| Un
giorno speso per le splendide campagne pugliesi alla
scoperta dei luoghi in cui hanno vissuto i tanti piccoli
grandi uomini che hanno fatto la nostra storia, può
essere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.
Questa sorprendente escursione risveglierà nel
turista l'ormai sopito amore per la natura e le cose
semplici della vita quotidiana. Lungo le monotone strade
che si e costretti a percorrere ogni giorno, si possono
scoprire grandi testimonianze di un glorioso passato
ancora presente nei cuori della nostra gente e per noi
stessi non ancora così lontano: le masserie.
Queste erano centri di organizzazione e distribuzione
del lavoro agrario, poli intorno ai quali gravitava
l'intera vita economica e sociale della maggior parte
della gente del sud. Esse risalgono all'epoca romana
(massariciae), ma hanno visto il loro periodo di maggiore
sviluppo nei secoli XV e XVI. Il popolamento delle campagne
di Puglia si è distribuito nel tempo in varie
strutture abitative che vanno dalla villa rustica romana
al charion bizantino, quasi un comune rurale a conduzione
famigliare, dai casali medioevali, agglomerati di case
abitate da coloni stagionali, alle masserie regie di
età svevo-angioina, fattorie demaniali. Solo
con la prima riforma fondiaria del 1750 di Carlo III
di Borbone, che istituiva il Catasto Onciario, nascono
le masserie che somigliano per nome e struttura a quelle
che noi conosciamo oggi. Inizialmente le masserie sorsero
come ricoveri di animali e come depositi di attrezzi
e prodotti agricoli, ma ben presto si estesero a tal
punto che alcune di esse sono diventate dei veri e propri
comuni, basti pensare che nel 1841 Alberobello era una
delle masserie dei conti di Conversano
e si chiamava Sylva Arboris Belli. Solitamente le masserie
erano costruite in tufo, erano composte da diversi nuclei
abitativi ed erano circondate da alti muri a secco.
Spesso presentavano una vasta aja lastricata e grandi
abbeveratoi scavati nella pietra. Dal punto di vista
architettonico esse non hanno caratteristiche omogenee,
infatti, la paura di scorrerie piratesche o di briganti
ha trasformato profondamente queste case rurali: sono
così nate le masserie fortificate, che si stagliano
numerosissime nei nostri immensi spazi agresti. Esse
sono difese da austere garitte, innumerevoli feritoie,
imponenti caditoie, alte mura di cinta, ponti levatoi,
maestose torri angolari. Ma tutto questo non servì
a proteggerle dal fenomeno del brigantaggio che ha ugualmente
segnato il loro destino. I briganti, infatti, vedevano
le masserie come posti in cui era possibile rifocillassi,
ricevere o inviare messaggi, ascoltare la messa domenicale.
Per questo nelle masserie si sono avuti spesso violenti
scontri tra questi fuorilegge e la Guarda Nazionale,
tanto che nel 1862 la prefettura della terra d'Otranto
tentò invano di farle chiudere tutte. Lungo le
tante strade di questo itinerario rurale si incontrano
anche molte masserie palazzo nelle quali i padroni vivevano
occupandosi personalmente dell'attività produttiva.
In queste è nettamente visibile la divisione
sociale tra signori e operai semplicemente osservando
la diversità delle loro abitazioni e quanto queste
fossero anche spazialmente distanti le une dalle altre.
Più i signori erano potenti e ricchi e più
le loro residenze erano grandi, sontuose e straordinariamente
decorate. Gli abitanti delle masserie erano i cosiddetti
homini defora o foresi, che cioè vivevano fuori
delle mura della città. Questi lavoravano come
caciari, buttari, vaccari, gualani, mietitori, potatori...
ed erano capeggiati dal massaro, figura ambigua, amata
e odiata tanto dai lavoratori quanto dai padroni, visto
che non era parte né dell'una e né dell'altra
categoria, ma proprio il massaro era l'anima di ogni
masseria degna di questo nome. Il tempo e il progresso
hanno cambiato fortemente queste case di campagna: gli
ovili sono diventati frantoi, i garage hanno preso il
posto delle scuderie, i grandi lamioni non ospitano
più i vecchi aratri, ma potentissimi trattori.
Anche la vita dell'uomo è cambiata tanto che
egli spesso ha abbandonato completamente questi tesori
della sua terra. Solo poche masserie oggi continuano
a svolgere la loro funzione originaria, altre sono diventate
semplici abitazioni o addirittura agriturismi, sale
di ricevimento o discoteche, mentre alcune di esse sono
addirittura crollate sotto il peso degli anni e dell'incuria.
In Puglia secondo il Touring Club ci sono ben 655 masserie.
Tra queste il turista potrà sicuramente visitarne
tante ammirandole nel loro complesso e allo stesso tempo
poter fermarsi a considerare i loro aspetti peculiari.
Resterà affascinato, così, dalla splendida
e maestosa struttura della masseria di Girifalco a Ginosa,
si stupirà davanti alla bellezza di Palazzo Maccaroni
a Fasano, e apprezzerà la Masseria Scarano a
Mottola o la Masseria Casal Sabini ad Altamura. Egli
penserà che tra le terre pugliesi a tratti dolcemente
ondulate, sotto l'azzurro cielo la cui luce fa brillare
d'argento gli ulivi, ci sono ancora tante tracce di
un passato che sa ancora parlare al presente e ha tante
cose da dire anche al mondo di domani.
Testo: Cinzia Leone
e Felicia Abbamonte
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