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La
produzione di olio italiano è nota nel mondo, per la
qualità che lo contraddistingue. Un olio chiaro dal
gusto fruttato che trova radici profonde nella millenaria
produzione pugliese. La specie di oliva che si coltiva
prevalentemente nel territorio nord barese è quella
della varietà "coratina", che giunge alla giusta maturazione
nel periodo che va da metà novembre a fine dicembre.
In questo periodo, girando per le strade di Bitonto,
Corato, Cerignola, Ruvo e soprattutto Andria, si avverte
un profumo particolare diffuso nell’aria : è il fresco
profumo delle olive appena frante. Perchè l'olio arrivi
sulle nostre tavole conservando tutte le sue prorpietà
è importante che segua una fase di lavorazione idonea.
Perchè questo avvenga il ruolo fondamentale lo riveste
la fase di spremitura, ruolo che i tradizionali frantoi
pugliesi hanno conservato inalterata negli anni. Esistono
infatti, due tipi di frantoi: il "tradizionale" e il
"continuo" (o moderno). Appena
giunte in un "frantoio tradizionale", le olive vengono
raccolte, alla rinfusa, in uno spazio attiguo. Da qui
vengono incanalate in un nastro trasportatore che le
riversa in una specie di vasca, chiamata "molazza":
quest’ultima è fatta da una ruota di granito di oltre
2,5 metri di diametro, fissata orizzontalmente su piedi
d’acciaio. Su di essa girano costantemente, attorno
ad un perno, altre tre o quattro ruote più piccole,
sempre di granito. Le pareti della vasca sono di acciaio.
Qui le olive, defogliate, vengono frantumate per circa
10-15 minuti. La pasta che se ne ricava si versa poi
in un’altra vasca più piccola di acciaio, contenente
grosse eliche che hanno il compito di mescolare costantemente
la pasta. Intanto attraverso un condotto la pasta viene
riversata in giuste quantità su dei tappeti circolari
detti "fiscoli". I fiscoli oggi sono fatti con fibre
sintetiche. A questo punto un operaio prende i fiscoli
e li incolonna su di un carrello che viene poi sistemato,
a spinta, in una pressa. Quando viene azionato il pistone
sottostante il carrello viene spinto in alto e i fiscoli,
carichi di pasta, vengono pressati contro la parete
superiore della pressa. Dopo 10/15 minuti di pressione
i fiscoli perdono il carico d’olio di cui sono imperniati.
L’olio così ottenuto, viene fatto scivolare in apposite
vasche per essere separato dall’acqua e da altre impurità.
Un primo filtraggio avviene travasando l’olio in una
vasca d’acciaio, scossa da potenti vibratori e dotata
di millimetrici fori in modo da trattenere le impurità
più grosse (pezzi di noccioli e fango). A
questo punto l’olio è pronto per essere mandato nei
"separatori". I separatori sono macchine che, sfruttando
il principio fisico della "forza centrifuga"riescono
a separare perfetamente l’olio dall’acqua: la miscela
di olio ed acqua viene incanalata in un serbatoio che
ruota a velocità elevatissima (fino a circa 5000 giri
al minuto). A queste condizioni l’acqua che è più leggera
dell’olio, viene proiettata sulle pareti perimetrali
del serbatoio e raccolta in appositi tubi di scarico,
l’olio invece, più pesante, defluisce attraverso fori
più centrali, e raccolto in serbatoi d’acciaio. "L’olio
extravergine"così ottenuto deve essere conservato in
luoghi freschi ed asciutti e possibilmente bui. Intanto
i fiscoli ormai asciutti, vengono sfilati ad uno ad
uno dal carrello (che è stato fatto scendere dalla pressa),
e passati in una macchina detta "fiscola-trice" che
li pulisce dalla pasta ormai secca, mentre i fiscoli
ricominciano un nuovo ciclo. L’olio extravergine prodotto
da un "frantoio tradizionale"è lavorato a freddo perciò
mantiene inalterate tutte le sue migliori qualità.
Testo: Sabino Miccoli
Foto: Sabino Miccoli |