,
sta spopolando sulle spiagge pugliesi. I punti
dove è più facile trovare questi
scatenati appassionati di volo acquatico sono
numerosi grazie all'abbondanza di spiagge lunghe
molti chilometri presenti sui litorali della nostra
regione. Ne citiamo alcune: Alimini (Otranto),
Torre Canne, Pane e Pomodoro (Bari), Litoranea
di Ponente (Barletta), Spiaggia Lunga (Vieste).
Se questa disciplina vi appassiona leggete attentamente
questo articolo e poi rivolgetevi ad una scuola
che vi permetterà, d'estate, di sfrecciare
in acqua con le leggeri ariette tipiche della
bella stagione. Se innamorerete a tal punto di
questo sport, da volervo praticare, i negozi di
windsurf sono ormai ben attrezzati, potrete avere
informazioni più dettagliate sul materiale
da utilizzare per le prime uscite e sulle scuole
di kite presenti nella vostra zona.
Sul finire degli anni ottanta, molti progettisti
di vele da windsurf incominciarono a sviluppare
nuove teorie sul volo sfruttando l'esperienza
maturata nel campo delle tavole a vela. Tanto
alle Hawaii, quanto in Australia e non meno in
Francia, gli esperimenti per realizzare vele/ali
per far saltare veramente in alto piccoli windsurf
si svilupparono contemporaneamente. Ali diverse
erano tagliate in tutti gli angoli della terra,
rigide come ali di deltaplano o morbide come paracaduti
ascensionali, si percorrevano strade diverse inseguendo
l'eterno sogno di Icaro.
Dopo qualche esperimento che faceva assomigliare
queste vele a piccoli deltaplani incernierati
alla tavola, tutti gli sforzi si sono concentrati
sullo stesso concetto: realizzare vele simili
ad ali da parapendio, capaci di trainare il peso
di un uomo e la sua relativa tavola. Il primo
problema da risolvere era derivato dalla necessità
di gestire in acqua le briglie, lunghi cavi che
permettono il controllo dell'aquilone, l'altro
era legato alla difficoltà di far ripartire
in volo questi enormi aquiloni qualora fossero
accidentalmente caduti in acqua. Dopo vari esperimenti
entrambi i problemi sono stati risolti da un brevetto
di proprietà di un'azienda, la Wipika:
quest'ultima ha realizzato la prima ala con struttura
gonfiabile perfettamente ripartente al 100%, capace
di sostenersi in aria ed essere controllabile
grazie a due semplici cavi. Per condurre questa
vela/aquilone a trenta metri di distanza, un tubo
di un metro di lunghezza (del tutto simile al
boma di un windsurf) è collegato ai due
cavi di nylon che lo sostengono, e questo a sua
volta all'atleta che lo conduce.
Lo sport si è sviluppato velocemente ma
in maniera disorganica, ognuno ha seguito le proprie
teorie ed è quindi evidente che le tre
nazioni patrie di questo sport hanno sviluppato
diversi modi di andare. Gli Hawaiani si sono specializzati
maggiormente nei salti e nelle manovre utilizzando
quindi delle tavole molto piccole e poco voluminose,
sullo stile delle piccole tavole da surf da onda;
in Francia si sono sviluppati tavole più
grandi, ora denominate freeride capaci di velocità
maggiori e di un angolo di bolina più stretto,
indicate per lunghe percorrenze; in Australia
molti hanno incominciato ad usare i wakeboard
già usati al traino di motoscafi, manovrabilissimi
ma impossibili da far andare nelle andature portanti
tranne che saltando in aria e facendosi trasportare
dal vento.
Come
spesso accade, queste tendenze grazie al veloce
sviluppo dello sport si sono uniformate, ed in
paio di anni lo sport ha avuto uno sviluppo formidabile,
paragonabile a quello del windsurf nei primi anni
ottanta. Ora tutti usano tutto, e sperimentano
ad ogni uscita nuove tecniche di conduzione e
nuovi materiali. Il windsurf dei primi anni 80
ha avvicinato al mare ed al vento numerosissimi
bagnanti: una tavola sul tetto della propria automobile,
pochi minuti di montaggio e tutto era pronto;
ora il Kitesurfing si pone l'obbiettivo di bissare
il successo superando il windsurf in facilità
di utilizzo ed in praticità. Nello sviluppo
del kite, si è incominciato in varie parti
del mondo a pensare a qualcosa di diverso, qualcosa
che unisse il desiderio innato dell'uomo di volare
con la passione per il mare e per la navigazione,
semplice da montare e da trasportare in uno zaino,
offre la libertà di schizzare sull'acqua
planando con pochissimo vento senza ostacoli per
la vista.
Le prime gare internazionali hanno permesso un
maggior livellamento ed il confronto ha permesso
di fare il punto sulle prestazioni delle attrezzature
ora sempre più vicine ad uno standard tanto
che le aziende che producono ali e tavole più
che modificare i modelli dalla stagione 2000,
in quella 2001 si stanno concentrando sulla sicurezza
e sulla resistenza dei prodotti. Come tutti gli
sport nuovi anche il kitesurfing è circondato
da tanto entusiasmo, ma anche da altrettanti pregiudizi.
Tutto sommato è una cosa piuttosto normale:
pochi conoscono realmente questo nuovo modo di
navigare e di volare, di cui è oggettivamente
facile vedere gli aspetti potenzialmente pericolosi.
