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Poesia
- Francesco Paolo Borazio
- Nicola G. De Donno
- Pietro Gatti
- Poesia dialettale
- Poeti e versi alla corte
  di Federico
LA POESIA DIALETTALE MERIDIONALE 

L'area culturale meridionale, in quanto zona subalterna, ha subìto, a partire dagli anni '50, un processo di forzata trasformazione linguistica. Tale processo è stato causato dalla borghesia neocapitalistica italiana che, con aggressione ed arbitrio, ha portato all'emarginazione delle culture "altre" ed alla sostituzione delle stesse con la propria lingua, l'italiano ufficiale. Questo fenomeno ha causato quella che altrove è stata definita un'autentica "oppressione - colonizzazione linguistica". Le classi emarginate si sono trovate così, di punto in bianco, a dover esprimere concetti appartenenti alla propria esperienza di vita con l'ausilio di una lingua calata dall'alto, imposta e sconosciuta nelle sue varie forme espressive e tecniche strutturali. Il parlante ne è risultato paralizzato, ridotto ad uno stato di alienazione, di miserevole afonia. Contro la fagocitazione inarrestabile dell'italofonia, l'uso del dialetto va visto e come orgogliosa reazione e come confronto linguistico: il dialetto rappresenta sia un modo istituzionalizzato, alternativo ed equivalente all'italiano di esprimere in toto le proprie esperienze e la propria visione della realtà, nonché lo strumento con cui si può vincere l'ardua battaglia di recupero - ricostruzione di un'identità etnica, quella dell'area meridionale subalterna. Il confronto dialettale che più da vicino ci interessa è quello che si realizza a livello micro - socio - linguistico, ossia quando si riferisce agli atti linguistici singoli in cui si possono inserire i testi poetici dialettali. L'operazione compiuta dall'autore dialettale è piuttosto complessa in quanto nella mediazione dell'arte, il poeta dilata i connotati individuali e li rapporta a motivi ed elementi di un dato gruppo sociale che nel nostro caso è rappresentato dalla classe popolare meridionale. Di questa vengono utilizzate, dai poeti che attribuiscono alla propria poesia un ruolo di impegno sociale, le tendenze culturali più dinamiche e foriere di impulsi progressisti. I poeti di maggiore rilievo hanno dato voce, attraverso i loro versi, a motivi culturali e sociali che hanno investito e coinvolto il Mezzogiorno, sia dal punto di vista etico e del costume (il divorzio, l'aborto, la pillola anticoncezionale etc.), sia in rapporto alle lotte sociali e al nuovo vigore politico, seguiti al dopoguerra: il socialismo, il sindacalismo, le lotte contadine etc. La poesia dialettale di Nicola Giuseppe De Donno, salentino di Maglie, focalizza la sua attenzione "su temi e momenti della grande cultura senza confini" con cui si confronta, dai tempi più recenti, la cultura meridionale: un emblematico esempio è dato dallo scabroso tema del divorzio a cui De Donno dedica la raccolta "Sìdici sunetti pe llu divorzio" (Maglie, Tip. Gioffreda, 1974). Assai significativo, in questi versi, è l'uso del dialetto come strumento di espressione. Esso racchiude il doppio, apparentemente dicotomico tentativo, di aggancio all'attualità e recupero di radici; il tutto proteso e risolto nel raggiungimento di un'orgogliosa e precisa individualità dinanzi a questi grandi temi. Il dialetto con De Donno esce dall'ambito del nostalgico, che secondo Pasolini ha rappresentato il limite della poesia dialettale pugliese fino agli anni '50, per farsi portavoce di una ben definita visione del mondo capace di confrontarsi autonomamente e dignitosamente, al pari di altre culture. Poesia sperimentale è quella di Francesco Paolo Borazio "autodidatta, imbianchino e cavamonti di San Marco in Lamis" (FG), autore, oltre che di numerosi componimenti satirici inediti, di un singolarissimo poemetto eroicomico in vernacolo garganico intitolato "Lu trajone" (a. c. di M. Coco, A. Motta, C. Siani, San Marco in Lamis, ed. Quaderni del Sud, 1977). Degna di nota, nel testo in questione, è la sperimentazione linguistica e strutturale operata dal Borazio. Una sperimentazione che vuole andare al di là dell'ambito strettamente linguistico - letterario, che, nel suo coraggio e orgoglio, vuole essere un messaggio al nuovo Mezzoggiorno perché ripudi i falsi miti e le vecchie credenze, perché si liberi dell'antica subordinazione e, forte di ciò, vada incontro all'anelata renovatio. La poesia dell'impegno e dai connotati progressisti non esaurisce gli usi artistici del dialetto che da molti poeti pugliesi è usato invece come lingua pura, la quale più che perseguire veri scopi realistici, è usata come lingua "altra" capace di fuggire intenti concretamente comunicativi e rifugiarsi così nel mito del ricordo e dell'idillio. I motivi della realtà subalterna, guardati con l'occhio commosso della memoria, trasfigurati quindi e contornati da confini labili e soffusi, ben si prestano ad essere cantati da versi intrisi di lirismo e nostalgia. A questo versante "metaforico" appartiene la poesia di Pietro Gatti (Ceglie Messapica - BR) la cui poesia è essenziale e atemporale come la terra del suo ricordo. La dolcezza e la nostalgia della memoria sono presenti anche nelle composizioni di Albino Pierro. Personaggi e credenze popolari vengono mediati artisticamente nella poesia di Giacomo Strizzi, garganico di Alberona (FG). Il poeta funge da bozzettista, da ritrattista in piena coerenza con un rapporto uomo - natura che è lirico e memoriale. Anche dal punto di vista linguistico la diversità tra i due filoni è evidente. Se nei poeti realisti trionfa un dialetto "dinamico", investito da una spinta evoluzionistica che parallelamente coinvolge anche la realtà culturale meridionale, nei poeti metaforici è presente invece un "dialetto - Koiné" che risponde alle esigenze di una lingua pura e remota, in piena coerenza con i contenuti simbolici e memoriali dei versi.

Testo: Angela Scommegna

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