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Martedì 06 Gennaio 2009 - Ore: 06:22  
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 RADIODERVISH: Intervista a N. Salameh e M. Lobaccaro 

Il cammino dei Radiodervish inizia nel 1998, quando si conclude l’esperienza Al Darawish. Con quali rimpianti e con quali speranze avete elaborato questo nuovo progetto?
Il passaggio da Al Darawish a Radiodervish è stato per noi (Michele e Nabil) un evento indispensabile per liberare la creatività del nucleo compositivo a due che già era in funzione nella maggiorparte della produzione fin dalle origini della nostra vita artistica. L'essere stati protagonisti della chiusura di quella esperienza è stata quindi vissuta da noi come una vera e propria liberazione. Buona parte di quel percorso ci è naturalmente rimasto addosso anche per i suoi numerosi momenti belli e siamo contenti di esserne stati parte attiva. Il nuovo progetto non aveva speranze particolarmente diverse da quelle che animavano la vecchia formazione se non la consapevolezza che avremmo lavorato in un clima di maggiore serenità e professionalità.
Lingua vs lingua, il vostro primo cd, è un disco che incarna la natura frontaliera del gruppo. Che importanza ha avuto la Puglia, in quanto terra di confine, nell’elaborazione dei brani che lo compongono? Quali sono i luoghi che vi hanno particolarmente ispirato?
La Puglia, in quanto luogo di confine ci ha offerto in più occasioni la possibilità di toccare con mano questa sua natura di essere una frontiera, la porta d'occidente verso oriente e viceversa, l'esperienza dell'arrivo della prima nave colma di profugi albanesi dieci anni fa si è tradotta nel brano "In Prima Luce", questo ancora prima della realizzazione di "Lingua vs Lingua" a sua volta segnato da tanti episodi che riportano quest'essenza frontaliera dei Radiodervish; a questo proposito il brano "Fedeli D'Amore" riassume benissimo lo spirito del primo CD in quanto ci siamo ispirati, nella sua composizione, alla Sacra Bibbia il libro che trova radici e continuità negli altri libri sacri dell'islam e l'ebraismo che insieme al cristianesimo costituiscono gli elementi di fede di tutti i popoli che vivono sulle varie sponde del mar Mediterraneo.
Inoltre, i fedeli d'amore sono anche un gruppo di poeti vissuti tanti secoli fa, alla corte di re Federico II di Svevia ma anche alla corte di diversi regnanti arabi, che hanno lavorato spesso in segreto e contro il potere religioso oscurantista, per mantenere vivi i rapporti fra oriente ed occidente: nel nostro piccolo ci sentiamo anche noi dei "fedeli d'amore".
In effetti sono tanti i luoghi che c'hanno ispirati, luoghi reali tra i quali è sicuramente presente la Puglia in quanto nostra bellissima attuale casa, ma anche le terre di provenienza di parte di noi che sono oltre la linea dell'orizzonte, luoghi reali di bellezza struggente ma molto amari allo stesso tempo, ci sono anche dei luoghi non fisici ma fantastici che ci ispirano e che ci permettono anche di volare lontano con l'immaginazione e la creatività.
L’esperienza Radiodervish è stata contrassegnata dalla collaborazione con la cantante israeliana Noa. Cosa ha significato, per voi, realizzare attraverso la musica ciò che la politica non è ancora riuscita a fare?
L'incontro con Noa è stato fra i più particolari della nostra carriera musicale date le origini dei due personaggi al centro di questo incontro, Nabil (Palestinese) e Noa (Israeliana), due individui appartenenti a due realtà, a due popoli in conflitto tra di loro. La musica è riuscita in primo luogo a favorire un approccio lontano dai tanti pregiudizi che contrappongono palestinesi ed israeliani, ma subito dopo siamo rimasti colpiti dalla comunione dei punti di vista per quanto riguarda sia la possibilità di trovare una via d'uscita a questo conflitto sia la maniera di affrontarlo, nel senso di una pace basata sul diritto dei due popoli ad una autodeterminazione reale in due stati sovrani ed indipendenti, tutto questo ovviamente lontano dalle logiche che si sono attuate finora, basate su una pseudo "pace" che non affronta in modo pragmatico tutta una serie di problematiche. Non siamo dei politici ma dei semplici musicisti, tuttavia crediamo che la musica, sopratutto in questo caso, riesca a creare delle opportunità d'incontro di conoscenza e di confronto che spesso la politica e il pregiudizio non favoriscono affatto.
