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 ANDREA PAZIENZA 

Una vita vissuta in punta di matita. Il protagonista di questa storia è Andrea Pazienza, nato a San Menaio (FG).
Nell’anno in cui il Paese viene sconvolto dalle lotte studentesche, Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza si trasferisce a Pescara per frequentare il liceo artistico. Partecipa da subito a mostre collettive. E nel 1970, Andreanza, come lo chiamavano i suoi amici, prende a frequentare la galleria d’arte Nuova Dimensione. È un luogo strano. Ricco di gente ispirata e creativa. In cui la cosa più bizzara è senzaltro il propietario, di cui Andrea dice: "è completamente pazzo".
La chiusura di Nuova Dimensione lascia "senza tetto" parecchi giovani artisti. Siamo nel ’72. Per colmare questo vuoto alcuni di loro decidono di creare un laboratorio artistico tutto nuovo, e chiamarlo Convergenze.
Nel 1975 la sua città diventa Bologna. La città rossa nei mattoni e nell’anima. È qui che nasce Paz. Il fumettista. Sono quelle le strade, gli ambienti e le facce che ispirano le sue storie. I luoghi dove nasce il suo mondo a matita.
Lui è un marxista-leninista. Un uomo strano e particolare. Un bello. Capace di destreggiare con fascino formidabile linee e colori, e di farsi usare, con altrettanta perizia, dalla droga.
Andrea ha cominciato a disegnare prima ancora di cominciare a parlare. "Avevo 18 mesi, e ho disegnato un orso", racconta nelle sue note. Disegnare serve a provocare reazioni. Ed i fumetti, sono l’ideale. "Se leggendo un racconto, il cuore riesce a pulsare una volta in più o in meno, l’adrenalina circola per un attimo in un modo più o meno veloce e qualcosa in chi legge cambia, io ho raggiunto il mio scopo".
I racconti di Pazienza non inseguono una morale, e non puntano a compiacere il lettore. Vogliono scuoterlo. E lo fanno attraverso soggetti come Penthotal, Massimo Zanardi e Enrico Fiabeschi.
Andreanza vive come il personaggio di un romanzo... anzi di un fumetto. Ama le moto e la natura. Disegna. Inventa storie e personaggi che fanno presto ad entrare nella vita della gente. Con le loro sfaccettature i loro caratteri, le loro perversioni. Sono lo specchio del mondo che si agita nel fumettista.
Andrea, senza volerlo, diventa un "mito". I suoi amici amano vederlo intento nel cazzeggio e nella creazione artistica. Scattare sulla sedia, dopo ore di ozio e birra, ed iniziare a tracciare delle linee, essenziali, perfette, carnose. È questo il vero artista. Non uno dei tanti che frequentano club culturali per fighetti.
Passa a Montepulciano gli ultimi anni della sua vita, che si spezza prematuramente nel 1988. A giugno. In un giorno d’estate caldo e nuvoloso.

Leggi l'intervista a Renato De Maria, il regista del film "Paz!"


Testo:
Nicola Di Molfetta

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