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Durante il Medioevo le vicende storico-politiche hanno fortemente condizionato quelle culturali. Numerose sono infatti state le popolazioni che si sono avvicendate sul territorio pugliese, lasciando traccia del loro passaggio soprattutto nelle tradizioni popolari, formando quello che oggi è il variegato patrimonio culturale della regione. Nonostante le incursioni dei Goti, dei Longobardi e dei Saraceni, sono stati i Bizantini a dominare più stabilmente e per un periodo decisamente più lungo (dal 552 al 1056) sulla Puglia e ad esercitare un'influenza maggiore sull'originario fondo romano della sua cultura. Testimonianze di questi apporti sono rilevabili nella produzione letteraria, agiografica, filosofica e figurativa (per quest'ultima è fondamentale l'elemento arabo) risalente al periodo medievale. Tuttavia per i secoli in questione (dal V all'XI), cioè immediatamente precedenti alla conquista normanna, non si può parlare di una cultura propria e originale della Puglia, nonostante il i fitti rapporti di scambio con le popolazioni straniere fin qui nominate. Sarà appunto con l'avvento dei Normanni (nel 1056) e successivamente degli Svevi che si verificherà in Puglia un vero e proprio risveglio culturale, che alcuni storici hanno voluto definire "Rinascenza pugliese", e che rappresenta l'unico momento di fioritura di esperienze originali in tale ambito. La scuola siciliana creatasi alla corte di Federico II, ne è la più alta manifestazione.
Divideremo la nostra osservazione sul panorama letterario medievale in 2 tronconi, cioè cultura monastico-ecclesiale e cultura laica
CULTURA MONASTICO-ECCLESIALE Dal V all'VIII secolo non si può parlare di una vita culturale attiva in Puglia. Le prime testimonianze letterarie del periodo medievale risalgono alla metà del 700, grazie al vescovo Marco da Otranto, autore di un breviario e dell'inno "In magnum Sabathum", entrambi in greco. A partire dal IX secolo si sviluppa una cultura di stampo monastico-ecclesiale in quanto, mancando una corte in grado di attirare intellettuali e di ispirare una produzione letteraria pari a quella delle corti di altre regioni, l'unica vera iniziativa culturale era nelle mani della Chiesa e dei suoi rappresentanti. I monasteri accoglievano al loro interno scuole e biblioteche che si arricchivano grazie al lavoro degli amanuensi, diventando quasi i soli luoghi di produzione e di fruizione culturale. Si tratta di una letteratura agiografica, che si richiama alla tradizione retorica latina (l'uso del cursus, l'andamento ritmico del periodo nella prosa latina, ne è la prova), come segno della continuità col passato nonostante le travagliate vicende storico-politiche. Molti sono i vescovi che si rendono promotori della composizione di opere letterarie, come le biografie di S. Sabino, voluta da quello di Canosa, o di S. Leucio, scritta in area brindisina. Nel secolo XI si assiste al cambio della guardia nel dominio della regione : ai Bizantini succedono i Normanni, e con loro ha inizio la cosiddetta "Rinascenza pugliese", grazie alla quale giunge l'eco della civiltà francese. I nuovi padroni di Puglia favoriscono la fondazione di monasteri benedettini, veicolo di una maggiore diffusione della cultura latina, che conosce in questo periodo una nuova giovinezza. Rinomata è l'abbazia di S. Nicola di Casola presso Nardò, dove ha operato l'abate Niceta, autore di opere teologiche, che al suo interno ha raccolto una notevole biblioteca. A Bari, Giovanni arcidiacono compone in latino gli atti della traslazione del corpo di S. Nicola di Bari (ne scrive una narrazione anche Niceforo barese), e una vita di S. Sabino. Accanto alla letteratura agiografica se ne sviluppa una cronachistica ("Annales" di Lupo Protospata, dal 860 al 1102), e giuridica. Nel XII secolo è interessante l'opera di Guglielmo Appulo che, con il francese Goffredo Malaterra, è il maggior cantore delle gesta dei Normanni, specialmente di Roberto il Guiscardo, con il poema "Gesta Roberti Wiscardi", prova della penetrazione della letteratura epica francese.
CULTURA LAICA
L'avvento della dominazione normanna innesca quel moto di rinnovamento culturale di cui abbiamo parlato. Ma la Puglia ne ha percepito solo il riflesso, essendo la Sicilia, e Palermo in particolare, il vero centro del regno. La situazione cambia con l'arrivo degli Svevi. Federico II fa della regione pugliese il suo luogo di residenza preferito, e non solo per motivi militari e politici. Qui insedia la sua corte e fa costruire fastose dimore nelle quali soggiorna durante le battute di caccia (sua passione e argomento di un suo trattato). Partendo dalla convinzione che il sapere in ogni sua forma debba essere inteso come libero ed universale esercizio delle virtù umane, il puer Apuliae, come veniva chiamato, accoglie nella sua corte letterati, dotti e scienziati provenienti da ogni parte. Promuove un fecondo incontro di cultura latina, orientale, moderna e tradizionale e la fioritura della arti, della poesia, della scienza, del diritto. Contemporaneamente nasce a Bari, infatti, una scuola giuridica presso la basilica di S. Nicola, e parecchi sono i giuristi e gli economisti pugliesi che vivono a corte : Andrea Bonello da Barletta, Andrea da Bari, Sparano da Bari, Bartolomeo Pignatelli da Brindisi. La produzione letteraria e poetica di questi anni trae ispirazione dai fatti storici : Giovanni da Otranto ha scritto giambi greci per condannare la rivolta di Parma contro Federico, mentre Giorgio Cartofilace di Gallipoli ha scritto un carme in suo onore. Ma la vera novità culturale è la nascita della cosiddetta scuola siciliana, che sigla l'avvento della nuova poesia in volgare, formando un codice linguistico che si affianca a quello greco e latino, già esistenti. Molti scrittori vi prendono parte e lo stesso Federico; tra i pugliesi ricordiamo Iacopo Mostacci e Guglielmo da Otranto, autore di un sonetto sull'incarnazione di Cristo con influenze guittoniane. C'è poi Schiavo di Bari, (nominato da molti autori del periodo medievale), autore di un plazer (componimento tipico della lirica provenzale) e di un'opera didascalica giunta fino a noi, la "Dottrina". Il movimento culturale dell'età federiciana resta un fatto "pugliese", in quanto in Puglia si è insediato e da qui si è diffuso. La caduta degli Svevi sancisce la fine del primato culturale pugliese e l'inizio della decadenza politica ed economica.
Testo di Rossella Tresca |