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Martedì 06 Gennaio 2009 - Ore: 03:04  
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La Montagna Sacra
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  LA MONTAGNA SACRA: LAMA VOLARA - SAN LEONARDO 

Andando da Foggia verso il mare, in prossimità di Manfredonia si resta affascinati dal paesaggio aperto e brullo del primo terrazzo garganico, e passando davanti all'edificio in abbandono del convento si rischia di non accorgersi di quello che è un gioiello dell'architettura romanica pugliese: la chiesa abbaziale di San Leonardo di Lama Volara. Ci si ferma attirati dal colore del miele della pietra e subito si resta incantati dalla forma e dalle dimensioni preziose dello scrigno. Quello che ci viene incontro dopo il cancello è il fianco sinistro, con il tetto di pietra sormontato da due cupole ottagonali, il ricchissimo portale che ne fa la vera facciata, le quattro monofore, con la prima a sinistra chiusa da un merletto di pietra, Il portale è incorniciato da un protiro impostato su due grifi che poggiano su due colonne sostenute da leoni. Gli stipiti, affiancati da due colonnine, sono sormontati da due splendidi capitelli figurati ad altorilievo che portano a sinistra il "Pellegrino al Gargano", a destra "I re magi". Una larga fascia a ricami vegetali che avvolgono figure zoomorfe ricopre gli stipiti, l'arco e la lunetta, entro cui è racchiuso un Cristo in mandorla. Colpiti da tanta ricchezza, si è quasi contenti della semplicità del resto: la facciata principale con il portale che appare spoglio nella sua essenzialità; il fianco destro con le sue bifore; e le tre absidi. In quella centrale, con una finestra centinata, una bella fascia ornamentale e delle sculture purtroppo mutilate, si può leggere la firma di Guilielmus sacerdos, sotto la cui guida lavorarono gli artigiani locali a cui si devono gli altorilievi, i merletti scolpiti, i capitelli e le figure che adornano la chiesa. Se può stupirci trovare una simile gemma solitaria su quella ondulazione pietrosa che sembra un altipiano, non ci sorprende apprendere che ha un passato importante. La fondarono verso la fine dell'XI secolo i Canonici Regolari di Sant'Agostino, che venivano dal monastero francese di San Leonardo presso Limoges, per dare ospitalità ai pellegrini che si recavano a Monte Sant'Angelo. Conobbe grande prosperità ma poi decadde, e nel 1261 papa Alessandro IV la affidò ai Cavalieri Teutonici, che la restaurarono, la fecero decorare con lo splendore che ancora ci colpisce, e vi costruirono accanto un ospedale, di cui si possono vedere i ruderi, per i crociati che tornavano feriti e ammalati dalla Terra Santa. I cavalieri dal mantello bianco con la croce nera la tennero fino al '400 e poi la chiesa divenne Abbazia Concistoriale e fu data in commenda a vari cardinali. Dal 600 fu affidata ai Francescani, e nel 1810 fu soppressa da Giocchino Murat e lasciata in abbandono, finché nel 1950 fu finalmente restaurata e riaperta al culto; e da qui oggi i pellegrini che vengono da Sud cominciano il loro giro dei santuari del Gargano. L'interno semplice, a tre navate con volta a cupole nella centrale e a semibotte nelle laterali, conserva nell'abside delle tracce di affreschi duecenteschi. Sul primo altare a destra c'è ora solo la riproduzione fotografica di un monumentale Crocifisso ligneo che dopo il restauro eseguito nel 1957 viene conservato nella cattedrale di Manfredonia. Scolpita e dipinta alla fine del XIII secolo da un intagliatore daunio, l'opera riveste notevole importanza nella storia dell'arte perché esemplifica il momento del passaggio fra il mondo delle icone con pittura e tecniche orientali e quello delle sculture nordiche che in Puglia furono introdotte da normanni e svevi. Inatteso e suggestivo come lo scrigno dell'abbazia, il 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, un raggio di sole penetra al suo interno attraverso un rosoncino a 11 petali nella volta centrale, a segnare l'ingresso del sole nel Cancro. A mezzogiorno una rosa di luce si disegna nel punto di intersezione fra l'asse del portale laterale e la linea che congiunge i due pilastri che separano la navata centrale da quella sinistra. Nella simbologia sole-luce, che nella tradizione medievale vedeva il Cristo associato al sole, la corona luminosa, scendendo a terra, simboleggia la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel cenacolo nel giorno della Pentecoste.

Testo: Stefano Tatullo
Foto: Angelo Antelmi

 

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