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Il
luogo dove avvenne l'eccidio: sul muro si
vedono ancora distintamente i buchi provocati
dai proiettili delle mitragliatrici. |
"Quelli che erano amici, sono diventati nemici,
e quelli che erano nemici sono diventati amici…c'è
grande fermento". Con queste parole il tenente
Carmelo La Rosa, grottesco personaggio del capolavoro
cinematografico di Gabriele Salvatores, "Mediterraneo",
spiega agli sventurati commilitoni, dispersi ed abbandonati
sull'isola di Megisti, ciò che in Italia era
avvenuto dopo l'8 settembre.
Il grande fermento, in realtà, corrispondeva,
da un lato, allo smarrimento di gran parte della popolazione
civile e militare italiana. Dall'altro, alla rabbia
ed alla sete di vendetta dei tedeschi traditi.
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Il
colonnello Grasso che, in quei tragici giorni,
comandava il presidio di Barletta dell'esercito
italiano. |
Al momento dell'armistizio, a Barletta erano di stanza
oltre tremila ufficiali e soldati appartenenti al 15°
reggimento costiero ed ai reparti di fanteria, artiglieria,
e marina. L'incertezza e la confusione che segnarono
le giornate del 9 e 10 settembre, vennero spazzate via
nelle prime ore dell'11. Dal comando territoriale del
IX Corpo d'Armata, giunse un fonogramma che ordinava
di "considerare le truppe germaniche come truppe
nemiche et agire di conseguenza". Le parole del
generale Caruso accesero la resistenza delle milizie
italiane, che durante tutta la mattinata dell'11 settembre,
lottarono strenuamente per impedire ai tedeschi d'impadronirsi
del Deposito misto Egeo. Mentre attorno alla città
si verificavano questi
scontri, all'interno dell'abitato, iniziava il dramma
che avrebbe determinato il massacro del giorno seguente.
Due motocarrozzette porta ordini tedesche, caddero in
un'imboscata, nei pressi di Piazza Roma. Due soldati
nemici furono assassinati.
Il giorno seguente la reazione tedesca fu incontenibile.
Con violenza spietata, colpendo senza il minimo scrupolo
obiettivi civili e militari, le truppe nemiche piegarono
la resistenza della città. I tedeschi entrarono
a Barletta con 400 uomini della divisione "Goering"
ed un reparto di SS, guidate dal capitano Brunn. Bisognava
riportare ordine e per farlo occorreva un esempio. Un
manipolo di soldati tedeschi fu incaricato di scovare
i responsabili della morte dei due di Piazza Roma. In
tre si recarono presso l'Ufficio Centrale dei Vigili,
in Via Vecchia Cappuccini n. 2, oggi Renato Coletta,
probabilmente convinti che lì qualcuno conoscesse
i nomi di colpevoli. Il maresciallo dei vigili, Francesco
Capuano, prima che i tre tedeschi facessero il loro
ingresso, ordinò ai suoi uomini di liberarsi
delle pistole di ordinanza per evitare qualsiasi rappresaglia.
Gli undici vigili e due netturbini presenti, furono
fatti uscire. I soldati tedeschi li condussero verso
il monumento dei caduti. Lì erano presenti altri
soldati che bloccavano ogni via d'accesso. La tensione
di quei momenti fu rotta dalle urla rabbiose di un ufficiale
tedesco, ferito ad una mano da un cecchino. Dopo aver
bisbigliato qualcosa ai suoi, gli undici vigili e due
netturbini furono fatti disporre lungo il lato sinistro
dell'Ufficio Postale. In quel momento il disegno di
vendetta dei tedeschi apparve chiaro.
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Piazza
Monumento , dove vennero radunati i vigili urbani
e i netturbini prima di essere fucilati. |
Stavano per essere fucilati. Venne scattata la foto
documentale, quindi fu sparata la prima raffica di colpi.
Feriti in modo più o meno grave, i tredici martiri,
si strinsero l'uno all'altro per cercare una futile
protezione. La seconda raffica di colpi, però,
non lasciò nessun superstite. Almeno in apparenza.
Sotto il cumulo di cadaveri, infatti, il giovane vigile
urbano aggiunto Francesco Paolo Falconetti, era ancora
vivo. Ad accorgersene fu una donna, Addolorata Sardella,
che aiutata da altre persone riuscì a portare
al sicuro il ferito. L'episodio di Barletta fu rivelatore
del torbido progetto di vendetta che i tedeschi misero
in atto, nel nostro Paese, subito dopo l'armistizio.
Un evento che le milizie germaniche avevano paventato
negli ultimi mesi di guerra e contro il quale si stavano
da tempo preparando.
I segni di quell'infausto giorno sono ancora visibili,
nel muro sinistro dell'Ufficio Postale. I buchi lasciati
dai proiettili, non sono mai stati ricoperti in perenne
ricordo di quel tragico avvenimento. Nulla di eroico
vi fu in quella morte, ma solo la bieca celebrazione
di un sadico rito chiamato guerra.
Testo: Nicola Di Molfetta
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