Negli ultimi mesi siete stati impegnati in un tour tutto in acustico, dal quale avete tratto un cd live. Delle session davvero suggestive che hanno lasciato il pubblico entusiasta. Voi siete rimasti altrettanto soddisfatti?
Il successo che sta riscuotendo il tour "in acustico" ci riempie di soddisfazione in quanto ci fa pensare che le nostre canzoni sono riuscite ad arrivare direttamente e, quasi intimamente, al nostro pubblico senza mediazioni artificiose bensì con arrangiamenti semplici ed essenziali. Per noi è stata una scommessa perchè ha voluto dire metterci a nudo proponendo dei brani quasi solo testo e melodia come ad esempio "Fedeli d'amore" che dalla versione rock del disco è stata proposta, diciamo noi, alla Erik Satie. Inoltre crediamo che parte della buona riuscita sia anche da attribuire agli splendidi scenari nei quali spesso ci stiamo esibendo: le meravigliose architetture delle chiese e delle sale da concerto che contribuiscono a creare la dimensione intima necessaria per esaltare le emozioni di questo live.
Che "ripercussioni" avrà questa esperienza sul vostro prossimo disco? Potete darci qualche anticipazione?
E' difficile rispondere a questa domanda anche perchè il prossimo disco, che stiamo registrando in questo periodo, è caratterizzato proprio dalla grande varietà di emozioni che ha caratterizzato il nostro cammino degli ultimi tre anni. Per cui sicuramente ci sono, per così dire, influenze acustiche che però non esauriscono la natura più complessa del nostro prossimo lavoro. Per ciò che riguarda le anticipazioni in effetti le facciamo in ogni performance del tour attuale dove suoniamo almeno quattro canzoni inedite che faranno parte della prossima produzione.
Più nudi di così!!!
I proventi del vostro cd live sono destinati al progetto con i ragazzi di Al Fawwar. Di che si tratta?
Il progetto che promuovono i Radiodervish sia con il cd live "In Acustica", sia con una serie di concerti in tutta l'Italia destinando una parte dei loro incassi a favore dei ragazzi di un'istituto scolastico del campo profughi di Al Fawwar, nei territori palestinesi occupati, nasce per diversi motivi. Il primo è quello di una nostra volontà di fare solidarietà attiva e concreta con l’associazione Salaam ragazzi dell’ulivo impegnata già da tanti anni nel sostegno e l’affidamento a distanza dei bambini palestinesi. Il progetto specifico è quello promosso da Salaam ragazzi dell’ulivo, ed è un programma che si realizza nel campo profughi di Al Fawwar, il più a sud della West Bank, a 12 km da Hebron, e che ha come obbiettivo di proteggere i bambini nell’attuale situazione di emergenza e difendere concretamente il loro il diritto al gioco e all’ascolto e alla partecipazione…all’infanzia. La situazione di questo campo che è emblematica per tutto il resto dei territori occupati. Il campo profughi di Al Fawwar, come del resto tutta l’area circostante, è soggetto da mesi ad un controllo militare implacabile da parte dell’esercito israeliano, e risulta praticamente indifeso davanti alle continue e micidiali provocazioni da parte dei coloni israeliani. La condizione di vera e propria reclusione all’interno delle rispettive aree di residenza, risulta ancor più intollerabile per gli abitanti di un campo profughi come Al Fawwar: isolato da altri centri abitati, dove c’è un’unica strada di accesso carrabile, un insediamento di coloni israeliani e una postazione militare alle spalle; nessuna attività produttiva o centri di approvvigionamento dei generi di prima necessità, servizi sanitari irraggiungibili in caso di blocco militare. Se tale situazione condiziona pesantemente la vita dei lavoratori adulti costretti all’inattività, e delle famiglie che rischiano l’indigenza, risulta tragica per lo sviluppo educativo e psicologico dei bambini e dei ragazzi, che debbono vivere, giocare e andare a scuola. Quindi noi speriamo di poter regalare un po’ di sollievo e un po’ di speranza a questi bambini augurandoci che ciò li possa aiutare a migliore la loro difficile situazione.


Intervista: Nicola Di Molfetta

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