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La Montagna Sacra
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LA MONTAGNA SACRA: INCORONATA 

Una notte di fine aprile del 1001, il conte di Ariano Irpino sognò di fare una caccia copiosa di selvaggina nel bosco di Cervaro, vicino l'odierna Foggia, e traendo buoni auspici dal sogno, si mise subito in viaggio. L'ultimo sabato del mese, durante una battuta alle prime luci dell'alba, il conte ferì un daino che però nonostante sanguinasse riuscì a fuggire. L'uomo lo inseguì e poco dopo lo trovò inginocchiato ai piedi di una grande quercia. Si avvicinò per prenderlo, ma quando fu sotto la quercia l'albero fu avvolto da una luce abbagliante e da "lampi di fuoco" che sembravano bruciarla. Quella stessa mattina anche Strazzacappa, un pastore del luogo, aveva perso due buoi nel bosco. Anch'egli li ritrovò sotto la quercia, e quando si avvicinò per prenderli fu come il conte folgorato dal grande bagliore, e si ritrasse smarrito. Mentre i due uomini erano in preda allo stupore, una voce si alzò dalla luce. "Non abbiate paura," disse, "io sono Maria, la Madre di Dio. Desidero qui una cappella in mio onore, e io la renderò famosa per le grazie concesse a quanti mi invocheranno con cuore sincero di figli. Pregatemi dunque dinanzi a questa immagine." Quando la voce cessò, anche il bagliore che avvolgeva la quercia scomparve, e fra i rami dell'albero il conte e Strazzacappa videro una Madonna Nera con il Bambino Gesù sulle ginocchia. Quella stessa notte una schiera di angeli e santi scesero nel bosco in una cavalcata celeste e incoronarono la statua che da allora fu conosciuta come Madonna Incoronata, così come il luogo divenne il bosco dell'Incoronata. Dopo l'apparizione il conte di Ariano se ne ritornò nelle sue terre, e qualche tempo dopo si ammalò gravemente. Strazzacappa, invece, per devozione alla Madonna mise dell'olio nella "caldarella", la pentola di rame che usava per cuocere il cibo, e con uno stoppino ne fece una lampada votiva che appese ai rami della quercia. E fu testimone di un secondo prodigio. La fiamma della "caldarella" arse per giorni e mesi senza consumare l'olio. I pellegrini che già venivano in gran numero a pregare la Madonna si unsero allora con l'olio miracoloso e molti di essi che avevano chiesto la grazia furono guariti nel corpo e nell'anima. Il conte di Ariano, ormai in fin di vita, venne a sapere delle proprietà miracolose dell'olio; allora si unse anche lui, e in un istante risanò completamente. Questa volta non mancò di ringraziare la Vergine per il miracolo e sul luogo dell'apparizione fece erigere la prima cappella su cui poi sorgeranno gli edifici che diventeranno il grande e moderno santuario di oggi. La leggenda dell'Incoronata, come si vede, segue uno schema comune a quelle dei santuari garganici. Come la "Sipontina", inoltre, essa è una statua lignea di stile bizantino, di quelle scolpite o dipinte che i monaci basiliani portarono e nascosero in Puglia ai tempi della persecuzione iconoclasta; e come queste ha sulle ginocchia un Bambino Gesù che farà dare loro l'appellativo di Odigitria, "Colei che mostra la via". La statuetta del Bambino dell'Incoronata andò però presto dispersa, insieme alle braccia della Madonna, e mentre queste furono sostituite fin dall'antichità, un nuovo Bambino, anch'esso di legno scuro, è stato posto sul grembo materno il 24 maggio del 1987 da papa Giovanni Paolo II. Di anno in anno viene anche sostituito l'abito riccamente ricamato della Madonna, che il mercoledì precedente l'ultimo sabato d'aprile, giorno della festa dell'Incoronata, viene posto sul "camiciotto" bianco che veste la statua. Il santuario è stato mèta di pellegrini lungo tutto il millennio dalla sua fondazione. Davanti alla Vergine e al "santo legno" - il resto dell'antica quercia dell'apparizione oggi custodito sotto l'altare della cripta - sono venuti a pregare San Francesco d'Assisi e S. Antonio da Padova, S. Vincenzo Ferreri e San Gerardo. Nel 1916, durante la sua breve permanenza nel convento di Foggia, è venuto Padre Pio da Pietrelcina, e ai giorni nostri, come si è detto, Papa Woitila, che della Madonna è particolarmente devoto. Il santuario che i pellegrini visitano oggi - inaugurato nel 1965 - è molto diverso dal modesto monastero di soli cinquant'anni fa. Accogliente e dotato di grandi spazi, esso conserva sotto il porticato sinistro una parte degli innumerevoli ex-voto che i fedeli hanno portato lungo gli anni a testimonianza di grazie ricevute, mentre nella grande aula della chiesa è sospesa una enorme corona - di dieci metri di diametro e quaranta quintali di peso - che porta incisa l'invocazione Salve Regina. Qui, dietro l'altare maggiore, i pellegrini salgono i gradini della "scala santa" che porta alla statua della Vergine, e poi, oggi come mille anni fa, ripetono il rito dell'unzione con l'olio della "caldarella" , che essi stessi portano perché non si spenga mai il lume della Madonna.


Testo: Stefano Tatullo
Foto: Angelo Antelmi

 

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