Il
formaggio che più si lega con la tradizione e
con gli usi e i costumi della pastorizia pugliese, è
il canestrato. Formaggio che prende il nome dalla forma
dei canestri di giunco che i pastori inpagliavano durante
la transumanza del bestiame. La zona di origine di questo
tipico formaggio è infatti la Capitanata, terra
in cui la tradizione della transumanza dei pastori è
rimasta per secoli immutata. La particolarità
sta nel fatto che il formaggio, grazie alle basse temperature
della cottura, poteva essere realizzato anche durante
il viaggio di transumanza. Si ottiene da latte ovino
crudo di due mungiture, riscaldato a 37 gradi e addizionato
con caglio liquido: trascorsi circa 20 minuti ed eseguita
la rottura del caglio si porta ad una cottura ad una
temperatura di circa 40 gradi, quindi viene posto a
riposare nei canestri realizzati dai pastori, passato
a mano, scottata con l'immersione nel siero bollente
e salata con sale marino grosso trasportato per l'uso
dalla saline di Margherita di savoia. La stagionatura
può arrivare a dieci mesi ed i posti della stessa
stagionatura sono per lo più grotte naturali
della Capitanata. I pastori più esperti trattavano
poi la forma con bagni di olio di oliva per donare l'aspetto
dorato alla crosta. Il sapore è piccante e la
consistenza è dura ma non particolarmente compatta,
sono infatti frequenti delle occhiature e dei fori nella
pasta. L'utilizzo maggiore viene fatto per insaporire
la pasta e per arricchire piatti tipici della tradizione
gastronomica pugliese.
Caglio: liquido di vitello e di agnello
Crosta: compatta, dura e rugosa dall'aspetto
giallastro
Pasta: friabile, consistente e non uniforme
Dimensioni: da 2 a 15 kg.
Territorio: Capitanata
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