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Martedì 06 Gennaio 2009 - Ore: 16:07  
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SPORT & MARE: KITESURFING 

Il kitesurfing, nuova disciplina sportiva che si pratica navigando trainati da grandi aquiloni, sta spopolando sulle spiagge pugliesi. I punti dove è più facile trovare questi scatenati appassionati di volo acquatico sono numerosi grazie all'abbondanza di spiagge lunghe molti chilometri presenti sui litorali della nostra regione. Ne citiamo alcune: Alimini (Otranto), Torre Canne, Pane e Pomodoro (Bari), Litoranea di Ponente (Barletta), Spiaggia Lunga (Vieste). Se questa disciplina vi appassiona leggete attentamente questo articolo e poi rivolgetevi ad una scuola che vi permetterà, d'estate, di sfrecciare in acqua con le leggeri ariette tipiche della bella stagione. Se innamorerete a tal punto di questo sport, da volervo praticare, i negozi di windsurf sono ormai ben attrezzati, potrete avere informazioni più dettagliate sul materiale da utilizzare per le prime uscite e sulle scuole di kite presenti nella vostra zona.
Sul finire degli anni ottanta, molti progettisti di vele da windsurf incominciarono a sviluppare nuove teorie sul volo sfruttando l'esperienza maturata nel campo delle tavole a vela. Tanto alle Hawaii, quanto in Australia e non meno in Francia, gli esperimenti per realizzare vele/ali per far saltare veramente in alto piccoli windsurf si svilupparono contemporaneamente. Ali diverse erano tagliate in tutti gli angoli della terra, rigide come ali di deltaplano o morbide come paracaduti ascensionali, si percorrevano strade diverse inseguendo l'eterno sogno di Icaro.
Dopo qualche esperimento che faceva assomigliare queste vele a piccoli deltaplani incernierati alla tavola, tutti gli sforzi si sono concentrati sullo stesso concetto: realizzare vele simili ad ali da parapendio, capaci di trainare il peso di un uomo e la sua relativa tavola. Il primo problema da risolvere era derivato dalla necessità di gestire in acqua le briglie, lunghi cavi che permettono il controllo dell'aquilone, l'altro era legato alla difficoltà di far ripartire in volo questi enormi aquiloni qualora fossero accidentalmente caduti in acqua. Dopo vari esperimenti entrambi i problemi sono stati risolti da un brevetto di proprietà di un'azienda, la Wipika: quest'ultima ha realizzato la prima ala con struttura gonfiabile perfettamente ripartente al 100%, capace di sostenersi in aria ed essere controllabile grazie a due semplici cavi. Per condurre questa vela/aquilone a trenta metri di distanza, un tubo di un metro di lunghezza (del tutto simile al boma di un windsurf) è collegato ai due cavi di nylon che lo sostengono, e questo a sua volta all'atleta che lo conduce.
Lo sport si è sviluppato velocemente ma in maniera disorganica, ognuno ha seguito le proprie teorie ed è quindi evidente che le tre nazioni patrie di questo sport hanno sviluppato diversi modi di andare. Gli Hawaiani si sono specializzati maggiormente nei salti e nelle manovre utilizzando quindi delle tavole molto piccole e poco voluminose, sullo stile delle piccole tavole da surf da onda; in Francia si sono sviluppati tavole più grandi, ora denominate freeride capaci di velocità maggiori e di un angolo di bolina più stretto, indicate per lunghe percorrenze; in Australia molti hanno incominciato ad usare i wakeboard già usati al traino di motoscafi, manovrabilissimi ma impossibili da far andare nelle andature portanti tranne che saltando in aria e facendosi trasportare dal vento.
Come spesso accade, queste tendenze grazie al veloce sviluppo dello sport si sono uniformate, ed in paio di anni lo sport ha avuto uno sviluppo formidabile, paragonabile a quello del windsurf nei primi anni ottanta. Ora tutti usano tutto, e sperimentano ad ogni uscita nuove tecniche di conduzione e nuovi materiali. Il windsurf dei primi anni 80 ha avvicinato al mare ed al vento numerosissimi bagnanti: una tavola sul tetto della propria automobile, pochi minuti di montaggio e tutto era pronto; ora il Kitesurfing si pone l'obbiettivo di bissare il successo superando il windsurf in facilità di utilizzo ed in praticità. Nello sviluppo del kite, si è incominciato in varie parti del mondo a pensare a qualcosa di diverso, qualcosa che unisse il desiderio innato dell'uomo di volare con la passione per il mare e per la navigazione, semplice da montare e da trasportare in uno zaino, offre la libertà di schizzare sull'acqua planando con pochissimo vento senza ostacoli per la vista.
Le prime gare internazionali hanno permesso un maggior livellamento ed il confronto ha permesso di fare il punto sulle prestazioni delle attrezzature ora sempre più vicine ad uno standard tanto che le aziende che producono ali e tavole più che modificare i modelli dalla stagione 2000, in quella 2001 si stanno concentrando sulla sicurezza e sulla resistenza dei prodotti. Come tutti gli sport nuovi anche il kitesurfing è circondato da tanto entusiasmo, ma anche da altrettanti pregiudizi. Tutto sommato è una cosa piuttosto normale: pochi conoscono realmente questo nuovo modo di navigare e di volare, di cui è oggettivamente facile vedere gli aspetti potenzialmente pericolosi.
Come tutti gli sport estremi, per essere divertente e non particolarmente pericoloso, è sufficiente affrontare l'apprendimento del kite con intelligenza e prudenza.

