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Vicino
alla grotta dell'Arcangelo Michele, ad 840 metri di
altitudine, si eleva il castello, la cui antica fondazione
risale forse già all'epoca romana. Le prime notizie
certe sono però del IX secolo, quando il Gargano
era in mano ai longobardi di Benevento. Con i normanni
il castello subì importanti modifiche e la città
fu circondata da mura. E' con Federico II che la fortezza
venne ad assumere una eccezionale importanza strategica
garantendo il controllo territoriale e militare di tutto
il Gargano. La sua ristrutturazione è infatti
ricordata nello "Statutum de riparatione castrorum",
atto ufficiale di molti degli interventi federiciani
sui
castelli. L'Imperatore ne deteneva, come nella maggior
parte dei castelli, la signoria diretta; alla sua morte
questa passò a suo figlio Manfredi, che la offrì
a sua volta, in segno di rispetto al fratello Corrado,
l'imperatore erede. A dimostrare la sua importanza,
le fonti angioine riportano che il castello era affidato
ad un ufficiale di grado più elevato, per esempio,
rispetto a quello di Bari, ed aveva 20 uomini di guarnigione,
5 in più dei 15 di Bari. Gli angioini però
gli affidarono anche la triste funzione di prigione
per i familiari e i congiunti di Manfredi. Nel '300
vi nacque Carlo III, re contrastato del regno, e vi
fu strangolata la regina Giovanna I, prigioniera dello
stesso Carlo. Anche gli aragonesi vi intervennero, adeguandolo
alle nuove tecniche di guerra.
Il
castello non ha una pianta regolare: il corpo principale
si estende verso terra ed è caratterizzato da
due torrioni rotondi, da un vasto cortile centrale e
dalla cosiddetta "Torre dei giganti" di epoca
normanna. Ma la parte più suggestiva è
il bastione a punta di lancia arrotondata che si eleva
a strapiombo su una rupe impressionante.
Testo: Antonio Diviccaro
Foto: Francesco Rubino
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