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Partendo da San Giovanni Rotondo e percorrendo i 4 Km
della Trinitapoli - Mare troviamo sulla destra l'area
archeologica dell'Ipogeo di Madonna di Loreto. Scavato
artificialmente nel tenero banco calcareo, si compone
di una serie di lunghi ambienti a galleria, che coprono
uno sviluppo complessivo di circa 50 metri. Si accede
attraverso un lungo dromos monumentale, costituito da
una rampa in sensibile pendenza, seguita da un percorso
interno meno ripido. Inizialmente l'ipogeo venne utilizzato
come luogo di culto e successivamente come sepoltura.
Imboccando Via della Transumanza si entra in paese e
ci si trova subito sulla sinistra il Santuario della
Madonna di Loreto.
Uscendo dal Santuario si percorre Viale XX Settembre
e poi si devia a sinistra per Via Cavour: a metà
strada, sulla destra, è visibile la chiesetta
sconsacrata della Madonna del Carmine (1875), meglio
conosciuta come chiesa dei Santi Medici. In fondo a
Via Cavour, girando a sinistra, ci si immette in Piazza
Umberto I, più nota come Piazza Municipio, dove
si affacciano la Chiesa di S. Giuseppe, con accanto
il monumento al Servo di Dio Padre Giuseppe Maria Leone,
e, come in una tipica Piazza medievale, la sede del
potere religioso - la Chiesa Madre - e quella del potere
politico, il Municipio. Uno strettissimo passaggio pedonale
separa il Municipio dalla Chiesa di San Giuseppe. Dedicata
inizialmente a S. Stefano, fu consacrata solennemente
il 27 marzo 1729 e fu sede dell'unica Parrocchia cittadina
fino al 1767, allorché fu aperta al pubblico
la nuova chiesa parrocchiale. La Confraternita di S.
Giuseppe, sorta nel 1781, la rifece quasi completamente
a metà Ottocento, intitolandola al Santo falegname,
come ricorda una lapide del 1858 che si conserva sulla
facciata. E' costituita da una navata principale ed
una seminavata laterale - che immette in sagrestia -
comunicanti tra loro tramite arcate a tutto sesto, sorrette
da piloni rettangolari. Tale impianto planimetrico è
leggibile anche in facciata. L'intera facciata appare
suddivisa in tre parti da due cornici sensibilmente
aggettanti. La parte inferiore, scandita da lesene,
è dominata dal portale, cui si accede tramite
una scalinata. La parte centrale presenta un attico
cieco liscio con la lapide del 1858. Nella parte superiore,
in asse con il portale, su un vano di illuminazione
a forma di lunetta la facciata si innalza, terminando
in un timpano sormontato dalla statua di S. Michele
Arcangelo; ai lati si innalzano due colonnine, poggianti
sulla cornice e reggenti due pinnacoli. A sinistra di
questa parte sorge una torre campanaria a pianta quadrata.
All'interno è possibile ammirare la statua lignea
di S. Giuseppe, settecentesca, di cui è autore
Domenico Brudaglia. Sulla parete destra si apre una
nicchia, che riporta alla luce parte di un pilastro
su cui c'è un affresco della Vergine col Bambino,
pittura poi rifinita in gran parte a tempera (sec. XVIII).
Della Confraternita di S. Giuseppe è possibile
ammirare il Crocifisso argenteo, di scuola napoletana,
del secolo XVIII, con il quale i confratelli aprono
le loro processioni. In chiesa si conserva un prezioso
calice fatto realizzare dal Servo di Dio Padre Giuseppe
Maria Leone, redentorista, allorché nel 1867,
per intercessione di Nostra Signora del Sacro Cuore,
il paese fu liberato dal colera. L'immagine di Nostra
Signora è riprodotta nel supporto del calice
stesso. La chiesa è adorna di uno stupendo portale
in bronzo, opera dello scultore Antonio di Pillo, inaugurato
il lo settembre 1975. Di m. 3,10 x 1,60, racchiude in
sei riquadri la vicenda di S. Giuseppe: lo Sposalizio,
la Natività, la fuga in Egitto, il Lavoro in
bottega, la Morte, la Preghiera con il Papa per la Chiesa
tutta. L'ordine dei pannelli, però, non fa riferimento
al racconto cronologico e biografico, ma rispetta la
simmetria dei volumi, l'euritmia dell'insieme. La scultura
ci appare monolitica e le singole figure sembrano blocchi
di pietra, possenti nel loro gioco di linea e di superficie:
ricordano certi personaggi giotteschi della padovana
Cappella degli Scrovegni. Certe increspature nei vestiti
levigati movimentano alquanto la scena, senza mai vincere
il rigore formale, neanche nel riquadro della morte,
dove il dolore sembra volersi sprigionare dal bronzo,
ma è come trattenuto in quel bellissimo cerchio
formato dalle braccia e dai volti.
