|
La
Puglia detiene una radicata vocazione enogastronomia,
che sostenuta da generazioni, oggi costituisce un patrimonio
di inestimabile valore. Per nulla scalfita da nuove
consuetudini, le antiche ricette si mantengono ben salde
sulle nostre tavole riproponendosi puntualmente nei
giorni di festa.
I quaderni, con le antiche ricette della nonna sono
tirati fuori dai cassetti e diventano protagonisti assoluti
durante i preparativi di pranzi e cenoni.
Cartellate, pettole, mostaccioli, struffoli, ecco i
nomi di alcuni dolci più comuni con varianti
a seconda del paese pugliese in cui sono fatti.
Alla base della ricetta troviamo ingredienti semplici
e poveri: farina, zucchero, Vincotto,
mandorle, buccia di limone o arancia per profumare l'impasto,
ma il risultato è un dolce carico di tradizione.
Le cartellate o carteddate, forse il più tipico
dolce pugliese legato alla ricorrenza natalizia, sono
leggerissime frittelle di sfoglia sottile a base di
farina, acqua, vino bianco e olio. La sua preparazione
necessita di molta cura se si vuole ottenere un prodotto
squisito. Tirata la sfoglia, si ricavano tante strisce
che saranno pizzicate con le dita in modo tale da unire
i corrispettivi lembi per tutta la lunghezza, si arrotola
la striscia su se stessa a spirale formando la classica
"rosetta". Come vuole la tradizione i dolci
si lasciano dorare e gonfiare nell'olio "nuovo"
e ancora calde si immergono per poco tempo, secondo
le preferenze, nel miele bollente e filante o nel Vincotto
di uva o di fichi. I dolci si possono gustare con il
moscato di Trani, se le cartellate sono insaporite con
il miele, o con vini dal gusto più deciso se
le cartellate sono insaporite con il Vincotto.
In realtà, esistono anche altre versioni di coperture
che utilizzano lo zucchero vanigliato, le gelatine,
cannella, pinoli e mandorle abbrustolite. La varietà
deriva non solo dalle usanze locali, ma anche dal gusto
della famiglia "depositaria" della ricetta.
Tale varietà di copertura, permette di ampliare
la scelta dei vini. E' grazie alle monache, se la ricetta
è stata custodita nei secoli e il dolce diffuso
tra le famiglie pugliesi.Infatti, le cartellate, insieme
ad altri dolci, erano offerti nelle giornate di festa
alle famiglie che si erano mostrate più generose
nelle donazioni durante l'anno. Questo è un dolce
tipicamente mediterraneo, probabilmente giunto in Puglia
grazie agli spagnoli o agli arabi, con testimonianze
anche nei suk marocchini. Per alcuni, il nome deriva
dal latino "cartellus", canestro, per altri
dal verbo incartocciare, per il popolo incartellare,
o addirittura dal siciliano "cartedda", canestro.
Un'altra credenza vuole che le strisce di pasta, sarebbero
servite per avvolgere Gesù Bambino. Comunque
sia la cartellata e il Vincotto
sono il simbolo più dolce del nostro Natale.
Nell'ambito della tradizione dolciaria, l'impiego della
mandorla, della quale la puglia un tempo era produttrice
regina, è estremamente vasto.
Paste, dolcetti di mandorle, torroni sono una presenza
costante in tutto il territorio, ma tipico del nord
barese è il Mandorlaccio. Miele, uova, burro
e mandorle di Puglia. Niente farina. La ricetta è
antichissima, la prima elaborazione di cui si hanno
notizie risale a circa mille anni fa quando si descrive
la "focaccia di mandorle". Secondo tradizione,
il mandorlaccio si preparava in casa e la triturazione
delle mandorle avveniva l'8 dicembre, giorno dell'immacolata.
Verso la prima metà del 1900, il dolce natalizio
è stato sostituito con prodotti più "alla
moda" a base di pasta lievitata provenienti dal
nord italia, il panettone e il pandoro. Oggi la riscoperta
dell'antico dolce è dovuta a un consorzio di
valorizzazione del prodotto che ha istituito anche una
scuola di formazione per pasticceri dove insegnano la
preparazione del mandorlaccio secondo la classica ricetta
con una lieve modifica. L'aggiunta di una copertura
a base di cioccolato bianco.
I Mostaccioli o Mustazzueli sono un altro esempio dolciario
che utilizza le mandorle oltre a farina, zucchero, Vincotto
o cotto di fichi. Il nome è molto antico e sembra
derivare dal latino Mustaceus, termine utilizzato per
indicare un dolce particolarmente diffuso a base di
mosto. 
Le antiche radici sono documentate anche dal proverbio
"laureolam in mustaceo quaerere" che vuol
dire "cercar gloria in un mostacciolo" ovvero
in qualcosa di frivolo. I testi descrivono i Mustaceus
come delle focaccine a base di alloro e vino dolce che
le cuoche romane preparavano come augurio di buon viaggio
per i familiari in partenza. Ma le usanze e le tradizioni
gastronomiche locali hanno, nel tempo modificato la
ricetta originale personalizzandola e arricchendola
di connotati locali, così nella ricetta prettamente
pugliese troviamo le mandorle, il mosto d'uva o il cotto
di fichi. Il procedimento per la preparazione dei biscotti
ha inizio con la triturazione delle mandorle, la granella
è, poi, mescolata con la farina, amalgamata con
uno sciroppo di zucchero e acqua, uovo, cannella e il
Vincotto
o cotto di fichi, si modella la pasta dando ai biscotti
una forma romboidale, si infornano i biscotti per pochi
minuti e a cottura ultimata si ricoprono con cioccolata
calda o con lo zucchero a velo.
In altri tempi tutto era rigorosamente fatto a mano,
preparare i menù era un rituale che coinvolgeva
la famiglia intera, ammantando di un significato quasi
sacro anche questo momento decisamente profano. L'abbondanza
natalizia era di buon augurio, visto che durante tutto
il resto dell'anno il menù variava di poco
Insomma che dire! la tradizione culinaria pugliese non
indica solo l'atto di cucinare, ma è ricca di
valenze simboliche che attraverso il rito della preparazione
si trasferiscono magicamente al composto. La pietanza
diventa cosi un veicolo di significati, simboli e auguri.
Testo: Antonio Giangrasso
Foto: Archivio Xenia
|