|
"Sergio
Rubini è tornato a casa" hanno pensato gli
ammiratori pugliesi quando dall'accento pugliese di
"Mio cognato" di Alessandro Piva, ha scritto
e diretto il suo ultimo film in Puglia. E' tornato sulle
strade pugliesi per descrivere e trasmettere la bellezza
e la drammaticità di una terra, de "La terra",
e dei suoi abitanti.
La Terra, la cui trama racconta la storia di quattro
fratelli ritrovatisi dopo la morte del padre per "spartire"
un'eredita più che pesante, una famiglia oppressa
da un usuraio, oscuro personaggio interpretato dallo
stesso Rubini è stato interamente girato tra
Mesagne, luogo in cui si ambienta principalmente la
vita quotidiana dei fratelli, Nardò e Francavilla
Fontana.
Cittadine dall'architettura in tufo del color dell'oro,
quando è giorno, o della crema quando è
sera, ritratte come cartoline lungo gli sterrati polverosi
di uliveti e masserie. La terra diventa ancora più
identificativa di una Puglia arcaica durante i primissimi
piani di croci e piedi e cappucci di una mesta processione
del venerdì santo.
Sergio Rubini, nella sua favola noir, si aiuta con la
bellezza dei campi di Mesagne a sottolineare il valore
di questa terra da "spartire" tra i fratelli,
della quale il valore e l'onore suonano come la roba
di Mastro don Gesualdo.
Viaggiare nei luoghi di questo film porta quindi a percorrere
i passi dei Messapi, popolazione del Salento preromano,
cogliendo le tracce dell'età bizantina e lasciandosi
affascinare dal Barocco, che trabocca in queste zone.
Camminare lungo il centro storico di Mesagne è
ritrovare l'emozione provata davanti al mega-schermo
e, con occhio attento, riconoscere "quel portone",
"la chiesa di Mario" (il fratello buono),
"la scuola da cui è partito il colpo mortale
a Tonino".
Mesagne riesce a riportarti nelle suggestioni del film,
lasciando però il ricordo del fascino tipico
del sud e del silenzio, non un silenzio omertoso. Di
pace e compostezza. Di storia, attraverso le pietre.
Testo : Mariella Dibenedetto
Foto : di repertorio
|