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Martedì 06 Gennaio 2009 - Ore: 11:13  
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 GEOLOGIA: LA GROTTA DI ZINZULUSA 

La grotta Zinzulusa, situata a meno di un chilometro a sud dalla cittadina di Castro, da secoli, lascia incantati i suoi visitatori. Quando, nel 1793, monsignor Del Duca ne rinvenne l'ingresso, si persuase che quei formidabili giochi scultorei, opera della placida e tormentosa azione erosiva del mare, custodissero l'architettura del tempio di Minerva, eretto, secondo la mitologia, come tributo per il sostegno fornito dalla dea ad Ercole nella sua lotta contro i Giganti. Il potere suggestionante di quest'antro risiede principalmente nella miriade di "zinzuli" che lo decorano e gli impongono il nome. Nel locale dialetto, infatti, gli zinzuli sono gli stracci, e siccome le stalattiti, che pendono sull'ingresso della grotta, rassomigliano a tanti brandelli di stoffa, essa s'è vista attribuire il nome Zinzulusa. L'accesso alla grotta, oltre che per mare, è anche possibile via terra, grazie ad un sentiero ricavato nel fianco della scarpata costiera. La Zinzulusa si estende per più di 150 metri, e recenti studi lasciano supporre che, nelle sue profondità, si celino ulteriori ramificazioni. L'Atrio della grotta è costituito da una falesia, che si staglia a quasi 30 metri sul livello del mare, e che scarica il suo peso sulle paretilaterali di roccia. Qui sono stati rinvenuti i resti di moltissime specie animali, dall'elefante all'orso speleo, testimonianti le varie forme di vita animale che nei secoli vissero in questi luoghi. La grotta, in età preistorica, fu anche frequentata dall'uomo, che abitò sia l'avangrotta, sia la parte più profonda di essa, utilizzando il laghetto interno per attingervi l'acqua. Osservando con attenzione la parete sinistra dell'atrio, è possibile individuare quelli che un tempo furono gli sbocchi di fiumi sotterranei, del tutto simili a quelli che, ancora oggi, a circa 3 metri di profondità, nel tratto di mare antistante, producono delle correnti ascensionali caratterizzate da curiosi giochi di rifrazione, provocati dalle diverse densità dell'acqua salata e di quella dolce che vengono a mescolarsi. Proseguendo dall'Atrio verso il fondo della grotta, si raggiunge il Vestibolo. Qui le esplorazioni hanno consentito di recuperare lame, grattatoi e bulini del paleolitico, nonché ceramiche e vari manufatti in osso, d'età neolitica. Dal Vestibolo, attraverso uno scalone alto 8 metri, si accede alla Conca, una caverna con base ellittica, la cui parte nord degrada in modo brusco in un laghetto d'acque salmastre, dalla superficie di circa 100 mq e profondo 5 metri. Lo spettrale scenario della Conca, si apre al tratto più lungo della Zinzulusa, detto Corridoio delle meraviglie, per merito delle stupende concrezioni calcaree che ne impreziosiscono le pareti. Lungo il corridoio si trovano numerose stalagmiti, battezzate con i nomi più curiosi (Prosciutto, Pulpito, Spada di Damocle, ecc.) per via della loro straordinaria somiglianza con alcuni oggetti. Lungo il corridoio si trova un altro laghetto, chiamato Trabocchetto, e caratterizzato da acque limpidissime. L'ultimo tratto del Corridoio è costituito dalla Cripta, una caverna di piccole dimensioni, ricca di colonne calcaree, la quale introduce al Duomo. Questa caverna, alta ben 25 metri e scavata tra le pareti di roccia tufacea dalle acque sotterranee, presenta una morfologia con caratteristiche cupole da corrosione da condensa. I suoi primi visitatori vi trovarono una quantità abnorme di guano, prodotto dai pipistrelli che abitano la Zinzulusa e che sono i suoi veri padroni. Infatti, dalla primavera all'autunno, varie specie di Rinofilo e Miottero, sfruttano la parte più profonda della grotta per riprodursi ed allevare i loro cuccioli. Infine, dal Duomo è possibile raggiungere il Cocito, un laghetto alimentato dalle acque di un paleo-fiume, dove vivono la Thyphlocaris salentina, una specie di gamberetto privo di occhi e pigmentazioni, e la Spelaeomysis bottazzii, misidaceo dalle antenne poligeminate. Entrambi questi crostacei, hanno milioni d'anni, e non hanno subito alcun processo evolutivo, protetti nella grotta, dai mutamenti subiti dall'ambiente esterno.

Testo: Nicola Di Molfetta
Foto: Daniela Palmitessa

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