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Martedì 06 Gennaio 2009 - Ore: 06:49  
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 GEOLOGIA: PUGLIA, LE BAHAMAS DEI DINOSAURI 

"Se volete sentire e capire i racconti delle pietre... a mezzanotte, al chiaro di luna, spiccate una foglia d'arnoglossa... spremetela tra il pollice e il mignolo della mano destra e spalmatene il succo sul vostro orecchio sinistro..."
(L. Pesek, Viaggio di una pietra)

Per comprendere realmente quale importanza o influenza può avere la storia geologica sull'identità e lo sviluppo di una intera regione, bisogna soffermarsi non solo sui meravigliosi paesaggi naturali che ne costituiscono il patrimonio ambientale, ma anche sul complesso di fabbriche e di opere che l'uomo è riuscito a creare nel corso dei secoli, sfruttando sapientemente le risorse geologiche che lo circondavano. Così, prima di viaggiare nel tempo attraverso il Quaternario o il Giurassico, rivediamo per un momento i Castelli della Puglia, le sue magnifiche Chiese e Cattedrali, le Masserie fortificate della Murgia, i suoi Trulli incantati, le strutture simboliche e sepolcrali dei Dolmen e dei Menhir. Ci renderemo subito conto che esiste solo un elemento fondamentale che le unisce e le ha rese vive nel tempo: la pietra calcarea. La Puglia è costituita, per quasi l'80%, da roccia calcarea e dolomitica e dalla serie incredibile di varietà che la compongono. Se vogliamo capire come si è formata questa roccia, questa "pietra angolare" che dà vita a manufatti e paesaggi straordinari, che costituisce il simbolo e l'essenza stessa della nostra regione, non dobbiamo fare altro che volare nel Mar delle Antille, ad oltre 10 mila Km di distanza, nell'universo di isole che formano le Bahamas. Proprio nei Caraibi, magari non solo in un villaggio turistico, ma alla scoperta dei banchi corallini, degli arcipelaghi, delle lagune, delle piane tidali e delle barriere, che si stagliano nel mare caldo e sottile di quelle latitudini. Ma andiamo per gradi...

Fase 1.
Nel Giurassico medio ed inferiore, ossia circa 190 milioni di anni fa, l'Italia non esisteva e la Puglia altrettanto, almeno così come le vediamo ora. Cominciavano però a crearsi, in seguito alla spaccatura della PANGEA (il mega-continente che racchiudeva gran parte delle terre emerse)alcuni piccoli golfi e mari epi-continentali, con tutta una serie di isole e di scogliere, molto simili a quelli che si possono osservare oggi alle Bahamas. La nostra pietra calcarea ha cominciato a formarsi proprio in quel tempo lontano e in quel contesto, grazie ad un insieme di piccoli organismi viventi che sottraevano all'acqua carbonato di calcio (CaCo3), per costruire i loro gusci e le loro conchiglie. Alla loro morte, questi organismi, per lo più bivalvi ed inverterbrati, si depositavano sul fondo del mare andando ad accumularsi l'uno sull'altro, cominciando a formare, in tal modo, i primi strati di sedimento carbonatico, sotto forma di sabbia e fango. Queste faune, così come i coralli, possono vivere solo alle latitudini tropicali ed equatoriali, con un clima caldo e umido ed un mare basso e trasparente. Ciò vuol dire che nel Giurassico la Puglia o meglio, il complesso di piattaforme carbonatiche che la rappresentavano, si trovava molto più in basso di dov'è attualmente, proprio nella fascia intertropicale. E' in seguito ai movimenti delle placche litosferiche, avvenuto circa 65 milioni di anni fa, che la nostra Puglia ha cominciato a "navigare" verso Nord, portandosi lentamente nella posizione in cui oggi la troviamo. Queste piattaforme carbonatiche e il sistema di ambienti che le costituivano, continuarono ad accrescersi in modo quasi indisturbato per un tempo inimmaginabile: 125 milioni di anni! Per fare un paragone temporale basti pensare che la storia della civiltà umana è databile appena 10-12 mila anni. La crescita incredibile di queste strutture è testimoniata dal fatto che in Puglia, sotto i nostri piedi, si rinvengono mediamente 2.000 metri di sedimenti calcarei e dolomitici. Ciò si spiega in quanto, come mostra l'animazione filmata, l'accrescimento verticale e laterale delle piattaforme avveniva contemporaneamente al loro sprofondamento ("subsidenza"). Così, mentre gli strati più antichi si portavano verso il basso, la sedimentazione continuava indisturbata con la deposizione di nuovi gusci e fanghi carbonatici che si impilavano sui precedenti, andando a formare, in tal modo, i colossali "edifici" sedimentari che oggi possiamo osservare in una delle tante cave aperte del nostro territorio.

