Il
Salento è una regione nella regione. Terra ricca
di contraddizioni e di storia. Una landa selvaggia su
cui soffiano la Tramontana e lo Scirocco, che conosce
l’afa soffocante e le gelate che bruciano tutto.
Nella primavera del 1993 Pino Zimba e Lamberto Probo decidono
di mettersi in ascolto e farsi cassa di risonanza della
musicalità dirompente che il Salento racchiude
nei suoi paesaggi e nell’animo dei suoi abitanti.
Gente ricca di sferzante euforia e capace di appassionata
sensualità. Nasce
così il progetto Officina Zoè, con una missione
ancestrale: ridare vigore alle sonorità perdute
del Salento. A quelle musche che incidono, nota dopo nota,
la storia di questa terra nel Dna dei suoi abitanti. Viene
ripreso un formidabile repertorio fatto di canti di lavoro,
d’amore, di protesta e soprattutto di pizziche de
core e pizziche tarantate.
I primi lavori degli Zoè ("Terra" e "Pizzicata")
esprimono in modo magistrale il fascino inebriante di
queste musiche che incarnano il ritmo del cuore ed il
respiro della terra da cui traggono origine. Ma il capolavoro
della band salentina si chiama Sangue Vivo. Il disco prende
il nome dal film di Edoardo Winspeare del quale è
anche la colonna sonora. Dieci tracce che raccontano un
viaggio nell’esperienza della più ipnotica
percussività, intervallato dalla lieve poesia dei
cantati di Cinzia Marzo e Raffaella Aprile. La
musica degli Zoè scaturisce da un tripudio di strumenti,
quali tamburelli, nacchere, organetti diatonici, chitarre,
violini e flauti. Tutti insieme formano l’orchestra
sublime della terra del sole del mare e del vento.
Grazie agli Zoè il fenomeno della pizzica ha ottenuto
cittadinanza nell’olimpo della world music e di
lì ha dato visibilità ai racconti ed alle
vicende del Salento, estremo lembo della Puglia Solatia.
Testo: Nicola Di Molfetta Foto: Anna Nacci - Tarantula Rubra