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 CASTELLI FEDERICIANI: VIESTE 

Il castello di Vieste sorge in una posizione decisamente suggestiva: sulla sommità di uno sperone di 50 metri a strapiombo sul mare. Costruito con il locale tufo carparo, misto a pietra calcarea, il castello, pur avendo originariamente scopi di difesa e di dominio sulla città, sembra avere una posizione "studiata" per suscitare ammirazione per l'arditezza del progetto architettonico e per il sinuoso accordarsi con le rocce. Nucleo originario del castello era la "regia fortezza", elevata nel 1240 dal "grande Svevo" Federico II. Faceva parte di una catena di fortificazioni voluta lungo le coste adriatiche dall'imperatore che vi risiedette però solamente in due occasioni, nel settembre del 1240 e nel gennaio del 1250. Tutto l'attuale complesso, invece, fu fatto costruire nel 1537 dagli Spagnoli al tempo del vicerè di Napoli Pietro da Toledo per poi essere restaurato ed ampliato dal vicerè Parafan de Rivera nel 1559; le parti rimanenti del nucleo originario svevo furono incorporate e trasformate, tanto che l'attuale aspetto ne rende praticamente impossibile il riconoscimento. Le mura perimetrali, in seguito all'adeguamento cinquecentesco alla difesa dalle armi da fuoco imposto dagli spagnoli, furono inspessite fino a 3 metri per poi essere scarpate con forte angolazione in modo da offrire minor bersaglio al tiro diretto dei navigli assalitori. Partendo dal cortile è possibile risalire lungo il bastione di Nord-Est attraverso una rampa, oggi a gradoni, un tempo rotabile per consentire il trasporto del materiale bellico. Il bastione, il meglio conservato ed il più saldo, è diviso in due piani occupati da altrettanti saloni che fungevano in realtà da casematte; lo si deduce dal fatto che vi sono dislocate le cannoniere rivolte verso il mare ed è presente, al centro della cupola, la caratteristica apertura circolare necessaria a far defluire il fumo provocato dalle cannonate. Nel 1554 la solidità del bastione consentì di resistere agli assalti del corsaro berbero Dragut Rais, e servì da rifugio ai cittadini scampati ai saccheggi ed agli incendi appiccati nella cittadina. Pur in una sorta di "disadorna semplicità" ed in un discreto stato di conservazione, l'intera costruzione richiama, soprattutto nei particolari degli archi sopra le finestre, sopra le porte e nei puntoni angolari a lancia, l'architettura di una tipica fortezza rinascimentale.

Testo: Antonio Diviccaro
Foto: Francesco Rubino

 

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