| L'arte
musiva pugliese ha vissuto nel medioevo il più
alto livello di magnificenza. Oltre la qualità
e la bellezza delle figure il mosaico pavimentale della
Cattedrale di Otranto rappresenta meglio di ogni testimonianza
scritta il romanzo del XII secolo. L'attualità
dei temi delle società multietniche e del rispetto
e della fusione delle culture, trova nella rappresentazione
musiva della Cattedrale di Otranto una straordinaria
testimonianza storica. Questa modernità è
stata il limite primario per una corretta interpretazione
della storia raccontata per immagini. La fusione enciclopedica
della cultura anglosassone, cattolica, laica ed ortodossa,
latina e bizantina, rappresentavano per il popolo della
più orientale città d'Italia una condizione
di grande privilegio culturale ed economica. Su questi
presupposti in cui le verità religiose rappresentavano
l'unica pietra angolare per la comprensione e l'interpretazione
del mondo il sapiente monaco Pantaleone scrisse
cesellando con milioni di piccole pietre il romanzo
della storia degli uomini. Iniziare la lettura del gran
libro di pietra vuol dire avventurarsi nel mondo della
fede e del mistero. Se si volesse iniziare le lettura
dal basso ci si troverebbe confusi tra una gran quantità
di figure di animali e di uomini, difficilmente interpretabili
secondo uno schema logico, da ciò la nascita
di un "enigma" che ha accompagnato i secoli.
La leggenda vuole
che chi avesse scoperto il significato del mosaico,
dimenticato dai secoli, avrebbe scoperto il posto dove
era nascosto il Sacro Graal. In realtà se si
inizia la lettura dall'alto tutto risulterà chiaro
e consequenziale, questo avviene perché a guidare
il lettore è l'albero struttura portante del
romanzo di pietra. Il mistero è svelato dal fatto
che secondo la concezione orientale è Dio che
scende verso gli uomini, il suo cammino è chiaro
e semplice, mentre per la concezione occidentale è
l'uomo che anelando a Dio deve seguire un lungo percorso
per raggiungerlo, intraprendendo un viaggio lungo e
faticoso nel tentativo di comprenderlo. Il visitatore
che entrando nella Cattedrale si troverà piccolo
e stordito nei riguardi di tanta magnificenza, diversamente
guardando dall'altare tutto sembrerà più
piccolo e raggiungibile, a dimensione d'uomo. Il grande
albero poggia su due elefanti indiani, senza radici
l'albero si appoggia sui simboli del cristianesimo,
San Giuseppe e la Madonna che protegge sotto il suo
ventre il piccolo Gesù. Leggendo dall'alto Adamo
ed Eva vivono in Paradiso fino a che conoscono il peccato.
Iniziata la storia del
mondo, gli uomini iniziano a distinguere il male dal
bene. L'albero separa in vece di Dio, mai chiaramente
rappresentato, il bene dal male. Così gli uomini
conoscono il lavoro e nei dodici mesi dell'anno svolgono
tutti i lavori conosciuti nel medioevo. (Una straordinaria
documentazione storica e sociale). E così venne
il diluvio, e Noè costruì l'arca per rifugiarvisi,
dunque risorse la vita e con essa la superbia degli
uomini che diede forma alla torre di Babele. Tra male
e bene rappresentati e comprensibili tanto dalla cultura
Occidentale quanto da quella Orientale, la vita degli
uomini si sviluppa e si evolve incontrandosi e condividendo
dolori e piaceri. Animali mostruosi e simbolici, figure
mitologiche e rappresentative come Carlo Magno costeggiano
l'albero della vita definendo con profonda accuratezza
il macrocosmo multiculturale di un'epoca lontanissima
e pur estremamente attuale.
Testo e foto: Angelo
Antelmi
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