Il
cammino dei Radiodervish inizia nel 1998, quando si
conclude l’esperienza Al Darawish. Con quali rimpianti
e con quali speranze avete elaborato questo nuovo progetto?
Il passaggio da Al Darawish a Radiodervish è
stato per noi (Michele e Nabil) un evento indispensabile
per liberare la creatività del nucleo compositivo
a due che già era in funzione nella maggiorparte
della produzione fin dalle origini della nostra vita
artistica. L'essere stati protagonisti della chiusura
di quella esperienza è stata quindi vissuta da
noi come una vera e propria liberazione. Buona parte
di quel percorso ci è naturalmente rimasto addosso
anche per i suoi numerosi momenti belli e siamo contenti
di esserne stati parte attiva. Il nuovo progetto non
aveva speranze particolarmente diverse da quelle che
animavano la vecchia formazione se non la consapevolezza
che avremmo lavorato in un clima di maggiore serenità
e professionalità.
Lingua vs lingua, il vostro primo cd, è un disco
che incarna la natura frontaliera del gruppo. Che importanza
ha avuto la Puglia, in quanto terra di confine, nell’elaborazione
dei brani che lo compongono? Quali sono i luoghi che
vi hanno particolarmente ispirato?
La Puglia, in quanto luogo di confine ci ha offerto
in più occasioni la possibilità di toccare
con mano questa sua natura di essere una frontiera,
la porta d'occidente verso oriente e viceversa, l'esperienza
dell'arrivo della prima nave colma di profugi albanesi
dieci anni fa si è tradotta nel brano "In
Prima Luce", questo ancora prima della realizzazione
di "Lingua vs Lingua" a sua volta segnato
da tanti episodi che riportano quest'essenza frontaliera
dei Radiodervish; a questo proposito il brano "Fedeli
D'Amore" riassume benissimo lo spirito del primo
CD in quanto ci siamo ispirati, nella sua composizione,
alla Sacra Bibbia il libro che trova radici e continuità
negli altri libri sacri dell'islam e l'ebraismo che
insieme al cristianesimo costituiscono gli elementi
di fede di tutti i popoli che vivono sulle varie sponde
del mar Mediterraneo.
Inoltre, i fedeli d'amore sono anche un gruppo di poeti
vissuti tanti secoli fa, alla corte di re Federico II
di Svevia ma anche alla corte di diversi regnanti arabi,
che hanno lavorato spesso in segreto e contro il potere
religioso oscurantista, per mantenere vivi i rapporti
fra oriente ed occidente: nel nostro piccolo ci sentiamo
anche noi dei "fedeli d'amore".
In effetti sono tanti i luoghi che c'hanno ispirati,
luoghi reali tra i quali è sicuramente presente
la Puglia in quanto nostra bellissima attuale casa,
ma anche le terre di provenienza di parte di noi che
sono oltre la linea dell'orizzonte, luoghi reali di
bellezza struggente ma molto amari allo stesso tempo,
ci sono anche dei luoghi non fisici ma fantastici che
ci ispirano e che ci permettono anche di volare lontano
con l'immaginazione e la creatività.
L’esperienza Radiodervish è stata contrassegnata
dalla collaborazione con la cantante israeliana Noa.
Cosa ha significato, per voi, realizzare attraverso
la musica ciò che la politica non è ancora
riuscita a fare?
L'incontro con Noa è stato fra i più particolari
della nostra carriera musicale date le origini dei due
personaggi al centro di questo incontro, Nabil (Palestinese)
e Noa (Israeliana), due individui appartenenti a due
realtà, a due popoli in conflitto tra di loro.
La musica è riuscita in primo luogo a favorire
un approccio lontano dai tanti pregiudizi che contrappongono
palestinesi ed israeliani, ma subito dopo siamo rimasti
colpiti dalla comunione dei punti di vista per quanto
riguarda sia la possibilità di trovare una via
d'uscita a questo conflitto sia la maniera di affrontarlo,
nel senso di una pace basata sul diritto dei due popoli
ad una autodeterminazione reale in due stati sovrani
ed indipendenti, tutto questo ovviamente lontano dalle
logiche che si sono attuate finora, basate su una pseudo
"pace" che non affronta in modo pragmatico
tutta una serie di problematiche. Non siamo dei politici
ma dei semplici musicisti, tuttavia crediamo che la
musica, sopratutto in questo caso, riesca a creare delle
opportunità d'incontro di conoscenza e di confronto
che spesso la politica e il pregiudizio non favoriscono
affatto.
