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Il Barocco a Lecce
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 BAROCCO A LECCE: S.CROCE 

La chiesa di S. Croce: allo sguardo ammaliato di chi ne osserva la spettacolare facciata appare come un miraggio. Le innumerevoli decorazioni di uomini e animali fantastici, la ricca trama di simboli sorprendono chi percorre il fastoso e solenne interno. La basilica fu iniziata già nel 1353, ma il suo mecenate, Gualtiero VI di Brienne morì tre anni dopo; i lavori ripresero solo nel 1549 grazie agli architetti Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna, tutti leccesi, e alla collaborazione di numerose maestranze di intagliatori e scalpellini. I lavori furono conclusi ben 150 anni dopo, nel 1695, a conferma di quanto il progetto fosse ambizioso; gli effetti del loro protrarsi sono evidenti nella ambiguità stilistica della facciata, cinquecentesca nella parte inferiore e secentesca in quella superiore La chiesa, insieme al contiguo monastero, che già ospitava l'ordine dei Celestini, costituisce un complesso architettonico straordinario, certamente l'espressione più grandiosa dell'architettura barocca di Terra d'Otranto. Il primo ordine della facciata, completato nel 1582 da Gabriele Riccardi è diviso da sei colonne a fusto liscio in cinque zone diseguali attraversate da archetti pensili disposti sotto la trabeazione ornata di telamoni umani e ferini. Il portale maggiore, costruito nel 1606 da Francesco Antonio Zimbalo, presenta due coppie di colonne corinzie ed è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, di Maria d'Enghien (a sinistra) e di Gualtiero VI di Brienne duca di Atene (a destra) mentre sulle due porte laterali sono presenti gli stemmi dell'ordine del Celestini e di S.Croce. Dopo la trabeazione vi è una serie di cariatidi che sorreggono la balaustra ornata di tredici putti abbracciati ai simboli del potere temporale e spirituale. Splendido e maestoso il rosone centrale, profilato da una corona di foglie di acanto, ben evidenziato dalle due colonne corinzie e separato dalle due zone laterali con le nicchie di S. Benedettino e San Celestino. A chiudere il secondo ordine lateralmente, le due statue rappresentanti simbolicamente la Fede e la Carità, in alto, un'altra fascia ricca di preziosismi decorativi ed infine il timpano con il solenne trionfo della croce. La facciata, possiamo ben dirlo, è il trionfo della fantasia decorativa, ancorata ad alcuni elementi iconografici ricorrenti come le fiamme e i leoni, simboli della fede, il pellicano (nel capitello a sinistra del rosone) e i melograni, simboli della passione. Ai simboli classici: animali, ermafroditi, motivi floreali, festoni che decorano l'architrave e i capitelli sono accostati, mescolati con sciolta fantasia, i simboli cristiani: angeli, insegne e stemmi religiosi, le sfere con la croce, la Madonna con il bambino e le statue di S. Celestino e S. Benedetto. Significativa e suggestiva l'interpretazione di alcuni studiosi: le colonne del piano inferiore prive di elementi decorativi e ornate da nude e "scandalose" figure femminili, costituirebbero la premessa per il piano superiore, il cui balcone è ornato da angioletti danzanti, festosi recanti corone, simbolo del felice accordo dei poteri terreni con quello del vicario di Cristo: l'angioletto al centro reca una tiara. Infine nella parte alta della facciata, al di sopra del balcone, le colonne non sono più nude ma cinte da fasce fiammeggianti. L'interno è diviso in tre navate. Quella centrale è archeggiata su sedici colonne marmoree a fusto liscio ornate di capitelli di stile corinzio che vanno fino al centro del transetto, dove si trova l'alta cupola decorata con festoni di foglie d'acanto, angioletti e motivi floreali. Un ricco soffitto a cassettoni dorato, al centro del quale è collocata la tela della Trinità sormontata dagli stemmi di S. Pier Celestino e dell'Ordine dei Celestini ricopre la navata centrale rendendola luminosa e solare. In fondo, nel presbiterio si può ammirare la bellissima abside polilobata. A destra e a sinistra del presbiterio lo sguardo del visitatore è rapito dagli altari della Trinità e di S. Francesco da Paola, quest'ultimo realizzato nel 1615, si presenta come un trittico sormontato da un riquadro e accompagnato da due angeli per lato. Nelle due valve laterali si esprime tutta la maestria degli artisti leccesi, le colonne corinzie sono infatti minuziosamente decorate e vi sono raffigurate scene della vita del santo. Lungo le navate si aprono sette profonde cappelle per lato, ospitanti ciascuna sette altari. A destra nella prima cappella, l'elegante altare abbraccia la tela di S. Antonio da Padova e il cinquecentesco affresco della Vergine di Costantinopoli; sul secondo altare è esposta l'Adorazione dei Pastori, tela autografa del pittore napoletano Giovanni Battista Lama; nel quinto altare invece una tela votiva con versi in dialetto leccese dedicati a S. Oronzo, che difese e mise in salvo la città dal terremoto del 20 febbraio del 1730, testimonia la devozione profonda e antica della città salentina al suo protettore.

Testo: Carmela Strignano
Foto: Angelo Antelmi

 

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