La
musica con i suoi infiniti suoni, accenti e colori,
è compagna, sicura e costante, d'ogni uomo intento
nel proprio girovagare terreno.
La musica è una traccia preziosa, capace di condurre,
chi le presti orecchio e cuore, alla profonda intelligenza
d'un mondo sconosciuto. Il mondo racchiuso nella distanza
che separa i nostri occhi dalle cose che ci mostrano.
La musica, "comprensione delle cose", è
strumento prezioso ed irrinunciabile per chiunque voglia
conoscere a fondo una terra, la sua cultura, le sue
tradizioni e la sua gente.
In particolare, la musica popolare grazie alle sue radici
pure, non artefatte da arzigogoli concettuali, è
caratterizzata dalla maggiore vicinanza alle persone
che costituiscono un certo nucleo sociale e che costruiscono,
quotidianamente, la storia del proprio tempo. La musica
popolare non nasce per soddisfare "velleità
artistiche", bensì per espletare preziose
funzioni sociali, per aggregare, per esorcizzare i problemi,
per celebrare le gioie e sublimare i dolori. Questa
è la sua grandezza!
La conservazione delle culture popolari in Italia è
stata a lungo messa a repentaglio da alcuni fenomeni
sociali che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra.
Il boom economico degli anni '50, le esigenze omologanti
del consumismo, la televisione, l'alfabetizzazione di
massa, hanno fatto crescere il desiderio di affrancamento
da un passato contraddistinto da povertà e sottosviluppo.
Tuttavia, proprio gli eccessi del rapido ed esteso manifestarsi
del processo d'omologazione sembrano aver contribuito,
negli
ultimi tempi, a far rinascere un forte interesse nei
confronti del valore culturale della diversità
ovvero della tradizione. Si tratta di un fenomeno di
grande importanza, poiché sembra esprimere l'insoddisfazione
di larghi ed eterogenei strati della popolazione, per
gli stili di vita indotti dallo sviluppo economico,
i quali, se da un lato vengono accettati per gli innegabili
vantaggi che comportano, dall'altro sono sentiti come
insufficienti a rappresentare l'esistenza individuale
e collettiva.
È così che si ritorna al passato, e si
ricomincia ad attribuire la dovuta importanza alle espressioni
della cultura tradizionale che, fino a qualche anno
fa, venivano rifuggite per la smania di globalizzazione!
Testo: Nicola Di Molfetta
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