Negli ultimi mesi siete stati impegnati in un tour tutto
in acustico, dal quale avete tratto un cd live. Delle
session davvero suggestive che hanno lasciato il pubblico
entusiasta. Voi siete rimasti altrettanto soddisfatti?
Il successo che sta riscuotendo il tour "in acustico"
ci riempie di soddisfazione in quanto ci fa pensare
che le nostre canzoni sono riuscite ad arrivare direttamente
e, quasi intimamente, al nostro pubblico senza mediazioni
artificiose bensì con arrangiamenti semplici
ed essenziali. Per noi è stata una scommessa
perchè ha voluto dire metterci a nudo proponendo
dei brani quasi solo testo e melodia come ad esempio
"Fedeli d'amore" che dalla versione rock del
disco è stata proposta, diciamo noi, alla Erik
Satie. Inoltre crediamo che parte della buona riuscita
sia anche da attribuire agli splendidi scenari nei quali
spesso ci stiamo esibendo: le meravigliose architetture
delle chiese e delle sale da concerto che contribuiscono
a creare la dimensione intima necessaria per esaltare
le emozioni di questo live.
Che "ripercussioni" avrà questa esperienza
sul vostro prossimo disco? Potete darci qualche anticipazione?
E' difficile rispondere a questa domanda anche perchè
il prossimo disco, che stiamo registrando in questo
periodo, è caratterizzato proprio dalla grande
varietà di emozioni che ha caratterizzato il
nostro cammino degli ultimi tre anni. Per cui sicuramente
ci sono, per così dire, influenze acustiche che
però non esauriscono la natura più complessa
del nostro prossimo lavoro. Per ciò che riguarda
le anticipazioni in effetti le facciamo in ogni performance
del tour attuale dove suoniamo almeno quattro canzoni
inedite che faranno parte della prossima produzione.
Più nudi di così!!!
I proventi del vostro cd live sono destinati al progetto
con i ragazzi di Al Fawwar. Di che si tratta?
Il progetto che promuovono i Radiodervish sia con il
cd live "In Acustica", sia con una serie di
concerti in tutta l'Italia destinando una parte dei
loro incassi a favore dei ragazzi di un'istituto scolastico
del campo profughi di Al Fawwar, nei territori palestinesi
occupati, nasce per diversi motivi. Il primo è
quello di una nostra volontà di fare solidarietà
attiva e concreta con l’associazione Salaam ragazzi
dell’ulivo impegnata già da tanti anni
nel sostegno e l’affidamento a distanza dei bambini
palestinesi. Il progetto specifico è quello promosso
da Salaam ragazzi dell’ulivo, ed è un programma
che si realizza nel campo profughi di Al Fawwar, il
più a sud della West Bank, a 12 km da Hebron,
e che ha come obbiettivo di proteggere i bambini nell’attuale
situazione
di emergenza e difendere concretamente il loro il diritto
al gioco e all’ascolto e alla partecipazione…all’infanzia.
La situazione di questo campo che è emblematica
per tutto il resto dei territori occupati. Il campo
profughi di Al Fawwar, come del resto tutta l’area
circostante, è soggetto da mesi ad un controllo
militare implacabile da parte dell’esercito israeliano,
e risulta praticamente indifeso davanti alle continue
e micidiali provocazioni da parte dei coloni israeliani.
La condizione di vera e propria reclusione all’interno
delle rispettive aree di residenza, risulta ancor più
intollerabile per gli abitanti di un campo profughi
come Al Fawwar: isolato da altri centri abitati, dove
c’è un’unica strada di accesso carrabile,
un insediamento di coloni israeliani e una postazione
militare alle spalle; nessuna attività produttiva
o centri di approvvigionamento dei generi di prima necessità,
servizi sanitari irraggiungibili in caso di blocco militare.
Se tale situazione condiziona pesantemente la vita dei
lavoratori adulti costretti all’inattività,
e delle famiglie che rischiano l’indigenza, risulta
tragica per lo sviluppo educativo e psicologico dei
bambini e dei ragazzi, che debbono vivere, giocare e
andare a scuola. Quindi noi speriamo di poter regalare
un po’ di sollievo e un po’ di speranza
a questi bambini augurandoci che ciò li possa
aiutare a migliore la loro difficile situazione.
Intervista: Nicola Di Molfetta
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