| Berlino,
festival del cinema - 50° edizione - le fans che
attendevano Leonardo di Caprio sono tracimate in massa
verso la limousine di un altro attore: si trattava di
Nicola Pignataro, la nuova icona del cinema internazionale.
Il gossip riferisce che a seguito di questo incidente
Leo Di Caprio abbia deciso di farsi crescere i baffi.....
Non è successo, ma sarebbe potuto accadere visti
i consensi raccolti dal film fenomeno "Lacapagira"
a Berlino 2000. La capa gira nei meandri di Bari, una
città livida, dove l'asfalto è sempre
umido di pioggia, e il sole si limita a tramontare.
Forse non è esattamente così, ma quello
che accade nella città de "Lacapagira"
certamente accade ogni giorno anche a Bari. Il film
racconta di una partita di cocaina abbandonata da uno
dei cento corrieri anonimi che dall'Albania attraversano
quotidianamente l'Adriatico, il mare che unisce e divide.
Seguiremo la droga fino alla sua destinazione, ma la
storia non ha un epilogo, o meglio l'epilogo coincide
con l'inizio di un nuovo ciclo che in questa città
non si chiude mai, il giorno e la notte si confondono
come l'inizio e la fine. La baresità di questi
gesti è raccontata con immagini ben scandite
e, sebbene non veloci, capaci di dare ritmo alla narrazione.
Spicca la grande maturità degli attori. Mostri
sacri del teatro dialettale barese come Nicola Pignataro,
Mino Barbarese e l'"Anonima GR" al completo
(Dante Marmone, Tiziana Schiavarelli, ecc.), confermano
le doti già riconosciute; accanto a loro Dino
Abbrescia e Paolo Sassanelli, che hanno già esperienze
nel cinema, formano una coppia irresistibile. Attorno
ai personaggi più importanti mille comparse,
attori e non, soprattutto amici che hanno creduto istintivamente
nel progetto.
Il film premia lo sforzo corale di Alessandro Piva,
che lo ha diretto, di suo fratello Andrea che lo ha
scritto, dei tanti attori, tutti protagonisti e di una
città, Bari, che si è mostrata senza falsi
pudori così com'è, senza preoccuparsi
di essere incomprensibile a chi non sia in possesso
dei mezzi per decodificarla: la lingua innanzitutto.
Nel film si parla solo il dialetto, una lingua viva,
capace di sfumature che l'italiano non possiede. L'uso
del dialetto quindi nasce dall'esigenza di un realismo
senza compromessi e dall'impossibilità di utilizzare
altri linguaggi per descrivere situazioni
tipiche. Non si tratta solo di una coraggiosa scelta
del regista: cosa sarebbe rimasto dell'"impiccio"
di Minuicchio, il bravissimo Dino Abbrescia, se fosse
stao tradotto in italiano? Nelle proiezioni Berlinesi
anche i giornalisti italiani sono stati costretti a
ricorrere ai sottotitoli in tedesco per capire cos'è
che divertisse tanto gli altri spettatori. Il pubblico
ha gradito particolarmente il film tant'è che
nelle proiezioni aperte al pubblico si faticava a trovare
posto a sedere, ma questa non è una novità
per un film che a Bari, nel periodo natalizio del '99,
ha sbaragliato la concorrenza dei kolossals statunitensi.
Dopo il successo berlinese fioccano le richieste. I
fratelli Piva sono invitati ai talk show a raccontare
la storia del piccolo film dal grande successo e Lacapagira
sarà proiettato nei festival di mezzo mondo da
New York City a Calcutta (non sono nomi a caso). Il
successo di Berlino ha portato il fenomeno Lacapagira
all'attenzione dei distributori: così la prestigiosa
casa distribuzione "Lucky Red" di Andrea Occhipinti
ha acquistato il Film e lo ha distribuito in tutte le
sale con grandissimo successo, ovviamente sottotitolato
in italiano.
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