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flora pugliese può vantare oltre 2500 specie
su 5600 che sono diffuse in tutto il territorio nazionale
e che rappresentano la metà del patrimonio della
flora europea. Nei dintorni di Castellaneta, cittadina
in provincia di Taranto, al confine con il territorio
di Laterza, si trova una zona di notevole interesse
archeologico e naturalistico: la Riserva Naturale di
Montecamplo.
Tutta l'area è dominata dalla collina più
alta, Monte S. Trinità (417 metri), nelle cui
immediate vicinanze si sono rinvenute schegge di selce
del paleolitico, asce levigate e frammenti di ceramica
dell'età del Bronzo che testimoniano che Montecamplo
è stata abitata fin dalla preistoria. Stanziamenti
simili di comunità pastorali della Civiltà
Appenninica (1600-1100 a.C.) sono stati individuati
un po' dovunque in Puglia e sono caratterizzati principalmente
da villaggi cintati e da frammenti di vasellame in impasto
nero cosiddetto Buccheroide e cioè decorato da
disegni geometrici con incisioni a crudo, a cotto e
ad intaglio. Nell'età del Ferro (1100-700 a.C.)
Montecamplo viene colonizzata dagli Japigi che utilizzano
le sue colline come difese naturali e innalzano mura
di cinta con spazi per l'allevamento del bestiame e
l'agricoltura e numerosi sepolcri a tumulo di tipo dolmenico.
I pochi tentativi di effettuare scavi sistematici per
costituire un parco archeologico protetto e visitabile
sono stati sempre vani e infruttuosi, lasciando spazio
ai famelici "tombaroli" che hanno fatto lauti
guadagni rivendendo a pseudo-amanti dell'arte preziosi
reperti che avrebbero figurato dignitosamente in un
bel museo.
Fin
dai tempi di Napoleone veniva indicata come "Monte
d'Oro", per la sua inesauribile ricchezza di erbe
aromatiche, il cui uso all'epoca era molto diffuso e
che aveva alimentato una apposita attività economica
dedita al suo sfruttamento (…potrebbe essere ancora
oggi una business idea di tutto rilievo).
La vegetazione presente in quest'area, non priva di
rari endemismi, è un riuscito connubio tra quella
tipica delle gravine e quella delle murge. La formazione
arborea dominante è quella del Fragno che per
il suo spiccato endemismo e per la bellezza del suo
portamento viene spesso indicata come pianta simbolo
della Murgia sud-orientale. Sono presenti anche la Roverella,
il cui legno in passato era usato per ricavarne il carbone,
non è raro ritrovare radure circolari ove erano
presenti le carbonaie, la Quercia Spinosa, il Cerro,
il Leccio e naturalmente il Pino d'Aleppo che si associa
spesso alle specie precedenti. Il Lentisco, le cui ceneri
contenti potassio, erano un tempo usate come fertilizzanti
e per la produzione del sapone nero, e la Fillirea sono
le specie più diffuse nel sottobosco.
I bellissimi esemplari di croco, colchico e ciclamino,
che ravvivano il paesaggio invernale, in primavera cedono
il passo ad una magica esplosione di colori quando non
è difficile ammirare diverse orchidee spontanee
tra cui spicca, per inusitata grazia, l'Orchis italica,
detta Uomo nudo per la forma caratteristica del labello
che assume l'aspetto di una figura umana. Le gialle
ginestre e i candidi biancospini, i cui frutti rossi
sono una vera ghiottoneria per gli uccelli, fanno da
contorno al panorama che spazia dal Golfo di Taranto,
alla vicina Basilicata fino ad intravedere le pendici
del Pollino.
Per arrivare a Montecamplo:
Se si giunge dalla S.S.100 dopo 15 km da Gioia del Colle
seguire le indicazioni per Castellaneta. Percorrendo
l'autostrada A14 uscire a Mottola-San Basilio prendere
per Castellaneta. Arrivati al centro della cittadina,
a destra della piazza principale imboccare Via S.Francesco
e proseguire, superando il convento, seguendo le indicazioni
per il ristorante IL CASONE che costituisce un'ottima
base di partenza per le escursioni.
Per saperne di più:
fai un tour virtuale sul sito web.tiscalinet.it/montecamplo
Testo e foto: Stefano
Martemucci
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