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PORTO SELVAGGIO

La linea costiera che unisce Porto Cesareo a Gallipoli alterna strisce di sabbia ad una scogliera piatta e bassa ma si alza con la prepotenza improvvisa dei bastioni rocciosi di porto Selvaggio. Se sulle coste sabbiose il mare appare in una diversa tonalità di azzurro per ogni livello di profondità, qui a Porto Selvaggio le fasce di colore scompaiono in un blu notte omogeneo. Le pareti strapiombanti in alcuni punti vi precipitano anche dall'altezza di 40 metri e spariscono sotto le onde per continuare la loro corsa di roccia. Di fronte alla selvaggia e sfrontata aggressione dell'edilizia vacanziera alla costa ionica salentina salta all'occhio lo stato intatto di questi luoghi, ma se la zona è stata risparmiata dalla avanzata del cemento, il merito non è della costa scoscesa, che è comunque presa d'assalto nei periodi di grande affluenza, ma della avvedutezza di una parte della gente salentina che ha riconosciuto il valore naturalistico di questi ambienti e ne ha chiesto a gran voce la salvaguardia. Così nel 1980, con la legge regionale n. 21, nella zona compresa fra la Torre dell'Alto e quella di Uluzzo, è stato istituito il parco naturale attrezzato di Porto Selvaggio evitando l'imminente cementificazione prospettata dai numerosi progetti di lottizzazione già presentati. La zona sottoposta a tutela ricopre una superficie di 424 ettari e ospita ambienti costieri tipici dell'area mediterranea. In cima alla scogliera la terra rossa del Salento ospita cespugli fitti di macchia mediterranea, lentisco, cisto marino, fillirea, rosmarino, timo, tutte specie che si sono adattate all'ambiente marino costiero e riescono a sopportare l'alto tasso di salinità, la forte insolazione nei mesi estivi e i capricci degli elementi in quelli invernali. Dagli anni '50 poi si è aggiunta, per effetto del rimboschimento operato dal corpo forestale dello Stato, una cospicua colonia di pini d'Aleppo, pianta pioniera che attecchisce perfettamente su questi terreni aridi e rocciosi. L'effetto sortito è di quelli che tolgono il fiato, la pineta infatti scende fino al mare e regala un'ombra profumata di resina ai frequentatori di questi luoghi, rimedio infallibile contro la calura che infuoca i pomeriggi dell'Africa salentina. Ma le meraviglie di Porto Selvaggio non si limitano agli ambienti naturali, anche l'uomo ha contribuito con le sue attività al fascino di questi luoghi frequentati sin da tempi lontanissimi. Nella baia di Uluzzo e precisamente nella grotta del cavallo, sono stati rinvenuti manufatti del paleolitico, resti di grandi mammiferi (anche rinoceronti), oggetti recanti graffiti decorativi a soggetto naturalistico o geometrico, tutti reperti che hanno portato la zona all'attenzione degli archeologi che ne hanno riconosciuto la rilevanza internazionale. Ma altri interventi umani caratterizzano in maniera ancora più evidente il paesaggio: le due torri che delimitano il territorio del parco riportano a tempi in cui queste terre erano depredate dai pirati. Ancora scrutano il mare dall'alto delle rocce ripide ma ora, perso il loro valore difensivo, sembrano essere una timida dichiarazione di presenza di chi viveva questi luoghi un tempo dominati da una natura forte, non ancora umiliata.

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