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Negli
anni del regno di Federico II, questo castello non esisteva,
così come non esisteva la città di Manfredonia.
Nel 1250 la morte colse improvvisamente lo svevo, ma
il suo disegno politico, dopo la repressione dei focolai
di ribellione, fu ereditato, insieme al regno del sud,
dal figlio naturale Manfredi, secondo la tradizione
il più amato dall'imperatore, mentre la Germania
e l'impero venivano ereditati dai figli ed eredi legittimi.
E' così lecito pensare che la fondazione di una
nuova città alle falde del Gargano, che sostituisse
l'ormai invivibile e
impoverita Siponto, fosse già stata progettata
da Federico II. Questa fu avviata nel 1256, con la costruzione
proprio del castello completato già nel 1258.
La pianta era, come oggi, quadrata, con quattro torri
angolari, probabilmente tutte quadrate, ed un cortile
centrale. Era il prototipo classico dei castelli svevi
con il particolare tipicamente ancora normanno di una
torre avente la funzione di "maschio". Gli
angioini, sconfitto Manfredi nel 1266, cinsero presto
il quadrato originale con un'altra cortina ugualmente
scandita da torri angolari ma a pianta circolare. Resero
circolari anche tre delle torri costruite da Manfredi.
Sui lati di terra fu realizzato l'ampio fossato. Dai
francesi invasori, fu costruito il bastione pentagonale
a punta di lancia (1528). I restauri della fine dell'800
eliminarono le sovrastrutture borboniche ed oggi il
castello è perfettamente leggibile in ogni sua
parte, oltre ad ospitare un importantissimo museo archeologico
della preromana civiltà dauna.
Testo: Antonio Diviccaro
Foto: Francesco Rubino
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