| Forse
fu il Sole a scolpire la roccia. Forse fu il vento a
levigarla. Forse fu l'incontro fra Oriente e Occidente
a coprirla di polvere storica ed un contadino a darle
vita. Scavandola, ne prese l'anima. "Legandola"
ne innalzò il corpo. Il trullo, creatura del
sole e del vento nasce nell'anno Mille, ma i primi reperti
in terra di Puglia risalgono al XVI secolo. L'origine
rimane incerta, anche se ormai si tende sempre più
a confermare l'ipotesi che vede o intravede nell'incontro
tra due culture, est ed ovest, l'origine di queste leggendarie
e quanto mai misteriose costruzioni. L'attaccamento
alla terra ed una vita costruita sul lavoro legano con
la dovuta distanza i "Dolmen" e i "Menhir"
ai trulli diventati nel tempo un perfetto sistema architettonico
ingrado di sopperire a esigenze pratiche, non pratiche
e a proprio modo spirituali. I "trullari"
erano tecnici altamente specializzati. Dopo aver bonificato
i campi limitrofi ed aver recuperato e conservato le
pietre necessarie, procedevano alla costruzione innalzando
le "parieti" (muri portanti) su
una pianta quadrata, a secco senza usare la malta. Si
ovviava così a questioni economiche, impiegando
l'enorme quantità di pietre calcaree a disposizione
nel territorio, ma soprattutto a questioni di vita pratica:
i muri tirati su asecco, infatti, permettevano di godere
di una temperatura costante grazie a camere d'aria formatesi
tra una pietra e l'altra in grado di assorbire l'escursione
termica. Le mura interne venivano intonacate con latte
di calce (in seguito anche quelle esterne), creando
una pellicola invalicabile per qualsiasi specie di insetti
e per dar luce agli interni poco illuminati dalle piccole
finestre. La trasformazione del vano interno da quadrato
a circolare richiedeva grande abilità. Tra le
mura esterne ed interne si creava uno spazio che doveva
essere riempito daterriccio e sassi o eventualmente
sfondato per ricavare ulteriore superficie per vani
letto o nicchie. All'interno lo spazio è regolato
da leggi che rispecchiano semplicità e funzionalià.
Il soggiorno e la sala da pranzo si fondono in un'unica
stanza, in cui il forno, essendo quasi esterno, non
surriscalda l'ambiente. Il fumo è convogliato
alla cappa attraverso la volta a cupola che talvolta
ospita soppalchi in legno, come magazzini di olio e
alimenti per i locali principali. Costruire una
cupola-cono sul nulla, come sospesa è la grande
magia che fece unici nella storia Brunelleschi e la
Sua cupola e illusionisti discreti e "miscreduti"
i trullari. Pietre su pietre disegnano anelli concentrici
che decrescono verso un foro in alto. All'esterno le
"chiancarelle" (lastre calcaree di sette centimetri),
si dispongono sulla semisfera allungata, inclinandosi
verso l'esterno, e sul pavimento come rivestimento.
È su questa nuova superficie che una creatività
di non facile fruizione si esprime attraverso disegni
di latte di calce. Celebravano una personalissima e
distintiva spiritualità fatta di segni (croci,
navi, trifoglio, sezioni di cerchio), forse afferenti
allo zodiaco, alla cabala, pagani o semplicemente biblici-religiosi,
legati all'immagine di Maria o di Gesù Cristo
(tesi oggi giudicata più probabile). Fra le cupole
vi sono ripiani usati per essiccare fave, fichi, pomodori.
Il foro in alto viene chiuso da un monolito circolare
su cui si innalzerà il Pinnacolo, (detto pure
"curcuneo") sferico
o circolare, forse eredità d'oriente, degli adoratori
della Pietra Azzurra, caduta dal cielo, figlia del Sole
e delle Stelle. Una storia tra sacro e profano che abbraccia
secoli di tentativi spasmodici per propiziarsi salute,
raccolto, allontanare il malocchio e beneficiare del
frutto di sudato lavoro. Signore centenarie ammantate
di luce continuano a conservare bellezza e purezza.
Non cessano di stupire in un gioco di biancoe grigio
sul blu di un cielo silenzioso, all'ombra di una storia
di arte perduta, figlia di un Sole che ancora le segue.
Testo: Stefania Guerra
Foto: Francesco Rubino
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