Su piazza Municipio si affaccia poi la Chiesa Madre,
dedicata a S. Stefano, Patrono della cittadina, ed elevata
al rango di "Collegiata" nel 1895. Sorge sul
sito della precedente parrocchia di S. Stefano, quella
inaugurata nel 1767 e che poi si era rivelata insufficiente
per una popolazione passata da 2.600 anime nel 1797
a 8.076 nel 1881. Pertanto, sotto la spinta di una incalzante
necessità, nel 1882 si diede l'avvio ai lavori
per la costruzione della nuova chiesa, che si aprì
al culto nel 1900, anche se incompleta, avendo la sola
ossatura e la copertura, senza alcuna decorazione. Bisognerà
aspettare il 1935 per vederla completata in tutte le
sue parti. Alto 20 metri, lungo 50, il tempio appare
solenne e maestoso e, con il suo cupolone, domina il
panorama del paese. La facciata si presenta eclettica,
annoverando caratteri stilistici appartenenti a diverse
epoche. Rimarcata orizzontalmente da una cornice che
la divide in due parti, la facciata presenta nella parte
inferiore gli ingressi alle tre navate; il principale,
di maggiori dimensioni, è affiancato da colonne
binate - scanalate nella parte bassa e intervallate
da nicchie - sovrastate da un timpano curvilineo spezzato,
recante la scritta "DIVO STEPH. PROT. PATRONO".
Il portale è a sua volta sormontato da un timpano
triangolare - interno ad un arco a tutto sesto - il
cui vertice è interrotto da un bassorilievo che
riproduce il vecchio stemma della città, con
la scritta: "Trinitapolis plaudens MDCCCLXXXVI"
Gli altri due portali sono sormontati da cornice quadrata
contenente un rosone. Delle lesene chiudono lateralmente
questa parte inferiore della facciata. In quella superiore
si presenta leggermente più alta la parte centrale,
decorata con una cornice che si spezza al centro, rialzandosi
in una cuspide. In asse con il portale abbiamo una grande
bifora, fiancheggiata da paraste binate in corrispondenza
delle colonne sottostanti. L'interno vede le tre navate
suddivise da colonne binate in stile composito, cui
corrispondono delle lesene sulle pareti laterali. La
navata centrale termina nel catino absidale, con il
suo coro ligneo e affrescato, in alto, con l'immagine
della Trinità. La volta è affrescata con
scene della vita di Santo Stefano. A sinistra del presbiterio
si apre la Cappella del SS.mo Sacramento, con altare
e balaustra del XVIII secolo, mentre sulla destra si
ha una rientranza della parete a formare la cappellina
della Madonna del Rosario. La pianta della chiesa assume
così la forma a croce latina. Nella Cappella
del Santissimo vi è la tomba del Servo di Dio
Padre Giuseppe Maria Leone, con un busto bronzeo di
cui è autore lo scultore Alessandro Fanizza.
Padre Leone fu consigliere del Beato Bartolo Longo,
l'artefice delle opere cristiano-sociali di Pompei;
per questo le spoglie del servo di Dio riposavano nella
Basilica di Pompei, da dove furono traslate a Trinitapoli
il 17 dicembre 1983.
Percorriamo Corso Vittorio Emanuele II e Corso Trinità:
ad un certo punto Corso Trinità si allarga sulla
destra, così da formare Largo Croce di Malta,
su cui si affaccia la Chiesa della Trinità -
S. Anna. Nel 1589 i Cavalieri di Malta acquistarono
il Casale della Trinità (odierna Trinitapoli)
e con esso acquisirono il patronato sulla chiesa della
Trinità, che fecero restaurare e fornirono di
tutto l'occorrente per il culto divino. Venuto meno
il dominio melitense sul nostro paese nel 1798, la chiesa
fu abbandonata a se stessa, tanto da essere poi trasformata
in ricovero di animali, in magazzino e in pubblico teatro.
