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Il
colore dei boschi costieri del Gargano contende il primato
a quello del mare, ma i sentieri ombrosi, fortunatamente
non sono oggetto dello stesso interesse che i villeggianti
riservano alle spiagge, così i boschi sono spesso
una valida alternativa alla ressa rumorosa delle coste.
Attraverso la ferrovia è possibile raggiungerli
nella massima comodità, senza dover affrontare
il traffico estivo e le insidie di un nastro stradale
così panoramico ma allo stesso tempo così
tortuoso.
La strada ferrata che percorre il versante nord del
Gargano, raccordandosi a S.Severo con la linea delle
Ferrovie dello Stato, termina la sua corsa nella baia
di Calenelle. La divide dalla città di Peschici
il Monte Pucci, un'altura coperta di pini e macchia
mediterranea che precipita in mare. In cima alla falesia
calcarea resa abbagliante dal sole del Gargano una torre
di difesa scruta il mare come un tuffatore indeciso,
qui l'Adriatico sfuma al turchese offrendo uno sfondo
perfetto ai pini che si staccano dalla parete verticale.
Le pinete costiere coprono il promontorio per circa
7000 ettari, da Mattinata fino a Peschici, senza soluzione
di continuità. Dalla
stazione di Peschici-Calenelle, capolinea delle "Ferrovie
del Gargano" parte un itinerario che attraversa
le foreste di pini e di querce (roverella e leccio)
della zona compresa fra Vico del Gargano e Peschici.
Si cammina sul crinale del monte Pucci e poi del monte
Stregone lungo un facile sentiero di terra battuta utilizzato
dai pastori e dalla guardia forestale. Il tracciato
è quasi sempre ombreggiato tranne nella parte
del monte Pucci che guarda a Peschici, colpita recentemente
da un incendio. La macchia ha già ricolonizzato
queste zone con cespugli intricati di lentisco, mirto,
fillirea e corbezzolo, ricrescendo forse con maggior
vigore tanto da risultare, in alcuni punti, impenetrabile.
Le salite si alternano alle discese, si attraversano
cancelli rudimentali fatti con rami e filo spinato.
Nella parte più alta la pineta cede il passo
ad un querceto misto di lecci e roverelle che spesso
raggiungono grandi dimensioni come nel caso dei due
esemplari che si incontrano in prossimità della
casa Seppeseppe, un'inquietante costruzione di colore
rosa dalle insolite forme acute. Infine si attraversa
la Valle Santiago che ci porta sulla statale 528 in
località "il parchetto", qui sorge
una grande masseria presso la quale ci si può
fermare per riposare prima di ritornare alla stazione
di Peschici per lo stesso sentiero.
Il percorso
Attraversato
lo spiazzo antistante la stazione, si percorre la strada
asfaltata per un breve tratto in direzione Peschici
poi, sul lato destro della strada, si imbocca un cancello
che porta direttamente nella pineta. Piegando subito
sulla sinistra ci appare una costruzione rurale che
sorveglia una radura. La direzione è quella.
Raggiunta la costruzione, dopo aver superato la salita
che vi conduce, si prosegue nella fitta pineta fino
alla sommità del monte Pucci. Scendendo sull'altro
versante, quello che guarda Peschici, si incontra un
sentiero che ritorna sul crinale del monte e scorre
fra fitti cespugli di lentisco. Il sentiero entra finalmente
nella pineta. Arrivati ad una biforcazione netta (l'unica
dell'itinerario) prendere a sinistra e poi subito a
destra in coerenza con la direzione di marcia. Più
avanti il sentiero si congiunge con una strada in cemento
che porta, in località Croci, ad un piccolo gruppo
di case e villette, ma superato questo tratto ritorna
ad immergersi nella foresta. Si incontrano due cancelli,
dopo il secondo, totalmente isolata, appare la casa
Seppeseppe, una strana costruzione dai colori accesi.
Si prosegue e la pineta lascia il posto a piccoli boschi
cedui di leccio e roverella. Man mano che ci si avvicina
alla strada appaiono masserie destinate per lo più
al ricovero del bestiame, infine attraversata la valle
Santiago si raggiunge la S.S. 528 (km 14,5) e oltre
la strada la grande masseria "Il Parchetto".
Questo sentiero attraversa la foresta Umbra e termina
a Mattinata per cui per ritornare alla stazione di Peschici
Calenelle bisognerà rifare il tratto già
percorso.
Testo e foto: Peppe Allegretta
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