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"Se
volete sentire e capire i racconti delle pietre... a
mezzanotte, al chiaro di luna, spiccate una foglia d'arnoglossa...
spremetela tra il pollice e il mignolo della mano destra
e spalmatene il succo sul vostro orecchio sinistro..."
(L. Pesek, Viaggio di una pietra)
Per comprendere realmente quale importanza o influenza
può avere la storia geologica sull'identità
e lo sviluppo di una intera regione, bisogna soffermarsi
non solo sui meravigliosi paesaggi naturali che ne costituiscono
il patrimonio ambientale, ma anche sul complesso di
fabbriche e di opere che l'uomo è riuscito a
creare nel corso dei secoli, sfruttando sapientemente
le risorse geologiche che lo circondavano. Così,
prima di viaggiare nel tempo attraverso il Quaternario
o il Giurassico, rivediamo per un momento i Castelli
della Puglia, le sue magnifiche Chiese e Cattedrali,
le Masserie fortificate della Murgia, i suoi Trulli
incantati, le strutture simboliche e sepolcrali dei
Dolmen e dei Menhir. Ci renderemo subito conto che esiste
solo un elemento fondamentale che le unisce e le ha
rese vive nel tempo: la pietra calcarea. La Puglia è
costituita, per quasi l'80%, da roccia calcarea e dolomitica
e dalla serie incredibile di varietà che la compongono.
Se vogliamo capire come si è formata questa roccia,
questa "pietra angolare" che dà vita
a manufatti e paesaggi straordinari, che costituisce
il simbolo e l'essenza stessa della nostra regione,
non dobbiamo fare altro che volare nel Mar delle Antille,
ad oltre 10 mila Km di distanza, nell'universo di isole
che formano le Bahamas. Proprio nei Caraibi, magari
non solo in un villaggio turistico, ma alla scoperta
dei banchi corallini, degli arcipelaghi, delle lagune,
delle piane tidali e delle barriere, che si stagliano
nel mare caldo e sottile di quelle latitudini. Ma andiamo
per gradi...
Fase 1.
Nel Giurassico medio ed inferiore, ossia circa 190 milioni
di anni fa, l'Italia non esisteva e la Puglia altrettanto,
almeno così come le vediamo ora. Cominciavano
però a crearsi, in seguito alla spaccatura della
PANGEA (il mega-continente che racchiudeva gran parte
delle terre emerse)alcuni piccoli golfi e mari epi-continentali,
con tutta una serie di isole e di scogliere, molto simili
a quelli che si possono osservare oggi alle Bahamas.
La nostra pietra calcarea ha cominciato a formarsi proprio
in quel tempo lontano e in quel contesto, grazie ad
un insieme di piccoli organismi viventi che sottraevano
all'acqua carbonato di calcio (CaCo3), per costruire
i loro gusci e le loro conchiglie. Alla loro morte,
questi organismi, per lo più bivalvi ed inverterbrati,
si depositavano sul fondo del mare andando ad accumularsi
l'uno sull'altro, cominciando a formare, in tal modo,
i primi strati di sedimento carbonatico, sotto forma
di sabbia e fango. Queste faune, così come i
coralli, possono vivere solo alle latitudini tropicali
ed equatoriali, con un clima caldo e umido ed un mare
basso e trasparente. Ciò vuol dire che nel Giurassico
la Puglia o meglio, il complesso di piattaforme carbonatiche
che la rappresentavano, si trovava molto più
in basso di dov'è attualmente, proprio nella
fascia intertropicale. E' in seguito ai movimenti delle
placche litosferiche, avvenuto circa 65 milioni di anni
fa, che la nostra Puglia ha cominciato a "navigare"
verso Nord, portandosi lentamente nella posizione in
cui oggi la troviamo. Queste piattaforme carbonatiche
e il sistema di ambienti che le costituivano, continuarono
ad accrescersi in modo quasi indisturbato per un tempo
inimmaginabile: 125 milioni di anni! Per fare un paragone
temporale basti pensare che la storia della civiltà
umana è databile appena 10-12 mila anni. La crescita
incredibile di queste strutture è testimoniata
dal fatto che in Puglia, sotto i nostri piedi, si rinvengono
mediamente 2.000 metri di sedimenti calcarei e dolomitici.
Ciò si spiega in quanto, come mostra l'animazione
filmata, l'accrescimento verticale e laterale delle
piattaforme avveniva contemporaneamente al loro sprofondamento
("subsidenza"). Così, mentre gli strati
più antichi si portavano verso il basso, la sedimentazione
continuava indisturbata con la deposizione di nuovi
gusci e fanghi carbonatici che si impilavano sui precedenti,
andando a formare, in tal modo, i colossali "edifici"
sedimentari che oggi possiamo osservare in una delle
tante cave aperte del nostro territorio.
I Dinosauri
Le isole tropicali, le lagune e le piane tidali del
Giurassico e del Cretaceo erano diffusamente frequentate.
Ne abbiamo la certezza, da quando nel 1997, in una cava
di calcare ad Altamura, alcuni appassionati visitatori
hanno scoperto e riconosciuto centinaia di "strane"
impronte fossilizzate nella roccia. Si tratta, ormai
ne siamo certi, di impronte di dinosauri, i terribili
rettili (sauro=rettile, deinòs=terribile) che
hanno abitato il nostro pianeta durante il Triassico,
il Giurassico e il Cretaceo, per oltre 150 milioni di
anni (l'homo "sapiens" lo domina da solo 2
milioni!) I dinosauri che abitarono le piattaforme carbonatiche
della Puglia furono in parte erbivori, grazie alle ricca
vegetazione tropicale che copriva quelle isole ed in
parte carnivori. Forse fu proprio un Brontosauro, di
25 metri di lunghezza, sinuoso e possente, assieme ad
altri membri del suo gruppo, a lasciare le impronte
lungo la battigia, proprio lì, su quella spiaggia
tropicale a sud di Bari, in una mattina di primavera
di 70 milioni di anni fa
Quelle impronte sulla
spiaggia vennero miracolosamente preservate grazie all'essiccamento
rapido dei fanghi carbonatici dovuto al clima sub-tropicale,
e ad una serie di alghe microscopiche che intrappolarono
l'orma, consentendone la conservazione sino ad oggi.
