| La
tradizione gastronomica carnevalesca vuole che durante
le feste si preparino dolci, veloci e poco costosi,
da offrire alla moltitudine di persone che partecipa
ai festeggiamenti, ma che siano anche stuzzicanti frivoli
e …decisamente grassi cioè fritti, perché
lo zucchero caramellato e dorato dall’olio ad
alta temperatura, trasforma anche il più semplice
impasto in qualcosa di irresistibilmente stuzzicante
e profumato
Portabandiera di quest’usanza sono i dolci preparati,
quasi sempre, con una pasta fatta dorare e gonfiare
nell’olio o nello strutto caldissimo. Spesso,
la pasta a base di farina bianca, uova, burro, zucchero
a velo, nasconde e accoglie deliziosi ripieni, profumati
con scorzette di limone, arancia e cannella.
Le forme dei dolci, sono delle più varie: quadrate,
tonde, a palline, a ciambella e ricoperte con zucchero
a velo, semolato, con zuccherini colorati e cosi via.
In questi giorni, regine delle nostre tavole sono le
frittelle, dolci tentratrici, a base di farina, latte,
lievito rum e aroma di vaniglia, tuffate nell’olio
appena fumante, ma troviamo anche la Cicerchiata, un
delizioso dolce a forma di ciambella composto da dadini
ricavati da un impasto a base di uova e legati da uno
sciroppo di miele e mandorle rallegrato da pallini di
zucchero multicolore, o le Chiacchiere composte da una
croccante sfoglia di burro uova e farina che si fanno
inturgidire nello strutto ben caldo e che si imbiancano
con un impalpabile zucchero a velo.
Tipici
dell’area garganica sono le “pruprète”,
taralli dolci che un tempo si usava preparare in occasione
dei matrimoni. Ciascun invitato, infatti, aveva na cocche
de puprète cioè due ciambelle da conservare
in un ampio fazzoletto. Oggi, invece, si usa infilarli
al braccio destro, a carnevale e regalare ad amici e
parenti
Nella
zona di Putignano, molte ricette carnevalesche, utilizzano
la Farinella, alimento di origine contadina, che veniva
preparato pestando in un mortaio orzo, ceci neri e bianchi.
Oggi la farinella si accosta a noci, zucchero, cannella,
buccia d’arancia e limone, mescolando i quali
si ottiene un impasto consistente che può essere
modellato in varie forme e decorato…insomma una
vera "festa del ventre e degli occhi” come
illuminati scrittori definirono il carnevale.
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