| Una
mattina di Settembre, aveva da poco albeggiato. Solo
su un colle cercavo di cogliere l'immagine che avrebbe
reso l'anima di quella città.
Ero sicuro che l'avrei trovata su quel colle e non nella
magnificenza dei monumenti. Avrei voluto iniziare il
mio articolo su Otranto partendo dalla memoria sull'eccidio
degli ottocento otrantini che nel 1539 sacrificarono
la loro vita per non tradire la propria fede religiosa.
Volevo conoscere meglio la storia dei martiri, capirne
le dinamiche, fu in quella circostanza che conobbi Nicola
G. De Donno il curatore di un libello: "Historia
delli Martiri".
Può capitare di cercare caparbiamente la soluzione
in un'immagine, e trovare risposta nella poesia.
La poesia inneggia al bello, mentre la prosa
denuncia il brutto.
Questa distinzione che può valere in linea di
massima, mal si adatta alla poesia di Nicola De Donno.
Nella poetica dell'autore salentino, si ritrova la ricerca
di una testimonianza storica che affermi la libertà
ed il diritto alla memoria. Molti temi trattati nella
letteratura del neorealismo, distanti dall'esigenza
di rendere la musicalità del testo sono ripresi
nella poesia di De Donno. Scrivere per conservare la
memoria storica sembra l'imperativo. La memoria dell'infanzia
e del gioco, ma anche la memoria della guerra e della
ferocia sono rese con estremo rigore. Leggendo le sue
poesie si ha la sensazione di avere a che fare con un
grande autore al quale il temo ha sottratto la notorietà
che gli spetterebbe ma lo ha ripagato dandogli la capacità
di renderlo con profondità ed esattezza. Leggedo
le sue opere emerge un'accostamento con la scrittura
del grandissimo L.F. Celine. La ricchezza della frase
nobilita la povertà degli umili.
Tra le opere che vi consigliamo c'è "LA
GUERRA DE OTRANTU" e per chi desideri conoscere
meglio la storia di Otranto il già citato "HISTORIA
delli MARTIRI". L'opera più significativa
è probabilmente "LU NICOLA VA A LLA GUERRA"
un poemetto in 1871 versi endacasillibi raccolti in
33 lasse tematiche di varie lunghezze.
I temi della guerra e dell'infanzia sono rinfrancati
dal ricordo dei luoghi cari all'autore, primo tra tutti
la città di Otranto.
Dalla raccolta di poesie "LA GUERRA DE OTRANTU"
ne riportiamo la seguente:
Mare de sale, jentu senza cantu:
a Utràntu cinque sèculi de jentu,
frange de cràuli an celu, e stu spamientu
ca dura, e llu ribbombu de ddu sciantu.
Cusì t'ài strutta a ppelle e cchiesa,
Utràntu,
ma ogni annu su llu cippu a li Ottucentu
se scunùcchiane l'osse, e a llu Salentu
li crammani ricordi, e cchiami chiantu.
Piccinni nuti cu rrena pe mmantu
àlica sporca de scoma de mare
scàvane scàvane a gnenti truvate.
O pe ttruvare reliquie de santu,
isca de paratisu, a ffrasturanare
pena de pane vera a vvanu vantu.
Mare di sale, vento senza canto:
ad Otranto cinque secoli di vento,
frange di tàccole in cielo, e questo spavento
che dura ed il rimbombo di quello scianto.
Così ti sei consumata a pelle e chiesa, Otranto
ma ogni anno sul ceppo agli Ottocento
si disarticolano le ossa, ed al Salento
gli càrmini memorie, e chiami pianto.
fanciulli nudi con rena per veste
alghe sporche di schiuma di mare
scavano scavano a niente trovare.
O per trovare reliquie di Santi,
esca di paradiso, a distrarre
pena di pane vera a vano vanto.
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