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il mare nei proverbi pugliesi è sempre guardato
con soggezione e diffidenza, ben diverso è lo
spirito con cui viene affrontato il mondo della terra
e del lavoro dei campi:
Ce ricche te uè fà Va n-gambbàgne
e mmìttete ad arà.
Se ricco ti vuoi fare, va' in campagna e mettiti ad
arare.
Oggne e bbène da la tèrre
vène.
Ogni bene dalla terra viene.
E poiché "nessciùne nasce ambaràte"
(nessuno nasce istruito), è necessario imparare
il mestiere del contadino, per il quale l'unica vera
scuola è l'esperienza. Così, proprio riguardo
l'agricoltura, trionfa la funzione didattica del proverbio:
trasmettere attraverso le generazioni un sapere non
codificato, ma efficace. I precetti per il perfetto
"chezzàle" (contadino) riguardano innanzitutto
le due regine delle campagne di Puglia, l'oliva e la
vigna:
U uàrrue d'auuì cìnghe
cose vole: larghe, pète, remmàte, accètte
e ssole.
L'ulivo pretende cinque cose: largo, pietra, letame,
ascia e sole.
Quànne l'auuì fiorìsce
ad abbrìle le cuègghie a varrìle.
Quando l'ulivo fiorisce in aprile, le olive si raccolgono
a barili.
Affùnne bbuène la zzappe
a la vìggne e llìive la malèrve
e la gramìggne.
Affonda bene la zappa nella vigna e togli l'erbaccia
e la gramigna.
Famme pòvere ca te fazze ricche.
Fammi povera e ti farò ricco. (Cioè, la
vite va potata con decisione)
Non mancano precetti più generali sulla vita
quotidiana del contadino:
Quànne se zzappe e qquànne
se pute fore parìinde e ffore nepùte.
Quando si zappa e quando si pota, fuori i parenti e
fuori i nipoti. (Cioè, bisogna allontanare le
distrazioni)
Mat'a cchèdda tèrre ca non
vète u patrùne.
Male a quella terra che viene trascurata dal padrone.
Quànne vène u chezzàle
de fore Dange a manggià ca tanne more.
Quando il contadino torna a casa, dagli da mangiare
da scoppiare. (Di solito è molto affamato)
Ma l'uomo non è certo l'unico abitante della
sua terra: la condivide con gli animali. Come nella
più classica delle tradizioni folcloriche, la
favola, anche nei proverbi gli animali sono spesso antropomorfi
e dai loro comportamenti è facile trarre la "morale".
Ecco un piccolo "bestiario" di proverbi pugliesi:
Fa come o cane, sckame da lendàne.
Fa' come il cane, abbaia da lontano.
O puèrche dange le fràuele
e le scètte, dange le gghiànde e se le
mange.
Al maiale dai le fragole e le getta via, dagli le ghiande
e se le mangia. (Cioè, non tutti sanno apprezzare
ciò che lo merita)
La lacèrte disse: "Tutte u
munne iè chiappe".
La lucertola disse: "Tutto il mondo è capestro".
(Cioè, la vita è piena di trappole)
Chi pèggre se fasce, u lupe se la
mange.
Chi pecora si fa, il lupo se la mangia. (Cioè,
non bisogna mostrare la propria debolezza)
Decève l'èlefande: "Ogne
e ppìcche ggiòve", e se gnettève
na mòsque.
Diceva l'elefante: "Ogni poco giova", e ingoiava
una mosca.
A cavàdde gastemàte nge lusce
u pile.
Al cavallo bestemmiato brilla il pelo. (Cioè,
spesso il disprezzo è dettato dall'invidia)
Quànne u vove non vole arà,
tutte le sscìue nge pàrne stèrte.
Quando il bue non vuole arare tutti i gioghi gli sembrano
scomodi.
Pure le pùdece tènene la
tosse.
Anche le pulci hanno la tosse. (Cioè, anche chi
non vale nulla si permette di sentenziare)
Testo: Susanna Mancini
Foto: Archivio Xenia
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