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Alto,
severo ed imponente, il castello di Oria fu costruito
strategicamente a metà strada tra le due importantissime
città portuali di Brindisi e Taranto, al centro
della penisola salentina, sull'estrema propaggine delle
Murge meridionali. Una ripida strada oggi si inerpica
attraverso l'abitato fino al castello, al suo grande
cortile. Una interminabile scala attorno a una torre,
sale lussuose dalle volte ogivali, altri camminamenti
e scale e poi la terrazza della torre sveva che domina
la città. Di qui l'orizzonte si spinge oltre
la pianura, fino al mare, mentre a Sud si stende l'ultimo
lembo di Puglia. Esso sfrutta alla perfezione le difese
dello sperone roccioso cui fa da coronamento. Ne ricalca
e segue l'andamento triangolare. È questa infatti
l'originale forma di questo castello costruito sull'acropoli
dell'antica Hyria. Tale ipotesi sarebbe confermata dagli
avanzi di mura ciclopiche visibili alla base delle mura
del castello che potrebbero essere state realizzate
in epoca bizantina o longobarda. Nel 1205 Oria diviene
città demaniale. Lo svevo vi fece costruire con
certezza la più imponente torre dell'edificio
al vertice sud-ovest, che ne costituisce anche la parte
più antica attualmente visibile. Il torrione
quadrangolare ricalca la tradizionale pianta e possenza
dei donjon normanni, nuclei centrali di molti castelli
di Puglia e del Mezzogiorno. Attualmente
il castello è il frutto di numerosi e diversi
interventi. L'edificio svevo, infatti, che doveva avere
la medesima pianta, fu quasi completamente distrutto
da suo figlio Manfredi per riconquistare nel 1254 la
cittadina e la fortezza, ribellatesi insieme ad altre
città di Puglia. Ancora nel 1433 la città
fu messa a ferro e fuoco in una delle guerre che nel
'400 afflissero il Sud. Fu restaurato dagli Orsini principi
di Taranto nel 1440.
Testo: Antonio Diviccaro
Foto: Archivio Xenia
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