Come tutti gli sport estremi, per essere divertente
e non particolarmente pericoloso, è sufficiente
affrontare l'apprendimento del kite con intelligenza
e prudenza.
LE PRECAUZIONI. Per praticare
il kitesurfing non è necessario essere
degli atleti eccellenti nè avere esperienze
di sci nautico o windsurf, è indispensabile
invece saper nuotare ed avere una buona acquaticita';
il resto si impara in poco tempo. E' possibile
fare kitesurfing praticamente ovunque ci siano
acqua e vento: l'acqua può essere quella
di un lago o del mare, e si può iniziare
a planare con appena 6 nodi di vento. E' necessario
però uno spazio sicuro per far volare l'aquilone,
sgombro da ostacoli, privo di alberi, cavi elettrici,
strade, case, aeroporti e altri oggetti pericolosi.
Sono da preferire le spiagge lunghe, perché
le prime volte sarete costretti ad andare sottovento
per puoi risalire a piedi camminando lungo la
spiaggia. Evitare condizioni di vento da mare
o da terra e cercare di mantenere sempre una certa
distanza di sicurezza dai bagnanti. E' meglio
esercitarsi prima a terra con l'aquilone in condizioni
di vento non superiore ai 10 nodi. Approfittate
sempre dell'aiuto di amico o di un compagno per
lanciare e atterrare il kite, ed utilizzate occhiali
da sole per proteggere gli occhi. Guardando sempre
in alto verso l'aquilone, infatti, ci si espone
per lungo tempo ai raggi solari diretti.
L'EQUIPAGGIAMENTO: Il KITE (l'ala ).
Un principiante ha bisogno di un aquilone semplice
da controllare e non eccessivamente potente. L'ala
non deve necessitare di grandi interventi per
permettere subito di volare. Nello specifico meglio
orientarsi verso aquiloni a due cavi, meno prestazionali
dei 4 cavi ma più semplici da condurre.
Quando avrete imparato potrete utilizzare 4 cavi,
forniti spesso in kit insieme ai due cavi. Queste
ali sono dotate di due cavi aggiuntivi che si
uniscono in prossimità del boma e inclinano
l'ala in avanti scaricando quando è necessario
il vento in eccesso. Il problema da risolvere
è la rilanciabilità dell'ala dall'acqua
qualora questa cada: la galleggiabilità
e la rilanciabilità pretendono al 100%
un aquilone con camera d'aria gonfiabili, da escludere
quindi i più potenti e più tecnici
ali a cassoni. Per imparare in fretta è
meglio non esagerare con le misure delle ali,
per condizioni tipicamente italiane tra gli 8
e i 14 nodi preferite misure tra i 9 e i 12 metri
quadrati a seconda del vostro peso corporeo. La
lunghezza dei cavi deve essere attorno ai 30 metri.
Riducendo la lunghezza si rendono il kite troppo
nervosi, al contrario la potenza diventa più
stabile grazie alla maggior quota di volo, ma
l'ala sarà meno controllabile nelle reazioni.
Questi cavi detti in gergo lines sono delle cime
in nylon capaci di sopportare dei carichi superiori
ai 200 kg. È evidente quindi, per la stessa
specifica caratteristica del nylon, che una volta
in trazione possono essere pericolosi perché
estremamente taglienti.
LA
TAVOLA. Premettiamo che utilizzare una
tavola non nata per lo specifico utilizzo da kite
non permetterà un adeguato angolo di bolina
ed quindi non vi permetterà di imparare
ad andare bene in kite. La tavola ideale deve
essere sicuramente facile da manovrare e non molto
tecnica: per un principiante si può partire
da un 6,6" (195 cm.) per i più leggeri
per finire con un 7,2" (220 cm.) per i più
pesanti. Le tavole assomigliano a delle tavole
da surf da onda ma hanno ereditato delle caratteristica
dai windsurf come le straps in cui inserire i
piedi per non essere sbalzati via nei salti e
nelle andature. Si possono attualmente identificare
due tipologie di tavole: quelle freeride più
dritte e lunghe e quelle per i salti e le manovre
più piccole e tondeggianti.
IL TRAPEZIO E GLI ACCESSORI.
Se sul windsurf il trapezio è necessario,
sul kite è a dir poco indispensabile. L'ala
tira in maniera portentosa e senza trapezio sarebbe
impossibile tenerla. Un normale trapezio da windsurf
va più che bene, ma è preferibile
utilizzare un modello basso con le fibie che passano
sotto l'inguine perché la trazione in questo
caso rispetto al windsurf è diretta verso
l'alto. Le cimette per l'ala devono essere comprate
insieme all'aquilone ed è importante sempre
provvedere all'acquisto di due cordoncini per
assicurare il polso al boma e la caviglia alla
tavola. Come si fa comunemente per il surf da
onda.
IL SUCCESSO EUROPEO. Il miglior
margine di successo rispetto al windsurf è
dato dalla facilità con cui si trovano
condizioni ideali di uscita. Infatti con ali di
circa 15 mq. si possono fare dei salti di decine
di metri e lunghi svariati secondi con soli 8
nodi di vento e con acqua piatta. Le condizioni
oceaniche infatti sono poco indicate per lo sviluppo
del kite, per la scarsa attitudine a manovrare
nelle onde. Se le onde diventano veramente grandi
e superano i due metri, un windsurf ha sicuramente
dei margini di manovra più alti e può
sviluppare un potenziale maggiore. Ma il Kite
ha dalla sua la possibilità di attirare
verso gli sport nautici.
Foto: Archivio Xenia
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