Il suo recupero fu dovuto alla Confraternita di S. Anna,
sorta nel 1832, che la riaprì al culto e vi collocò
una statua di S. Anna, titolare della Congrega. Il diffondersi
della devozione alla Santa fece sì che finisse
con il prevalere, sulla originaria, la denominazione
di "chiesa di S. Anna" e solo recentemente
è stato recuperato anche il primitivo titolo.
A metà Ottocento la chiesa fu rifatta ex novo
e più grande, con le due caratteristiche torri
campanarie che ornano la facciata e che richiamano la
romana "Trinità dei Monti". E' costituita
da un'unica navata con nicchioni laterali, che sostituiscono
le navate e due dei quali conservano gli altari. Tale
planimetria è leggibile anche sulla facciata.
Quest'ultima appare suddivisa in due parti da una cornice.
La parte inferiore, scandita da quattro lesene su plindi,
presenta il portale sormontato da un timpano, sul quale
fa bella mostra di sé uno stemma in pietra dei
Cavalieri di Malta, a ricordo del loro patronato. La
parte superiore mostra un piccolo rosone con colonnine,
al centro, e due rosoni ciechi e più piccoli
ai lati, di cui uno con orologio. In alto la facciata
termina con un timpano in stile barocco, fiancheggiato
dalle due torri campanarie. Vi è molto venerata
una reliquia della Croce di Cristo, conservata in un'urna
dorata, pregevole espressione di artigianato ottocentesco.
E' portata in processione la sera del Venerdì
Santo, insieme alla "Pietà", gruppo
in cartapesta leccese che riproduce il capolavoro michelangiolesco.
Da vedere ancora in chiesa: una statua lignea dell'Immacolata
di fine Ottocento; una grande tela, collocata nel presbiterio,
raffigurante l'Immacolata, mentre un'altra, ugualmente
di grandi dimensioni, rappresenta le Anime Purganti
ed è collocata sull'omonimo altare; infine l'artistico
Crocifisso argenteo della Confraternita (secolo XIX).
Proseguendo poi per Viale Vittorio Veneto si raggiunge
la Chiesa dei Cappuccini. Sorge all'estremità
sud-orientale del paese, all'ingresso di Via Barletta.
Agli inizi del Novecento tale località, ora raggiunta
dal paese, risultava essere piena campagna. E qui, nel
1903, fu posta la prima pietra dell'erigendo Convento,
destinato ad ospitare i Padri Cappuccini. Nel 1910 fu
sistemato il piano superiore del convento, cosi che
il piano inferiore venne adibito a luogo di culto. Si
ebbe, quindi, una chiesa "interna" all'edificio
conventuale. Con l'andare degli anni e l'estendersi
del paese in quella direzione si rese necessario erigere
una chiesa molto più grande, per far fronte ai
bisogni spirituali di una popolazione in aumento. Nel
1954 si pose mano all'attuale tempio, che fu realizzato
a tappe: prima nella sola navata centrale, cui si aggiunsero
in seguito il campanile, poi le navate laterali e infine
la Cappella del Santissimo. Nel 1966 Mons. Reginaldo
Addazi elevò la chiesa al rango di "Parrocchia".
Al suo interno è possibile ammirare un grande
Crocifisso in legno di Ortisei, che campeggia sul Battistero,
e la bellissima statua lignea dell'Immacolata, collocata
sull'Altare Maggiore. Alcuni anni fa la facciata è
stata adornata da un grande bassorilievo in travertino,
suddiviso in tre pannelli e raffigurante l'Incoronazione
della Vergine, San Francesco che sposa Madonna Povertà,
Padre Pio che riceve le stimmate. Ne è autore
Antonio di Pillo, a cui si deve anche il portale bronzeo
della chiesa di S. Giuseppe, di cui si è già
detto. Proseguendo per Via Marconi e Via Libertà,
si giunge nei pressi della Stazione ferroviaria, dove
è possibile osservare il bellissimo monumento
dedicato a Padre Pio.
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