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 IL BAROCCO IN ITALIA 

L'Italia, nonostante la propria situazione storica, le pestilenze (1630 - 1657), la depressione economica, l'asservimento alla Spagna, fu la madre patria del Barocco, che, sorto a Roma si diffuse poi in tutte le altre città italiane, in Europa e in America latina. L'architettura, la scultura, la pittura, la letteratura, la musica, le arti minori furono profondamente rinnovate e fecero proprio il "motto" del poeta Giambattista Marino: è del poeta il fin la meraviglia.


ARCHITETTURA

Alla base dell'architettura barocca c'è il desiderio dei progettisti di uscire dagli schemi imposti dalle convenzioni finora seguite, dalla staticità, dal classicismo, di liberare la fantasia, di giocare quasi con gli elementi degli edifici, considerati come fondali scenici di quel grande teatro che diviene la città barocca. Parlando di architettura barocca non si possono non citare coloro che dell'architettura barocca furono i maggiori e più illustri rappresentati e contribuirono ad eternare la grandezza di Roma: Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Francesco Borromini (1599-1667). Alla loro maestria, ingegnosità, ed estro fantastico si deve la sistemazione complessiva della basilica di S. Pietro, la costruzione del gigantesco baldacchino che sovrasta la tomba di S. Pietro all'interno, la grande piazza ellittica formata dal colonnato che doveva abbracciare simbolicamente tutti i cristiani, la Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane, la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza.


LA SCULTURA

Passioni assolute, effetti chiaroscurali, elementi ornativi e fantastici sono i denominatori comuni delle sculture barocche; anche in questo ambito è Bernini, artista totale, ad offrirci dei meravigliosi capolavori della scultura di tutti i tempi. Il David (Galleria Borghese), L'Apollo e Dafne, l'Estasi di Santa Teresa, sono sicuramente gli esempi più indicativi di una scultura, quella barocca, che si prefigge di stupire, meravigliare, ammaliare lo spettatore.


LA PITTURA

La pittura sviluppò nuovi rapporti con l'architettura, e coltivò soprattutto il gusto delle grandi composizioni ad affresco, con cui si decorarono volti e soffitti ottenendo effetti illusionistici di grandi spazi aperti, gremiti di figure ma nel contempo si rinnovò profondamente con alcune rivoluzionarie invenzioni: contenuti spregiudicati dei quadri, realismo crudo e provocatorio, importanza fondamentale della luce, che crea effetti stupefacenti. Esempi dell'una e dell'altra tendenza sono rispettivamente gli affreschi della volta di palazzo Farnese di Annibale Carracci e i numerosi capolavori di Caravaggio: San Matteo e l'angelo, Bacco, Medusa.

LA MUSICA
La definizione di musica barocca fu adottata dalla storiografia musicale nel secondo decennio del 1900 non più per definire, con una connotazione dispregiativa, ma considerata adatta a cantare le arie più famose delle opere italiane che permisero di riconoscere al nostro paese il primato della produzione melodrammatica. La nascita dell'Oratorio, forma musicale e drammatica che narrava la vita dei Santi o episodi della Bibbia, rappresentato nelle Chiese, senza l'uso di costumi e scenografie, ebbe illustri rappresentanti in Giacomo Carissimi, ma soprattutto in Bach ed Handel. Il 1600 fu anche il secolo in cui si sviluppò fortemente la musica strumentale e in cui nacquero nuovi strumenti, soprattutto quelli ad arco, mentre nelle composizioni si iniziò a far uso dei segni dinamici (simboli che indicano l'intensità con cui i suoni devono essere eseguiti).

LA LETTERATURA
"È del poeta il fin la meraviglia /chi non sa far stupir vada alla griglia" "la vera regola è saper rompere le regole a tempo e luogo", questi celebri versi del più noto rappresentante della poesia barocca, Giambattista Marino, rappresentano una sorta di manifesto letterario della poesia barocca. Stupire, meravigliare è l'imperativo categorico di questa poesia ma a meravigliare i lettori non era certo il contenuto, spesso frivolo e banale ma la forma, ricca di numerosissime metafore, immagini ingegnose ed ardite, di musicalità e sensualità, indifferente alle regole e alla tradizione. Il testo capitale della poesia barocca è l'Adone, poemetto mitologico che racconta gli amori di Venere e del pastore e cacciatore Adone, e la morte di questi ucciso da un cinghiale aizzatogli contro dal geloso Marte. L'esilissima trama è arricchita da innumerevoli episodi e digressioni come la descrizione del giardino del Piacere, la gara tra il musico e l'usignolo, le favole mitologiche di Amore e Psiche, Eco e Narciso che rompono l'unità d'azione, e da una serie di descrizioni di pietre preziose, quadri, libri, animali, piante. Marino crea dunque una specie di preziosa e stupenda galleria che il lettore ripercorre affascinato dal raffinato virtuosismo stilistico, dalla ricerca della espressione più ingegnosa e lambiccata. Più che la produzione specificamente poetica, interessano di questa letteratura le pagine del filosofo Campanella e di Galileo, pervase dalla passione per la conquista del vero, o le pagine di un poeta tragico, allora quasi ignoto, il Della Valle, o quelle lucide dello storiografo Sarpi.


Testo: Carmela Strignano

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