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IL MASSARO: MANAGER DI CAMPAGNA DEL '600 

Nelle campagne pugliesi intorno al 1600 frequentate da gente dedita alle più svariate attività agricolo pastorali assumeva decisamente un ruolo di rilievo e di riferimento la figura del massaro.
Alla base di questa gerarchia si ritrovavano i piccoli contadini, comprendendo in questa categoria una casistica molto ampia di definizioni e competenze individuali, comunemente però si trattava di contadini che possedevano solo dei minuscoli fazzoletti di terra, non sufficienti a trarre sostentamento e quindi costretti ad integrare il reddito familiare prestando la propria forza lavoro presso altri.
I Massari di campo invece svolgevano un ruolo di cerniera tra i grossi proprietari terrieri, che li investivano di importanti responsabilità nella conduzione di proprie aziende agrarie, e i contadini o artigiani, di cui la masseria necessitava per il suo buon funzionamento. Alle volte i massari più intraprendenti, disponendo di un minimo di capitali iniziali, riuscivano ad agire per proprio conto come degli autonomi imprenditori agrari.
I Massari di pecore si dedicavano all’allevamento e alle attività connesse: produzione di lana, cuoio, formaggi. Anche tra questi vi erano diverse posizioni economiche, dal semplice massaro per conto terzi, costretto a lavorare anche la terra per integrare i redditi, al massaro in proprio, con un gregge numeroso. L’intreccio tra pastorizia e la conduzione di un piccolo vigneto o un oliveto, indicano l’insufficiente disponibilità di capitali propri dell’epoca e la difficoltà obiettiva di reperimento.
Nel processo di affermazione socio economica della categoria dei massari di campi e pecore hanno giocato un ruolo determinante i componenti della famiglia che erano inseriti a vario titolo nelle chiesa locale. La garanzia di un parente prete o di un canonico poteva assicurare la concessione di mutui a condizioni meno onerose soprattutto quando erogati da enti ecclesiastici. Il ruolo centrale svolto dai massari nella Puglia del Cinque-Seicento, a prevalente vocazione cerealicolo pastorale, che grazie alla propria intraprendenza e alla ricerca di capitali sia propri che di credito, nell’arco cronologico di alcune generazioni, si erano prepotentemente collocati ai vertici della piramide sociale.
Le pubbliche relazioni costituite dalla rete di conoscenze e di vicendevoli scambi di favori che si sviluppavano all’interno della comunità d’appartenenza sono stati aspetti cruciali per il successo di alcuni dei più ricchi massari dell’epoca.

Testo: Stefano Martemucci

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