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 VITO LATERZA 

Vito Laterza nacque a Bari l'11 dicembre 1926, da Giuseppe e Maria Lembo. Una famiglia importante, la sua. Il nonno paterno aveva fondato la casa editrice alla quale Vito avrebbe dato lustro, mentre suo nonno materno era stato tra i protagonisti della politica barese durante il primo '900.
Educato all'antifascismo di tipo crociano, studiò sotto la guida di Eugenio Garin e si laureò in Filosofia a Firenze.
Vito Laterza entrò nella azienda di famiglia negli anni '50, con il compito di affiancare suo cugino Franco. Presto, però, vi sarebbe stato un avvicendamento tra i due alla direzione della casa editrice. Vito Laterza non intraprese il suo lavoro con attitudine manageriale, bensì con la passione e l'attenzione di chi ha consapevolezza profonda dell'importanza e della funzione del lavoro intellettuale.
Nacque così la prima collana della sua direzione: I Libri del Tempo. Una serie di opere contraddistinte dall'impegno civile e di denuncia.
La sua casa (editrice ma non solo) divenne, molto presto, polo d'attrazione per tutti i più importanti esponenti della sinistra salveminiana ed azionista: da Leonardo Sciascia a Paolo Sylos Labini, da Eugenio Scalfari a Federico Caffè e Tommaso Fiore.
L'impegno culturale di Vito Laterza non si accontentò mai di avere un semplice connotazione "intellettualistica". Le opere da lui pubblicate rientravano a pieno nell'azione di lotta civile per la modernizzazione dell'Italia.
Tale impegno schietto e determinato, gli valse l'ingiustificata accusa di essere un "comunista", e spinse molti intellettuali di matrice crociana ad abbandonarlo. Tuttavia questa "accusa" non aveva alcun fondamento. Basti pensare che, proprio nei giorni in cui scoppiò la polemica, l'editrice Laterza pubblicava L'intervista sul fascismo di Renzo De Felice: la prima opera a segnare la fine dell'egemonia marxista sugli intellettuali, ed in particolare gli storici italiani. Ma soprattutto la prima opera ad aprire nuove prospettive di analisi sul periodo del ventennio nero.
Il genio editoriale di Vito Laterza, dette forma a numerose ed innovative collane. Su tutte va ricordata, per il suo potenziale rivoluzionario, la prima tascabile italiana di saggistica: la Universale Laterza.
Ancora va sottolineato il nuovo rapporto che Vito Laterza riuscì ad instaurare tra il modo dell'editoria e quello del giornalismo. Non solo, egli riuscì ad ottenere l'impegno, di alcuni grandi giornalisti, per la realizzazione di importanti lavori d'interesse storico (pensiamo al Gramsci di Fiore oppure al Togliatti di Bocca), ma fu capace di lanciare un nuovo genere letterario connotato da un'essenziale matrice giornalistica: il libro-intervista. Un'invenzione destinata a diventare genere di grande successo.
Tra le vicende che hanno maggiormente segnato l'esperienza di Vito Laterza, c'è sicuramente quella che ha riguardato il trasferimento dell'attività aziendale da Bari a Roma. Una scelta che solo in pochi, a Bari, capirono e che molti criticarono. Una scelta forzata dalla crisi che l'editoria libraria stava attraversando. La sua decisione non fu affatto facile. Esisteva un legame profondo che univa la sua persona e la sua attività alla città di Bari. Un vincolo di amore e odio che negli anni precedenti aveva portato il suo autentico meridionalismo salveminiano a scontrarsi con la chiusura culturale della città e della sua classe governante.
Negli anni '90, Vito Laterza cede la guida della casa editrice al figlio Giuseppe ed al nipote Alessandro. Nel 2000 è stato nominato presidente onorario della Laterza. Morendo, Vito Laterza, intellettuale onesto, ironico e severo, ha lascito un grande vuoto nel mondo dell'editoria nazionale ed internazionale.

Testo: Nicola Di Molfetta

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