|
"Lu Titoru"
Il carnevale di Gallipoli ha inizio il 17 gennaio,
giorno in cui si festeggia S.
Antonio Abate popolarmente chiamato "Sant'Antonio
te lu focu", quando, con il rito delle "focareddhe"
si bruciano all'aperto, nelle pubbliche piazze, enormi
cataste d'ulivo e si aprono le danze carnevalesche al
suono dei tamburelli cadenzati al ritmo della pizzica.
Alla base dei festeggiamenti del carnevale gallipolino
c'è una leggenda.
Si narra di, una vecchia, "la Caremma", che
aveva chiesto a Dio la grazia di poter trascorrere il
carnevale con il figlio Teodoro, "lu Titoru"
impegnato al fronte. Il Signore concesse la grazia e
per permettere al figlio di giungere in tempo, prorogò
la fine del carnevale concedendo ancora due giorni "li
giurni de la vecchia".
Lu Titoru riuscì ad arrivare a casa il martedì,
appena in tempo per godere del carnevale e tanta era
la voglia di darsi ai festeggiamenti e gustare prelibatezze
che rimase ucciso da una colossale indigestione o strozzato
da una polpetta andata di traverso. E cosi, il povero
Teodoro muore sul finire del carnevale.
Lu Titoru, diventa la maschera tradizionale del carnevale
gallipolino.
Oggi la leggenda è rievocata con la rappresentazione
del corteo funebre "lu carru te lu Titoru"
che apre le sfilate. Un pupo di paglia è portato
in giro per la città su di un carro funebre,
fra i pianti scomposti delle "chiangimorti"
normalmente rappresentate da uomini mascherati da vecchie
signore.
A Gallipoli, la prima grande sfilata dei carri allegorici
si organizza nel 1954, l'evento ottenne risultati incoraggianti
e fu ripetuto negli anni seguenti con successo sempre
crescente, fino a registrare punte superiori anche alle
120.000 persone assiepate lungo l'arteria principale
del Borgo Nuovo.
Ormai, le sfilate dei i carri allegorici e dei gruppi
mascherati, costituiscono una tradizione consolidata
e annualmente si allestiscono enormi carri dalle curatissime
coreografie realizzate dalle sapienti mani di artigiani
locali, i temi delle sfilate prendono spunto da temi
di attualità trattati con satira e tanta voglia
di divertirsi.
A mezzanotte del martedì grasso, il suono delle
campane segna la fine del divertimento
Dal mercoledì delle ceneri è possibile
vedere, visitando la città, una pupattola vestita
di nero e spettinata appesa in corrispondenza dei crocevia
delle strade. Rappresenta la Caremma che non si da pace
per la morte del povero Titoru.
Testo: Antonio Giangrasso
Foto: Giovanni Zappatore
|