Ma le orme non sarebbero mai giunte sino a noi, se quel
fango calcareo, nel tempo, lentamente ed inesorabilmente,
non fosse divenuto pietra...
Fase 2.
Tempo,
pressione e temperatura. Sono queste le tre variabili
fondamentali che intervengono in tutti i processi e
fenomeni geologici. Queste, le tre variabili che portarono
alla cementazione ("diagenesi)" delle sabbie
e dei fanghi carbonatici, trasformando quei sedimenti
sciolti, nelle pietre calcaree che oggi possiamo osservare
nelle strutture e nei rivestimenti delle opere d'arte
della nostra regione. La temperatura e la pressione,
in particolare, influenzarono le reazioni chimiche,
provocando la dissoluzione dei minerali instabili e
la successiva precipitazione dei cementi che dovevano
legare assieme i granuli microscopici. La pressione,
a sua volta, agì nelle fasi di seppellimento,
comprimendo e costipando i vari strati; il tempo, infine,
garantì imperturbabile, le incredibili trasformazioni
che una roccia abitualmente subisce nel corso della
sua lunga vita. Così, alla fine del Cretaceo,
circa 65 milioni di anni fa, quelle isole tropicali
erano già belle e formate, si trovavano completamente
fuori dall'acqua e con gran parte dei sedimenti trasformati
in roccia calcarea e dolomitica. 65 milioni di anni
fa
è una data fondamentale, una scadenza
agghiacciante! Un gigantesco meteorite, venuto fuori
probabilmente dalla fascia di asteroidi posta tra Marte
e Giove o forse da più lontano, investì
il nostro pianeta, andando a cadere nella zona occupata
oggi dalla penisola dello Yucatan, nel Messico meridionale.
L'impatto fu spaventoso. Gran parte delle specie viventi
fu letteralmente spazzata via dal pianeta nell'arco
di pochi decenni! Assieme a loro, i maestosi dinosauri,
probabilmente le specie animali più grandi che
il nostro pianeta conoscerà mai. Sempre 65 milioni
di anni fa, accadde qualcosa di altrettanto sconvolgente.
Le zolle o placche litosferiche in cui è diviso
il nostro pianeta, cominciarono a muoversi prepotentemente,
come se volessero riaggiustarsi o trovare una posizione
migliore. Tra di esse, la enorme zolla Africana, cominciò
a ruotare in senso antiorario e a spostarsi verso nord,
in direzione dell'Europa e delle numerose piattaforme
carbonatiche che allora costituivano l'Italia. Così,
a partire dall'Oligocene e sino al Pliocene superiore
(50-5 milioni di anni fa), la zolla Africana e la sua
porzione più settentrionale, il cosiddetto Promontorio
Africano, vennero a contatto con la zolla Europea e
le micro-zolle adriatiche, tra cui la Puglia, facendo
sorgere prima le Alpi ed in seguito gli Appennini. La
Puglia non fu direttamente coinvolta come invece il
resto dell'Italia, ma subì comunque fenomeni
di forte "stress" che la portarono a fratturarsi
in più punti e ad assumere una struttura costituita
da enormi gradini. Gli sforzi compressivi del Promontorio
Africano portarono, infatti, a inflettere e a spezzare
i massicci calcarei pugliesi, che cominciarono ad immergersi,
come i gradini di una scala, sotto l'Appennino, in direzione
della Basilicata. Queste grandi fratture coinvolsero
poi il centro della nostra regione che si ribassò,
sempre con una struttura a gradini, tra il Gargano e
le Murge, andando a creare i presupposti per la deposizione
dei sedimenti del Tavoliere delle Puglie, e tra le Murge
e le Serre salentine, andando a formare i sedimenti
della piana brindisina-leccese. La storia geologica
più recente, quella degli ultimi 2-3 milioni
di anni, è stata infine dominata da un sollevamento
regionale diffuso, più spinto nell'area del Gargano
(ancora in sollevamento), rispetto altre aree. La regione
fu soggetta in questo periodo, alle forti oscillazioni
del livello marino causate dalle glaciazioni quaternarie,
che portarono ad una intensa azione di modellamento
costiero, tutt'ora in atto. La storia geologica di oggi,
è storia di tutti i giorni. E' la storia del
carsismo, che ha prodotto le magnifiche Grotte di Castellana,
della Zinzulusa o di S. Croce (Bisceglie). E' la storia
del Pulo di Molfetta, delle Cave di Altamura, delle
Gravine di Laterza, del Promontorio del Gargano e di
decine di posti e paesaggi meravigliosi. Ma è
anche la storia dei dissesti idrogeologici che coinvolgono
buona parte della nostra regione, dal Sub-Appeninno
Dauno, alle cavità antropiche di Canosa di Puglia,
dalle aree alluvionate del salento, alle città
fragili che si trovano lungo la costa o nel Tavoliere
delle Puglie. Ed è una storia che dobbiamo rispettare,
amare, preservare, non solo per noi stessi, ma soprattutto
per le generazioni che un giorno, avranno la fortuna
di abitare questa splendida terra.
Testo: Alfredo Degiovanni
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