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La
Cattedrale di Barletta, intitolata a S. Maria Maggiore,
risale al XII - XIII secolo.
E' una composizione ben articolata di due parti: una
anteriore romanica e una posteriore gotica corrispondente
all'abside. I recenti lavori di restauro hanno messo
in luce una Basilica paleocristiana e un edificio alto
medievale precedenti alla costruzione romanica, e un
Ipogeo pre romano datato III sec a.C.
Nella parte esterna la chiesa presenta una facciata
alquanto semplice a spioventi, tripartita da lesene
con un portale rinascimentale. A sinistra della facciata
si eleva un Campanile, sotto il cui arco si può
ancora leggere, intagliata sulla parete, la frase che
fa riferimento alla "gran vittoria" della
Disfida di Barletta del febbraio 1503. E' anche visibile
un bassorilievo raffigurante la Madonna.
Nella parte posteriore della Cattedrale colpisce l'abside
radiale delle forme gotiche, decorati nei contrafforti
con i simboli dei quattro evangelisti.
L'interno
della Cattedrale ha tre navate divise, nella parte anteriore
romanica, da un colonnato sovrastato da un finto matroneo
con archi a doppia ghiera, sostituito nella parte gotica
da pilastri. La copertura è a capriate nella
parte romanica, nella navata centrale, a tetti ad una
falda in quelle laterali, mentre la parte gotica ha
copertura a crociere costolonate nella navata centrale
e nell'abside, mentre risulta coperta a botte a sesto
acuto sulle navate laterali.
Entrando in cattedrale, a destra si trovano le cappelle
di S.Giuseppe e del Santissimo Sacramento. L'altare
maggiore è sormontato da un Ciborio che presenta
splendidi capitelli, diversi l'uno dall'altro, intagli
a foglie, volute, nastri intrecciati, mascheroni. Anche
i sei capitelli che sorreggono il Pulpito posto a destra
si ispirano nelle forme a quelli del Ciborio. Di rilievo
alle spalle del Ciborio è la tavola bifacciale
di Paolo Serafini, che rappresenta la Madonna Assunta,
detta anche Madonna della Sfida, e che presenta sul
retro l'immagine del Salvatore. Numerose altre opere
d'arte che arricchivano gli altari barocchi della chiesa,
molti dei quali ormai inesistenti, si trovano in Curia
in attesa di essere ricollocati.
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