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In origine la lavorazione della carta pesta era molto
lunga: si cominciava con il pestare la carta nell'acqua
fino a sfibrarla e poi la si colava in stampi di gesso
e l'acqua in eccesso veniva tolta con le spugne di mare.
Non aspettatevi di trovare nulla di tutto ciò
nelle botteghe artigiane. Oggi, la cartapesta si fa
con la carta bigia, quella usata per i fuochi d'artificio,
un po' inumidita e modellata, poi fuocheggiata o dipinta.
La cartapesta ha una tradizione molto antica, ma è
arrivata al massimo del suo splendore tra XVII e XVIII
sec. ed i capolavori di questo periodo si possono ammirare
nelle chiese del Salento: molte delle statue sono in
sola cartapesta, oppure lignee vestite in cartapesta,
oppure con le estremità in terra cotta ed
il resto in cartapesta. La cartapesta è facilmente
modellabile e non ha bisogno di grandi macchinari per
essere lavorata, ma necessita di abili mani e certosina
pazienza. Oggi non meravigliatevi di non trovare grande
statuaria nelle botteghe, la tendenza è cambiata
e si è orientata sulla piccola oggettistica.
La tradizione della cartapesta va morendo perché
nell'ultimo secolo sono mancate le scuole ed oggi mancano
i successori dei pochi maestri rimasti (Antonio Malecore)
ancora in attività. La produzione ormai è
limitata a Lecce ed i suoi dintorni.
Testo: Fabiana
Foto: Augusto Marchesi
Bottega lavorazione cartapesta: Maestro
Malecore Antonio
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