| All'epoca
della seconda guerra punica, quando la potenza di Roma
sembrava vacillare sotto i colpi di Annibale, Taranto
ed una parte delle città appule, come Salapia,
Erdonia, tentarono la riscossa. Tito Livio dedicò
ben dieci libri al racconto di questa lotta per il dominio
del Mediterraneo e la regione pugliese ne fu il teatro
per quindici anni. Lo stesso Tito Livio ci fa sapere
che Annibale trascorse l'estate dell'anno 213 a.C. nell'agro
tarantino, nella speranza di potersi impadronire col
tradimento della città di Taranto. Quando Annibale
passò a saccheggiare le campagne salentine e
si diresse a Taranto, egli percorse la via Appia,la
migliore che all’epoca attraversava la regione.
Polibio nel riferirci i particolari di questa audace
mossa del grande condottiero dice che "stando i
Numidi a 120 stadi (circa 22 Km) da Taranto bivaccarono
lungo un fiume difficile a riconoscersi e cinto di burroni".
L'episodio è confermato da Tito Livio il quale
racconta che il capitano cartaginese "avanzando
rapidamente, si accampò a circa 15 miglia (22
Km ) da Taranto". Nei pressi del fiume Lato, vicino
al sito chiamato Le
Saline, si riconobbe il corso d’acqua anonimo
di Polibio dove Annibale si fermò a cenare in
mezzo alla valle, interrompendo la marcia di avvicinamento
verso Taranto, guidato dal tarantino Filemene, sempre
ben nascosto, senza che il presidio romano se ne fosse
accorto.
Secondo un'altra interpretazione si osserva che alle
Saline il fiume Lato scorre in piano e all'aperto, quindi
la valle rovinosa e profonda di cui parla Polibio non
poteva essere quella del Lato, bensì quella del
Talvo, ossia la nostra gravina di Castellaneta, le cui
acque s'immettono successivamente nel Lato; e perciò
il luogo in questione deve ricercarsi più su
verso Castellaneta. Il grande capitano cartaginese verosimilmente
lasciando la via Appia, nei pressi di Minerva, dove
la gravina di S.Stefano s'immette in quella di Castellaneta,
e
questa comincia ad allargarsi, abbia proseguito per
il fondo di questa, ossia per il Talvo, di nascosto
per un certo tratto fin verso la contrada S.Mama e più
precisamente verso la masseria Matria, dove la gravina
di Castellaneta si trasforma nella pianeggiante Lama
omonima per dirigersi infine verso Taranto.
Testo: Stefano Martemucci
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