LE PRECAUZIONI. Per praticare il kitesurfing non è necessario essere degli atleti eccellenti nè avere esperienze di sci nautico o windsurf, è indispensabile invece saper nuotare ed avere una buona acquaticita'; il resto si impara in poco tempo. E' possibile fare kitesurfing praticamente ovunque ci siano acqua e vento: l'acqua può essere quella di un lago o del mare, e si può iniziare a planare con appena 6 nodi di vento. E' necessario però uno spazio sicuro per far volare l'aquilone, sgombro da ostacoli, privo di alberi, cavi elettrici, strade, case, aeroporti e altri oggetti pericolosi. Sono da preferire le spiagge lunghe, perché le prime volte sarete costretti ad andare sottovento per puoi risalire a piedi camminando lungo la spiaggia. Evitare condizioni di vento da mare o da terra e cercare di mantenere sempre una certa distanza di sicurezza dai bagnanti. E' meglio esercitarsi prima a terra con l'aquilone in condizioni di vento non superiore ai 10 nodi. Approfittate sempre dell'aiuto di amico o di un compagno per lanciare e atterrare il kite, ed utilizzate occhiali da sole per proteggere gli occhi. Guardando sempre in alto verso l'aquilone, infatti, ci si espone per lungo tempo ai raggi solari diretti.

L'EQUIPAGGIAMENTO: Il KITE (l'ala ). Un principiante ha bisogno di un aquilone semplice da controllare e non eccessivamente potente. L'ala non deve necessitare di grandi interventi per permettere subito di volare. Nello specifico meglio orientarsi verso aquiloni a due cavi, meno prestazionali dei 4 cavi ma più semplici da condurre. Quando avrete imparato potrete utilizzare 4 cavi, forniti spesso in kit insieme ai due cavi. Queste ali sono dotate di due cavi aggiuntivi che si uniscono in prossimità del boma e inclinano l'ala in avanti scaricando quando è necessario il vento in eccesso. Il problema da risolvere è la rilanciabilità dell'ala dall'acqua qualora questa cada: la galleggiabilità e la rilanciabilità pretendono al 100% un aquilone con camera d'aria gonfiabili, da escludere quindi i più potenti e più tecnici ali a cassoni. Per imparare in fretta è meglio non esagerare con le misure delle ali, per condizioni tipicamente italiane tra gli 8 e i 14 nodi preferite misure tra i 9 e i 12 metri quadrati a seconda del vostro peso corporeo. La lunghezza dei cavi deve essere attorno ai 30 metri. Riducendo la lunghezza si rendono il kite troppo nervosi, al contrario la potenza diventa più stabile grazie alla maggior quota di volo, ma l'ala sarà meno controllabile nelle reazioni. Questi cavi detti in gergo lines sono delle cime in nylon capaci di sopportare dei carichi superiori ai 200 kg. È evidente quindi, per la stessa specifica caratteristica del nylon, che una volta in trazione possono essere pericolosi perché estremamente taglienti.

LA TAVOLA. Premettiamo che utilizzare una tavola non nata per lo specifico utilizzo da kite non permetterà un adeguato angolo di bolina ed quindi non vi permetterà di imparare ad andare bene in kite. La tavola ideale deve essere sicuramente facile da manovrare e non molto tecnica: per un principiante si può partire da un 6,6" (195 cm.) per i più leggeri per finire con un 7,2" (220 cm.) per i più pesanti. Le tavole assomigliano a delle tavole da surf da onda ma hanno ereditato delle caratteristica dai windsurf come le straps in cui inserire i piedi per non essere sbalzati via nei salti e nelle andature. Si possono attualmente identificare due tipologie di tavole: quelle freeride più dritte e lunghe e quelle per i salti e le manovre più piccole e tondeggianti.

IL TRAPEZIO E GLI ACCESSORI. Se sul windsurf il trapezio è necessario, sul kite è a dir poco indispensabile. L'ala tira in maniera portentosa e senza trapezio sarebbe impossibile tenerla. Un normale trapezio da windsurf va più che bene, ma è preferibile utilizzare un modello basso con le fibie che passano sotto l'inguine perché la trazione in questo caso rispetto al windsurf è diretta verso l'alto. Le cimette per l'ala devono essere comprate insieme all'aquilone ed è importante sempre provvedere all'acquisto di due cordoncini per assicurare il polso al boma e la caviglia alla tavola. Come si fa comunemente per il surf da onda.

IL SUCCESSO EUROPEO. Il miglior margine di successo rispetto al windsurf è dato dalla facilità con cui si trovano condizioni ideali di uscita. Infatti con ali di circa 15 mq. si possono fare dei salti di decine di metri e lunghi svariati secondi con soli 8 nodi di vento e con acqua piatta. Le condizioni oceaniche infatti sono poco indicate per lo sviluppo del kite, per la scarsa attitudine a manovrare nelle onde. Se le onde diventano veramente grandi e superano i due metri, un windsurf ha sicuramente dei margini di manovra più alti e può sviluppare un potenziale maggiore. Ma il Kite ha dalla sua la possibilità di attirare verso gli sport nautici.


Foto:
Archivio Xenia

 

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