I Dinosauri
Le isole tropicali, le lagune e le piane tidali del Giurassico e del Cretaceo erano diffusamente frequentate. Ne abbiamo la certezza, da quando nel 1997, in una cava di calcare ad Altamura, alcuni appassionati visitatori hanno scoperto e riconosciuto centinaia di "strane" impronte fossilizzate nella roccia. Si tratta, ormai ne siamo certi, di impronte di dinosauri, i terribili rettili (sauro=rettile, deinòs=terribile) che hanno abitato il nostro pianeta durante il Triassico, il Giurassico e il Cretaceo, per oltre 150 milioni di anni (l'homo "sapiens" lo domina da solo 2 milioni!) I dinosauri che abitarono le piattaforme carbonatiche della Puglia furono in parte erbivori, grazie alle ricca vegetazione tropicale che copriva quelle isole ed in parte carnivori. Forse fu proprio un Brontosauro, di 25 metri di lunghezza, sinuoso e possente, assieme ad altri membri del suo gruppo, a lasciare le impronte lungo la battigia, proprio lì, su quella spiaggia tropicale a sud di Bari, in una mattina di primavera di 70 milioni di anni fa… Quelle impronte sulla spiaggia vennero miracolosamente preservate grazie all'essiccamento rapido dei fanghi carbonatici dovuto al clima sub-tropicale, e ad una serie di alghe microscopiche che intrappolarono l'orma, consentendone la conservazione sino ad oggi. Ma le orme non sarebbero mai giunte sino a noi, se quel fango calcareo, nel tempo, lentamente ed inesorabilmente, non fosse divenuto pietra...

Fase 2.
Tempo, pressione e temperatura. Sono queste le tre variabili fondamentali che intervengono in tutti i processi e fenomeni geologici. Queste, le tre variabili che portarono alla cementazione ("diagenesi)" delle sabbie e dei fanghi carbonatici, trasformando quei sedimenti sciolti, nelle pietre calcaree che oggi possiamo osservare nelle strutture e nei rivestimenti delle opere d'arte della nostra regione. La temperatura e la pressione, in particolare, influenzarono le reazioni chimiche, provocando la dissoluzione dei minerali instabili e la successiva precipitazione dei cementi che dovevano legare assieme i granuli microscopici. La pressione, a sua volta, agì nelle fasi di seppellimento, comprimendo e costipando i vari strati; il tempo, infine, garantì imperturbabile, le incredibili trasformazioni che una roccia abitualmente subisce nel corso della sua lunga vita. Così, alla fine del Cretaceo, circa 65 milioni di anni fa, quelle isole tropicali erano già belle e formate, si trovavano completamente fuori dall'acqua e con gran parte dei sedimenti trasformati in roccia calcarea e dolomitica. 65 milioni di anni fa… è una data fondamentale, una scadenza agghiacciante! Un gigantesco meteorite, venuto fuori probabilmente dalla fascia di asteroidi posta tra Marte e Giove o forse da più lontano, investì il nostro pianeta, andando a cadere nella zona occupata oggi dalla penisola dello Yucatan, nel Messico meridionale. L'impatto fu spaventoso. Gran parte delle specie viventi fu letteralmente spazzata via dal pianeta nell'arco di pochi decenni! Assieme a loro, i maestosi dinosauri, probabilmente le specie animali più grandi che il nostro pianeta conoscerà mai. Sempre 65 milioni di anni fa, accadde qualcosa di altrettanto sconvolgente. Le zolle o placche litosferiche in cui è diviso il nostro pianeta, cominciarono a muoversi prepotentemente, come se volessero riaggiustarsi o trovare una posizione migliore. Tra di esse, la enorme zolla Africana, cominciò a ruotare in senso antiorario e a spostarsi verso nord, in direzione dell'Europa e delle numerose piattaforme carbonatiche che allora costituivano l'Italia. Così, a partire dall'Oligocene e sino al Pliocene superiore (50-5 milioni di anni fa), la zolla Africana e la sua porzione più settentrionale, il cosiddetto Promontorio Africano, vennero a contatto con la zolla Europea e le micro-zolle adriatiche, tra cui la Puglia, facendo sorgere prima le Alpi ed in seguito gli Appennini. La Puglia non fu direttamente coinvolta come invece il resto dell'Italia, ma subì comunque fenomeni di forte "stress" che la portarono a fratturarsi in più punti e ad assumere una struttura costituita da enormi gradini. Gli sforzi compressivi del Promontorio Africano portarono, infatti, a inflettere e a spezzare i massicci calcarei pugliesi, che cominciarono ad immergersi, come i gradini di una scala, sotto l'Appennino, in direzione della Basilicata. Queste grandi fratture coinvolsero poi il centro della nostra regione che si ribassò, sempre con una struttura a gradini, tra il Gargano e le Murge, andando a creare i presupposti per la deposizione dei sedimenti del Tavoliere delle Puglie, e tra le Murge e le Serre salentine, andando a formare i sedimenti della piana brindisina-leccese. La storia geologica più recente, quella degli ultimi 2-3 milioni di anni, è stata infine dominata da un sollevamento regionale diffuso, più spinto nell'area del Gargano (ancora in sollevamento), rispetto altre aree. La regione fu soggetta in questo periodo, alle forti oscillazioni del livello marino causate dalle glaciazioni quaternarie, che portarono ad una intensa azione di modellamento costiero, tutt'ora in atto. La storia geologica di oggi, è storia di tutti i giorni. E' la storia del carsismo, che ha prodotto le magnifiche Grotte di Castellana, della Zinzulusa o di S. Croce (Bisceglie). E' la storia del Pulo di Molfetta, delle Cave di Altamura, delle Gravine di Laterza, del Promontorio del Gargano e di decine di posti e paesaggi meravigliosi. Ma è anche la storia dei dissesti idrogeologici che coinvolgono buona parte della nostra regione, dal Sub-Appeninno Dauno, alle cavità antropiche di Canosa di Puglia, dalle aree alluvionate del salento, alle città fragili che si trovano lungo la costa o nel Tavoliere delle Puglie. Ed è una storia che dobbiamo rispettare, amare, preservare, non solo per noi stessi, ma soprattutto per le generazioni che un giorno, avranno la fortuna di abitare questa splendida terra.

Testo: Alfredo Degiovanni

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