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primo nucleo fu voluto dai normanni nel 1131, come segno
di conquista e dominio. In spregio ad un intero quartiere
della Bari bizantina, abbattendo anche una chiesa, fu
costruito con pianta quadrata, mantenuta nei secoli,
come una fortezza imprendibile dal mare e da terra,
con il ruolo di difendere e dominare, soprattutto, una
città indomita. Assaltato dagli stessi baresi
nel 1155, fu ricostruito, mentre la città veniva
rasa al suolo dal suo re Guglielmo detto il "Malo".
Ampliato e abbellito da Federico II tra il 1233 e il
1240, fu da questi riconciliato con la città,
ricostruendolo, ampliandolo, decorandolo e dandogli
una funzione più rappresentativa che militare.
Splendido è l'androne che immette nel cortile,
sorretto da colonne i cui capitelli sono uno dei più
alti esempi di quel momento di passaggio tra romanico
e gotico che caratterizza l'architettura sveva. Anche
gli angioini vi misero mano rendendolo più confortevole
e arricchendolo di uno splendido porticato interno.
Isabella d'Aragona
vi si trasferì con la sua splendida corte, essendo
divenuta signora di Bari. Ai primi del Cinquecento fu
quindi adattato non solo alle esigenze residenziali
ma anche a quelle militari ottenendo una originale fusione
tra medioevo e modernità: la cinta bastonata
che si innesta sulle strutture federiciane, spessore
e pendenza tipiche di una struttura destinata a difendersi
dalle armi da fuoco e caditoie medievali. L'ultima età
di splendore e fervore edilizio fu quella di Bona Sforza,
figlia di Isabella, e feudataria di Bari, che rese più
coerente l'ammodernamento. Danneggiato da un'esplosione
accidentale nel '600, fu radiato dalle fortezze del
regno nel 1831. Tutte le aggiunte sono oggi state eliminate
fino a raggiungere la veste complessa ed articolata
che secoli di vicende gli hanno dato amalgamandosi perfettamente
come in un libro di storia fatto di pietra. Oggi è
sede di mostre permanenti e itineranti.
Testo: Antonio Diviccaro
Foto: Francesco Rubino
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